“Chi meritava di più di essere uccisa?”. Il sondaggio shock con le vittime di femminicidio in una chat di studenti, Zaia: “Riflettete sulla gravità delle vostre azioni”
Il sondaggio è apparso negli scorsi giorni in un gruppo Whatsapp tra studenti di una scuola superiore a Bassano del Grappa: "Ogni volta che minimizziamo, normalizziamo – scrive Women for Freedom, organizzazione umanitaria che ha dato risonanza alla notizia, pubblicata in prima battuta da Rete Veneta –. Ogni volta che perdoniamo in silenzio, legittimiamo”

BASSANO DEL GRAPPA. “Tema femminicidio: chi si meritava di più di essere uccisa?”. Il vergognoso 'sondaggio' è apparso negli scorsi giorni in un gruppo Whatsapp tra studenti di una scuola superiore a Bassano del Grappa, nel Vicentino. Tre le vittime citate dall'autore: Giulia Tramontano, Mariella Anastasi, Giulia Cecchettin. La notizia, pubblicata in prima battuta da Rete Veneta, è stata ripresa negli scorsi giorni da Women for Freedom, organizzazione umanitaria nata per aiutare donne, bambine e bambini in condizioni di emergenza, e sta ovviamente facendo discutere.
“E' difficile credere che una chat simile possa davvero esistere – scrive il presidente della Regione Veneto Luca Zaia –. Quanto emerso suscita sgomento e solleva interrogativi profondi sul percorso che ancora resta da compiere per contrastare la violenza di genere e promuovere una cultura del rispetto. Non sono un giurista, ma se dalle indagini dovessero emergere profili penalmente rilevanti, mi auguro che siano adottati tutti i provvedimenti previsti".
"Episodi come questo - continua - rappresentano un segnale allarmante e impongono una riflessione seria. E' essenziale che, a partire dalla scuola, si promuova un'educazione ai valori fondamentali della convivenza civile e del rispetto dell'altro. Ai ragazzi coinvolti rivolgo un invito a riflettere sulle proprie azioni, a prendere consapevolezza della gravità di quanto accaduto e ad assumersi la responsabilità del cambiamento. Le parole, anche quando pronunciate in contesi virtuali, hanno un peso e possono generare conseguenze molto reali".
“E' difficile persino scriverlo. È difficile crederci – sono le parole di Women for Freedom nel commentare l'accaduto –. Perché questa non è solo una bravata di cattivo gusto. Non è una battuta fuori luogo, ma una mancanza totale di empatia. È uno specchio rotto in cui si riflette una parte della nostra società che ancora non capisce, o non vuole capire, quanto sia profonda la ferita del femminicidio. Giulia Cecchettin è stata uccisa con 75 coltellate. Aveva appena qualche anno più dei ragazzi che ora scherzano su tragedie come la sua. Aveva sogni, amici, una famiglia. Come li aveva Giulia Tramontano, incinta di sette mesi. Come li aveva Mariella Anastasi, bruciata viva”.
“E non basta – continua l'organizzazione – dire 'sono ragazzi', perché chi crea un sondaggio del genere sa benissimo che sta ferendo. Sta scegliendo di calpestare il dolore. Sta, in qualche modo, giocando con la morte degli altri. E chi risponde, chi ride, chi sta zitto, è parte del problema. Ogni volta che minimizziamo, normalizziamo. Ogni volta che perdoniamo in silenzio, legittimiamo. Ogni volta che archiviamo, contribuiamo a costruire una società in cui il femminicidio non è un allarme sociale, ma una voce in più nella cronaca nera. Non serve la rabbia. Serve il coraggio di guardarci dentro. Di chiederci come mai un adolescente oggi si sente legittimato a scherzare su un femminicidio. Cosa non stiamo insegnando, trasmettendo, proteggendo?”.
“E' più che mai urgente – conclude Women for Freedom – parlare di educazione al rispetto non come 'argomento sensibile' da trattare in un'ora buca, ma come priorità assoluta. È il momento di ascoltare davvero le ragazze che in quella classe, dopo aver visto quel messaggio, si sono sentite piccole, vulnerabili, impaurite. Non possiamo tacere. Perché il silenzio è il miglior alleato della violenza”. Come riporta Adnkronos, il ragazzo autore del sondaggio avrebbe chiesto perdono per l'errore commesso in una lettera, spiegando di aver agito senza pensare e di aver compreso in fretta la gravità del fatto.













