Manifesti di Casapound con Filippo Turetta: “Questo è il vostro uomo rieducato”. Poggio: “Offesa alla memoria di Giulia Cecchettin. Nostalgici di un mondo che non c'è più”
Il movimento di destra estrema ha affisso le gigantografie dell'assassino di Giulia Cecchettin a Roma e in diverse città italiane, con la scritta: “Ma quale patriarcato? Questo è il vostro uomo rieducato”. La sorella della vittima, Elena Cecchettin, parla sui social di un gesto “spaventoso”. La replica della prorettrice alle politiche di equità e diversità di UniTn, Barbara Poggio: “Un'azione profondamente offensiva per la memoria di Giulia Cecchettin e di tutte le donne vittime di violenza e di femminicidio”

TRENTO. Dei grossi manifesti con il volto stampato di Filippo Turetta, l'assassino di Giulia Cecchettin che proprio oggi è tornato di fronte al pm a Verona, accompagnati da una provocazione firmata Casapound Italia: “Ma quale patriarcato? Questo è il vostro uomo rieducato”. I manifesti sono apparsi ieri mattina (30 novembre) a Roma e in diverse città italiane, accompagnati sui canali del movimento di estrema destra da un intervento nel quale si parla di “decostruzione di genere” e di “deresponsabilizzazione del cittadino” in merito al brutale femminicidio di Giulia Cecchettin.
La sorella della vittima, Elena Cecchettin, ha commentato la notizia sui social parlando di un gesto “spaventoso” mentre diverse associazioni hanno chiesto di rimuovere le gigantografie. “Tappezzare i muri delle città di poster con il volto di Filippo Turetta – commenta a il Dolomiti analizzando l'episodio la prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università di Trento Barbara Poggio – è senza dubbio un'azione profondamente offensiva per la memoria di Giulia Cecchettin e di tutte le donne vittime di violenza e di femminicidio, ma di fatto risulta coerente con una retorica e una visione dei rapporti di genere tipica di vari movimenti di estrema destra”.
Casapound, come detto, ha rivendicato il gesto con un intervento sul loro sito: “In questi giorni – scrivono i militanti – stiamo sentendo continuamente parlare di Turetta come 'figlio sano del patriarcato' e di 'rieducazione' nelle scuole. Turetta è invece la conseguenza di una società che non fornisce più valori né, tanto meno, esempi. Dopo anni di decostruzione di genere, di deresponsabilizzazione del cittadino, a partire dalla scuola, cosa ci si può aspettare se non individui non in grado di affrontare una benché minima difficoltà? Si parla di rieducazione ma nelle aule scolastiche si ha addirittura paura nel dare voti negativi ai ragazzi per il rischio di 'turbarli'”.
Continua poi Casapound: “Che rieducazione ci potrà mai essere in una scuola che non rende ragazzi e ragazze in grado di affrontare difficoltà, superarle e prendersi responsabilità? Filippo Turetta, come tanti altri, sono proprio figli di quel sistema 'fluido', tanto sbandierato anche dalle femministe che ora pensano di infiammare le piazze, fondato sulla mediocrità e sul non essere piuttosto che su esempi di coraggio e virtù”. In definitiva si tratta di una prospettiva nella quale, commenta ancora Poggio: “La violenza di genere non sarebbe il frutto delle asimmetrie di genere presenti nella società, ma piuttosto la conseguenza del venir meno dell'ordine patriarcale, basato sull'onore virile e su una distinzione netta e asimmetrica dei ruoli tra donne e uomini”.
E in effetti, aggiunge la prorettrice: “In una società in cui le donne fossero chiaramente sottomesse agli uomini (scenario probabilmente auspicato da questi soggetti), non ci sarebbe neppure bisogno di ucciderle. Se Giulia Cecchettin avesse smesso di sostenere esami e di portare avanti la sua tesi e non avesse scelto di interrompere la sua relazione con Filippo Turetta, sarebbe probabilmente ancora viva. Il fatto è che in realtà il mondo di cui questi gruppi sentono nostalgia non esiste più e le giovani donne rivendicano la propria libertà e autonomia. Sono piuttosto gli uomini che dovrebbero cominciare a riflettere su se stessi e sui modelli di maschilità tossica (quell'insieme di tratti legati a maschilità socialmente regressivi che favoriscono il dominio, la svalutazione e la violenza nei confronti delle donne) di cui a volte sono portatori e che è spesso veicolata nella comunicazione pubblica e social”.


















