Dai pendolari alla stagione invernale, corsa contro il tempo sull'Alpe Cimbra: "Si pensa a senso unico alternato. Un miracolo non siano rimaste coinvolte persone"
La strada interrotta all'altezza della località Busatti è strategica per la mobilità di collegamento tra l'Alpe Cimbra e il Veneto. Il punto di Michael Rech, sindaco di Folgaria

FOLGARIA. Sono forti le preoccupazioni e le ripercussioni sull'Alpe Cimbra per l'interruzione della statale 350 in località Busatti, collegamento d'accesso principale tra gli altipiani e il Veneto. A un mese dall'avvio della stagione invernale le ripercussioni rischiano di essere molte sul fronte dell'accessibilità della montagna. Non secondari gli impatti sui pendolari.
La montagna è franata sulla statale nella notte tra sabato 4 e domenica 5 novembre, massi di grandissime dimensioni, anche più grandi di un'auto. Il materiale ha travolto tutto tra asfalto, reti paramassi e guardrail con notevoli i danni sull'infrastruttura. "La roccia è rotolata sulla verticale e ha coinvolto diversi tornanti, sono svariati i metri da ripristinare in quasi tutta la totalità", dice a il Dolomiti Michael Rech, sindaco di Folgaria. "Un intervento non banale e che richiede tempo: la competenza è provinciale, siamo in contatto con il presidente Maurizio Fugatti e con l'assessore Mario Tonina, i quali ci hanno assicurato attenzione e vicinanza".
Il cronoprogramma non è ancora definito ma i lavori sono stimati in settimane. "Prima di tutto abbiamo tirato un sospiro di sollievo perché i massi non hanno colpito qualche auto", evidenzia il primo cittadino di Folgaria. "A quell'ora la strada era trafficata e si è formata una coda, le persone erano molto scosse, si è rischiato moltissimo. E anche l'intervento dei vigili del fuoco e degli operatori non è stato semplice: si sono trovati davanti quello scenario con buio e pioggia e l'impossibilità di vedere i versanti con tutte le preoccupazioni del caso".
Ora si valutano i danni, quantificati in milioni e come procedere per la sistemazione dell'area. Le prime ripercussioni riguardano i pendolari. "Abbiamo molti residenti che si spostano nel vicentino per lavorare e viceversa. Le strade alternative comportano un allungamento dei tempi di percorrenza davvero notevoli perché si deve passare da passo Coe o da Arsiero". Da Laste Basse ci si impiega una ventina di minuti, gli altri percorsi comportano un viaggio di un'ora in più. "E non ci sono grandi possibilità alternative".
E anche in ottica stagione invernale il rischio di una partenza lenta e ricadute enormi in negativo. Il turismo di prossimità, soprattutto quello giornaliero dal Veneto, è fondamentale per l'Alpe Cimbra. "Le preoccupazioni sono alte per bar, ristoranti, alberghi e impianti. Le strade alternative sono in quota e con la neve rende ancora più complesso raggiungere le nostre località. Naturalmente si lavoro per cercare di riaprire il prima possibile".
Un evento simile a Terragnolo ha comportato l'interruzione della viabilità per circa un mese, una quarantina di giorni. Ma con l'inverno pronto a partire è una corsa contro il tempo. "Il geologo non ha evidenziato grandi problemi sulla stabilità del versante e sulle operazioni di disgaggio. Le criticità riguardano i danni con la strada fortemente danneggiata. Non escludiamo, se ci fosse la possibilità, di istituire un senso unico alternato nelle primissime fasi. Questa strada è strategica non solo per l'Alpe Cimbra, ma anche per i territori limitrofi, rappresenta la porta di accesso con il Veneto", conclude Rech.













