Sbranata dal Pitbull i padroni si giustificano: ''Non aveva mai fatto male a nessuno'', l'esperta: ''Si dice sempre così, dopo. Serve più educazione cinofila''
Diana Lanciotti fondatrice del Fondo Amici di Paco da tempo impegnata anche sul fronte della cultura cinofila interviene all'indomani della tragedia di Pavia dove una donna di 86 anni è stata uccisa da un Pitbull divincolatosi dalla proprietà in cui si trovava: ''Un cane è un cane, non una bella statuina, e l’imprevedibilità di certe reazioni deve essere sempre contemplata. Soprattutto quando si ha a che fare con razze (o non razze…) che quando partono all’attacco nessuno le ferma''

PAVIA. ''Non ha mai fatto del male a nessuno, dicono. Certo… e vi sembra una giustificazione? Inutile che gli appassionati di certe razze (e non razze, come è il caso del Pitbull, non riconosciuto dall’Enci come razza ufficiale) mi raccontino che il loro Rambo e il loro Furia sono in realtà docili cagnolini coccolosi più inoffensivi di un peluche. Sarà vero nel 99% dei casi e delle circostanze, ma come facciamo a mettere la mano sul fuoco che un cane appartenente a razze (o non razze…) selezionate per difendere, combattere, attaccare, si comporti sempre come un tenero agnellino?''. Questo il commento di Diana Lanciotti fondatrice del Fondo Amici di Paco associazione nazionale per la tutela degli animali, da tempo impegnata anche sul fronte della cultura cinofila come requisito fondamentale per una convivenza serena con i nostri quattro zampe e autrice di molti libri sugli animali.
L'analisi arriva all'indomani delle tragedia di Pavia dove una donna anziana è stata azzannata e uccisa da un Pitbull. I fatti sono noti: la signora stava passando davanti alla casa dove si trovava il cane e in quell'istante il cancello si è aperto perché stava arrivando il padre del padrone con la macchina. Il Pitbull si è fiondato fuori non curandosi del padrone che cercava di tenerlo all'interno ed ha assalito la signora che è caduta a terra ed è rimasta vittima del morso del cane che l'ha stretta alla gola. ''Evito sempre di commentare a caldo fatti di questo tipo per non rischiare di lasciarmi trascinare dall’emotività. E nel frattempo mi informo per farmi un’idea più completa sull’accaduto. Stamattina - spiega Lanciotti - mentre raccoglievo informazioni sulla tragedia di Pavia, sono incappata in un video che riportava l’intervista a caldo (così a caldo che l'intervistato indossa ancora la felpa imbrattata di sangue) all’uomo che ha aperto il cancello e con aria quasi distaccata racconta com’è avvenuto il fatto. Sia lui che il figlio, presente all'intervista ma defilato, affermano che il cane non aveva mai fatto del male a nessuno. E ci mancherebbe. Stavolta, trasgredendo all’abitudine di non commentare fatti appena accaduti, non posso evitare di chiedermi perché quei due avessero un Pitbull se poi non hanno saputo osservare le indispensabili misure di prudenza''.
Quindi la riflessioni sul fatto che soprattutto quando si ha a che fare con certe razze sia necessario essere all'altezza della situazione. ''E quella volta che gli salta la mosca al naso (prima o poi succede a ogni cane, ma mentre se salta a un Barboncino tutt'al più ci scappa un morso e qualche punto di sutura, se salta al cane col morso d'acciaio ci scappa purtroppo il morto) cadiamo da Marte. Ma come? Non l'ha mai fatto prima. Al di là del dolore per una vita spezzata, queste cose mi fanno arrabbiare perché poi ci vanno di mezzo tutti gli altri cani, di qualunque razza e non razza, e tutti a gridare al lupo, al cane cattivo, a invocare misure restrittive, patentini, divieti, obblighi, liste di proscrizione. E quando vai in giro con un cane di una spanna più alta di un Chihuahua tutti ti guardano in cagnesco come se portassi a spasso una tigre al guinzaglio. L’irresponsabilità di pochi - prosegue l'esperta - si riversa, anzi si abbatte, ancora una volta su tutti coloro che scelgono, allevano e gestiscono i propri cani secondo prudenza e buon senso, senza mai dimenticare che un cane è un cane, non una bella statuina, e che l’imprevedibilità di certe reazioni deve essere sempre contemplata. Soprattutto quando si ha a che fare con razze (o non razze…) che quando partono all’attacco nessuno le ferma. A meno che non si tratti dell’istruttore cinofilo superpreparato che sa come gestire certi cani. Ma ci scommetto che nessuno di quei due sprovveduti, che parlano della tragedia come se non li riguardasse, ha la minima preparazione per saper gestire un Pitbull. Forse neppure un Barboncino''.
''Una tragedia assurda - conclude Lanciotti - evitabile, che farà scrivere fiumi di inchiostro e susciterà mille interrogativi, quando basterebbe una domanda, una sola: ma perché quei due avevano un Pitbull? Succederà ancora, se non capiremo l'importanza di una cultura cinofila che inizi a essere impartita già a scuola, per aiutarci a capire un mondo non ancora sufficientemente conosciuto, quello dei cani e degli animali in genere, nonostante la diffusione sempre più ampia di cani nelle nostre case. Una presenza a cui spesso non si accompagna un adeguato livello di conoscenza ed educazione. Non solo dei cani, ma anche nostra''.














