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Trento
07 giugno | 06:01

“Ben 230 migranti esclusi dal sistema di accoglienza”, la denuncia degli attivisti. La replica del questore: “Seguiamo le procedure”

Secondo l’Assemblea antirazzista di Trento a molti migranti viene di fatto impedito l’accesso al sistema di accoglienza. Il questore però si dice pronto a incontrare le associazioni: “Siamo sempre aperti al confronto ma in centinaia vengono a Trento e poi spariscono”

“Ben 230 migranti esclusi dal sistema di accoglienza”, la denuncia degli attivisti
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Ben 230 migranti esclusi dal sistema di accoglienza: sono questi i numeri denunciati dall’Assemblea antirazzista di Trento. “In questo momento, solo nel capoluogo, ci sono oltre 200 persone in attesa di accedere alla procedura di asilo che vengono ostacolate e lasciate in un limbo per via dei numerosi ritardi”.

 

Va detto che conoscere il numero esatto delle persone presenti sul territorio è sempre molto complicato, ottenere il dato “reale” a livello locale è quasi impossibile. Il più delle volte si tratta di stime. Il Consiglio italiano per i rifugiati ha raccolto i dati sulle richieste di protezione internazionale presentate in Italia nel 2022, quando furono 77.195. Per avere un raffronto basti pensare che in Germania ne erano arrivate 217.735, in Francia e Spagna invece sono state rispettivamente 137.505 e 116.140.

 

Per quanto riguarda il sistema d’asilo italiano, le domande esaminate sono state 52.625: di queste il 53% sono state respinte (27.385), mentre al 12% dei richiedenti è stato riconosciuto lo status di rifugiato (6.161), al 13% sono stati concessi i benefici della protezione sussidiaria (6.770) e il 21% ha ottenuto la protezione speciale (10.865).

 

“Numeri che raccontano una realtà completamente diversa da quella comunemente percepita – commenta Roberto Zaccaria, presidente del Consiglio italiano per i rifugiati – nel nostro Paese non è in atto una crisi ingestibile, la vera emergenza è la mancanza di un impegno europeo in tema di soccorso e salvataggio in mare e di un aiuto nella gestione, questa si davvero complessa, dei flussi misti che arrivano in Italia”.

 

Anche per chi riesce ad arrivare in Italia però la strada è in salita. Da tempo gli attivisti puntano il dito contro Commissariato del Governo, Provincia di Trento e Questura accusati di aver ripreso “ad alzare delle barriere immateriali per rendere complicata la vita ai richiedenti asilo, ad esempio, quando viene chiesto loro di rendere noto il proprio domicilio”.

 

In questo maniera ai migranti viene impedito di fatto l’accesso al sistema di accoglienza. Molti di loro non riescono nemmeno a registrare la domanda per la richiesta di asilo e vengono continuamente respinti. D’altra parte com’è possibile per un migrante appena arrivato in Trentino aver un proprio domicilio? Se le domande venissero processate i migranti dovrebbero trovare alloggio in un centro d’accoglienza che diventerebbe anche il domicilio dove ricevere le future comunicazioni. Eppure tutto ciò non avviene, in altri casi servono mesi e mesi prima che una domanda venga processata.

 

Nel frattempo al confine del Brennero treni e autobus vengono setacciati alla ricerca dei migranti che vogliono lasciare l’Italia per raggiungere il Nord Europa. “Ogni treno che transita per il confine – si legge nel report pubblicato da Melting Pot e realizzato dagli attivisti di Bozen solidale – viene fermato per almeno 20 minuti e ispezionato da militari o forze di polizia (talvolta in borghese), sia austriache che italiane a seconda della provenienza del treno”. In altre parole i migranti che arrivano in Italia si trovano spesso intrappolati in un limbo burocratico. 

 

Gli attivisti ribadiscono che quella di chiedere un domicilio, come condizione per poter presentare una domanda di asilo, rappresenterebbe una prassi illegittima. “In Trentino la situazione è aggravata dal fatto che la Provincia ha bloccato i posti di accoglienza del sistema provinciale a 700, violando consapevolmente la normativa italiana”, dicono dall’Assemblea antirazzista. Inoltre, nel momento in cui le persone non possono accedere al sistema di accoglienza spesso e volentieri sono costrette a vivere per strada.

 

Dal canto suo il questore di Trento, Maurizio Improta, respinge con forza ogni accusa: “Non abbiamo nessun interesse a creare un problema ma seguiamo le procedure previste dalla legge. Allo stesso modo non possiamo accettare i falsi indirizzi che ci vengono forniti né credere che la sede di una determinata associazione sia il domicilio effettivo, altrimenti poi come rintracciamo le persone una volta che se ne vanno?”.

 

Secondo la Questura non è vero che il domicilio è incompatibile con il documento: “Dobbiamo sapere dove alloggiano i migranti sul territorio – prosegue Improta – inoltre abbiamo riscontrato una cattiva prassi, anziché seguire la procedura nella reale città di residenza, in molti arrivano in provincia di Trento perché c’è l’idea che qui sia possibile sbrigare immediatamente le pratiche”. Il risultato? “Ci sono centinaia e centinaia di persone che vengono a Trento e poi spariscono credendo che la loro pratica sia stata espletata”. L’invito che il questore rivolge alle associazioni che assistono i migranti è quello di affrontare l’argomento in un prossimo incontro: “Siamo sempre aperti al confronto” conclude Improta.

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