Violenza sulle donne, l'appello: ''Sono sorella di una vittima, di una ragazza che non vive più. Le leggi ora esistono, il numero ''1522' ora c'è. Aiutateci ad aiutare''
Il 25 novembre è la giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'appello di Erika Perraro perché chiunque si trovi in situazioni di sofferenza, vessazioni, violenza trovi la strada per farsi aiutare, per uscirne

TRENTO. Nel 1999 le Nazioni Unite istituiscono la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Nel millenovecentonovantanove. Per troppo tempo abbiamo girato il viso dall’altra parte. Troppe donne sono state ignorate e lasciate a loro stesse. Quasi a non essere considerate esseri umani. Oggi cade proprio quella giornata. Il 25 novembre. Una giornata dedicata alla manifestazione del popolo contro la violenza sulle donne. Una piaga sociale che purtroppo ad oggi non è ancora stata soppressa. Forse appena scalfita in superficie. Negli ultimi anni si è vista nascere e crescere un’attenzione maggiore nei confronti di questo argomento. I crimini sono diventati talmente efferati, brutali, sadici da non poter più passate inosservati.
Le istituzioni hanno iniziato a proporre in maniera piu attiva e costante iniziative per reprimere e debellare queste atrocità. Abbiamo visto un notevole passo in avanti in Italia con l’attivazione del numero unico 1522 per il sostegno delle vittime di violenza e con la legge 19 luglio 2019, n. 69 (nota come "Codice Rosso") a tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze, per atti persecutori e maltrattamenti. Una legge che nel concreto porta delle tutele del tutto inesistenti fino a tre anni e mezzo fa. Troppe vittime, troppa sofferenza, troppo dolore, troppa efferatezza. Ma chiedo a tutti: chi è a conoscenza delle effettive e concrete tutele ad oggi presenti?
Veniamo bombardati ogni giorno tramite televisione, radio, cartelloni, giornali da gossip, notizie sulla guerra, sul covid e pubblicità di prodotti di ogni sorta. Ma praticamente mai da notizie e informazioni che riguardano questa legge. Informazioni che, magari, potrebbero salvare la vita ad una donna chiusa tra le pareti domestiche dal suo aguzzino il cui unico contatto con il mondo è uno schermo. Le tutele iniziano ad essere create. Sono sorella di una vittima. Sorella di una ragazza che non vive più. Sorella di una donna che non realizzerà mai il sogno di avere il bambino che desiderava tanto. Sorella di una donna meravigliosa, buona ma troppo fragile. Sorella di una donna spaventata. Sorella di una bambina terrorizzata che subisce inerme vessazioni e violenze. Sorella di una ragazza ammazzata in modo crudele, disumano e così cruento che è impossibile da immaginare.
Eleonora Perraro, figlia di Mariangela Boscaini, Roberto Perraro. Sorella di Erika e Roberta. Eleonora Perraro è stata massacrata. Eleonora non poteva difendersi. Eleonora aveva dei morsi sul viso, Eleonora è stata strozzata. Eleonora non era più riconoscibile. Questo è stato scritto sui giornali. Nelle aule del tribunale ogni singolo aspetto del suo omicidio e delle torture subite sono stati “raccontati”. Troppo da essere scritto sui giornali. Troppo anche per noi familiari. Solo di fronte a questa tragedia che ha toccato personalmente me e la mia famiglia siamo venuti a conoscenza della suddetta legge, del numero unico della casa di accoglienza di Trento pronta ad aprire le porte a chiunque ne abbia bisogno, organizzata, funzionante, con operatori competenti ed esperti professionisti.
Ignoravamo tutti noi. Io per prima. Ascoltavo al telegiornale queste storie. Storie lontane. Storie. Che iniziavano e finivano in un servizio di tre minuti. E dopo? Il nulla. Solo macabri racconti di un momento. Racconti brutali. Racconti di un altro mondo. Incontemplabili. Il 5 settembre del 2019 queste “storie” sono arrivate da noi. Sono storie vere. Storie che possono capitare a tutti. Sorelle, figlie, amici, vicine di casa, donne che incontri ogni giorno al supermercato. La realtà è questa. Nuda e cruda. Può accadere a chiunque. Le leggi esistono, le tutele esistono. Le istituzioni si stanno finalmente attivando. Le cose possono esistere ma se non vengono fatte conoscere, che senso hanno? Tante donne hanno paura a denunciare. Tante hanno paura a confidarsi. Perché tutte vengono abitualmente pestate o/e psicologicamente torturate. E ognuna di loro sa che il confine tra la vita è la morte è un filo sottilissimo. Quasi impercettibile.
In molti, moltissimi lavorano costantemente: volontari, professionisti, medici. Da soli però possono poco. I media hanno il dovere di portare a conoscenza di tutti i cittadini (e anche potenziali rei per quanto riguarda l’aspetto delle pene) dei risultati concreti finora raggiunti. E dell’ aiuto concreto che può essere dato. Nel nostro codice penale non esiste ancora a tutt'oggi un articolo sul femminicidio. Ma la strada è iniziata. Non è solo Eleonora, è Agitu, è Giulia, è Cinzia, è Ilaria, è Valentina, è Naima, è Rosa e via di seguito, troppi i nomi da elencare. Ad oggi nel corso dell’anno corrente le vittime sono 104. Questa piaga culturale deve essere sanata. Date visibilità al problema. Portatelo nelle scuole. Fin dalle elementari. Educazione civica. Esiste ancora? No. Portatelo sui giornali, sulle televisioni, sulle locandine. Ovunque. Il 1522. Fate in modo che chi ancora è qui con noi e ancora vive possa avere una possibilità di continuare a farlo da persona libera. Aiutateci ad aiutare.
Quest’appello è rivolto a tutti. A tutti gli italiani senza differenze di alcun genere. E' rivolto alle istituzioni. E' rivolto ai nostri rappresentanti politici. Aiutateci ad aiutare. Il 25 novembre è ogni giorno.













