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| 05 lug 2023 | 10:59

''A 3 mesi dalla morte di Andrea non è cambiato nulla e nessuno ha chiesto scusa. Siamo straziati e, per favore, non chiamatelo più runner è il nostro Andrea''

La famiglia di Andrea Papi interviene a tre mesi esatti dalla tragedia di Caldes: 'E' stato il martire di un progetto politico che ora risulta fuori controllo. Basta aggressioni e basta vittime: vogliamo vivere tranquilli a casa nostra. Chiediamo forse troppo?''

TRENTO. ''Andrea è stato il martire di un progetto politico che ora risulta fuori controllo. Basta aggressioni e basta vittime: vogliamo vivere tranquilli a casa nostra. Chiediamo forse troppo?''. Così la famiglia di Adrea Papi, il papà Carlo, la mamma Franca, la sorella Laura e la fidanzata Alessia a tre mesi dalla scomparsa del loro figlio, fratello, fidanzato vittima dell'incontro avvenuto con l'orsa Jj4 e i suoi cuccioli il 5 aprile tra i boschi poco sopra Caldes durante una corsa pomeridiana. ''Sono passati tre mesi esatti dalla tragedia e, purtroppo, dobbiamo constatare che non è cambiato nulla - prosegue la famiglia del giovane -. Anzi, si continua a parlare sempre e soltanto dell’orsa, delle sue condizioni di salute, di quello che le accadrà, qualcuno ha addirittura detto che è stressata, dimenticando che noi abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo un dramma immenso e che non riusciamo a darci pace. È una vergogna quello che sta accadendo''.

 

O, meglio, quel che non sta accadendo perché in questi tre mesi, come documentato da il Dolomiti di fatto la politica locale non ha fatto nulla. Addirittura si è assistito al ritorno degli orsi tra le vie di Caldes perché nemmeno i bidoni della spazzatura sono stati sostituiti con bidoni anti orso funzionanti (ne erano spuntati due dopo i nostri articoli divelti in pochi attimi da orsi ormai abituati a trovare in quei luoghi cibo facile). Insomma nemmeno gli elementi più basilari per tentare di gestire il fenomeno. Per non parlare dell'altro elemento fondamentale, l'informazione: anche quella latita al punto che ad oggi non si ha nemmeno notizia del ''Rapporto Grandi Carnivori'' che normalmente veniva pubblicato in primavera e che serve ad avere un quadro aggiornato sulla popolazione di orsi (lupi, sciacalli, linci) in Trentino (per intenderci: si dice che sarebbero circa 120 gli orsi in Trentino ma il dato è ricavato dalle stime del report del 2022 su rilevazioni del 2021 e Fugatti stesso racconta che vuol eliminare 70 orsi ma anche lui si basa su numeri che probabilmente sono già superati dai fatti).

 

Ma se si è trovato il tempo per molteplici comparsate in Tv per dire ''guerra agli orsi'' e per aizzare le piazze gridando ''guerra agli orsi'' tolti i proclami e le grida di battaglia la politica non è riuscita nemmeno a chiedere scusa come spiega la stessa famiglia Papi. ''Nonostante il dolore e la rabbia, tuttavia, vogliamo fare alcune precisazioni - spiegano -. Intanto, non si è trattato di un incidente in montagna. Andrea non è scivolato e caduto su un sentiero in mezzo al bosco. È stata una tragedia attesa e annunciata perché, nei mesi precedenti, si erano verificate numerose altre aggressioni. Il destino, in questo caso, non c’entra nulla. Abbiamo scritto lettere al prefetto, al Parco, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che ci ha richiamato dicendo che verrà fatto tutto il possibile), al ministro della Giustizia Carlo Nordio (29 maggio, nessuna risposta), al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (5 giugno, nessuna risposta, ci hanno detto che forse arriverà una lettera). Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ci ha chiamato e poi ci ha inviato un messaggio in privato. Nessuno si è scusato o si è preso la responsabilità di quanto accaduto. Anzi, spesso riceviamo lettere sconclusionate da parte di cittadini che non fanno altro che aumentare il nostro dolore e la nostra frustrazione''.

 

''Sull’orsa - prosegue la famiglia - siamo sempre rimasti neutrali e siamo stati attaccati su tutti i fronti. Noi amiamo gli animali e non ci siamo mai dichiarati a favore dell’uccisione dell’orsa che – tra l’altro - si trova a Casteller e, di conseguenza, risulta al momento innocua. Il problema semmai sono gli altri, quelli che girano per i boschi, ma l’orsa è solo la punta di un iceberg alla cui base ci sono persone e istituzioni che hanno permesso tutto questo. Qualcuno ha firmato documenti per il ritorno dell’orso nelle nostre zone, a fronte di centinaia di migliaia di euro di contributi europei, qualcuno ha trasportato gli orsi fino a qui e, sempre a qualcuno, è sfuggito di mano l’intero progetto. “Jj4” stanziava da tempo tra il monte Peller e malga Grum e, nonostante non fosse più radiocollarata da agosto 2022, tutti erano a conoscenza dei suoi spostamenti, ma hanno sempre taciuto per evitare allarmismo e panico. Dopo le varie aggressioni hanno lasciato l'orsa scorrazzare per i nostri boschi ignorandone la grave e ben nota pericolosità. Chi si concentra solo sull’orsa però dimentica che noi, a seguito di questa tragedia, abbiamo perso chi un figlio, chi un fratello, chi un fidanzato. Vogliamo giustizia e pretendiamo che il fenomeno venga arginato. Andrea è stato il martire di un progetto politico che ora risulta fuori controllo. Basta aggressioni e basta vittime: vogliamo vivere tranquilli a casa nostra. Chiediamo forse troppo?''.

 

La famiglia si è affidata alla Giesse Risarcimento Danni con i suoi legali ed è Maurizio Cibien ad spiegare che a reintrodurre gli orsi ci hanno pensato le istituzioni. ''Nel tempo sono stati commessi errori imperdonabili: a partire dalla scelta degli esemplari di orso, abituati ad avvicinarsi ai cacciatori sloveni per il cibo e quindi cresciuti senza la paura dell’uomo. Per non parlare della sottovalutazione dei rischi, del mancato controllo circa la proliferazione della specie e i radio-collari spesso e mal volentieri non funzionanti, come quello dell’orsa che ha aggredito Andrea. Sono tutti aspetti che saranno analizzati e valutati dall’autorità giudiziaria. Noi seguiremo la vicenda con il nostro legale fiduciario e faremo in modo che emerga la verità. Dire che la famiglia è provata per quanto accaduto è un eufemismo. Ma ogni frase che leggono sul web, in cui si discute sempre e soltanto dell’orso, vero carnefice di questa terribile vicenda, è un’ulteriore pugnalata al cuore''.

 

La famiglia conclude così, con una considerazione sui cartelli sulla presenza dell’orso citati in tante occasioni. ''Nella zona in cui Andrea è stato aggredito non ce n’erano. Mentre quelli presenti, alcuni dei quali tutti arrugginiti, non sono cautelativi ma informativi: si dice, cioè, che è una zona attraversata da orsi e che, nel caso in cui li si incontrasse, ci si dovrebbe stendere a terra e proteggersi la testa con le mani. No comment. Infine, Andrea non era un runner. È stata la prima etichetta che gli hanno affibbiato i giornali. Si chiama – non “si chiamava” – Andrea Papi, e basta. Non era un corridore professionista. Ha fatto solo una gara amatoriale di corsa, in cui gli hanno scattato quella foto poi ripresa da tutti. Ma non era né federato né professionista quindi, per favore, non chiamatelo più “runner”. Grazie''.

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