“Sulla pista da bob decida il Cio: lo sport non c'entra più niente, la questione sta diventando sempre più imbarazzante per il nostro Paese”
L'appello delle associazioni ambientaliste a Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico internazionale: “Assoluta confusione e approssimazione nella gestione della vicenda della pista da bob per i Giochi olimpici invernali 2026. Le chiediamo di risolvere questa imbarazzante situazione confermando la scelta di una sede già esistente fuori dall'Italia”

CORTINA D'AMPEZZO. “La questione della pista di bob per i Giochi olimpici del 2026 sta diventando sempre più imbarazzante per il nostro Paese. La battaglia ha assunto toni esclusivamente politici, in un clima di confusione, approssimazione, cambi di idee continui nonostante i Giochi siano sempre più vicini; lo sport non c'entra più niente”. Queste le parole di un folto gruppo di associazioni ambientaliste dopo la proposta, rilanciata negli ultimi giorni dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini (Qui Articolo), per la realizzazione dell'impianto a Cortina (nonostante il 'no' arrivato nelle scorse settimane direttamente dal presidente del Coni, Giovanni Malagò).
“Per questo – scrivono Italia Nostra nazionale (insieme alla sezione Veneta e Bellunese), Mountain Wilderness Italia, Comitato Civico di Cortina d'Ampezzo, Gruppo promotore Parco del Cadore, Ecoistituto del Veneto Alex Langer e Perlatrestrade Dolomiti – ci appelliamo nuovamente al Comitato olimpico internazionale, che solo poche ore prima della cabina di regia del 5 dicembre (nel corso del quale Salvini ha rilanciato l'opzione Cortina, ndr) aveva ribadito l'importanza di andare all'estero per le gare di scivolamento, chiedendogli di risolvere questa imbarazzante situazione confermando la scelta di una sede già esistente fuori dall'Italia”.
In un appello rivolto direttamente al presidente del Cio, Thomas Bach, le associazioni parlano di un'assoluta “confusione e approssimazione” nella gestione della vicenda dopo la rinuncia alla ricostruzione dello sliding center di Cortina da parte di Malagò. “Una decisione – ribadiscono gli attivisti – ragionevole e di buon senso se si considera l'impossibilità di realizzare la pista entro le scadenze stabilite, i costi esagerati per la costruzione e i costi insostenibili per la gestione dell'impianto, a carico del Comune di Cortina, e soprattutto l'insostenibilità ambientale del progetto mai sottoposto alle valutazioni ambientali Vas, Via e Vinca”.
“Tale decisione – si legge nel documento inviato al presidente del Cio – se accolta con sollievo dalle associazioni ambientaliste e dagli abitanti di Cortina, ha tuttavia suscitato polemiche da parte del sindaco, del presidente della regione Veneto e del mondo dell'imprenditoria turistica e industriale bellunese, veneta e nazionale. Ora, man mano che i giorni passano, cresce la confusione e non si placano le polemiche. Il presidente della regione Veneto non si rassegna ancora alla perdita delle gare di Bob a Cortina e chiede una redistribuzione di tutte le competizioni del programma olimpico”.
Nel frattempo invece dal Piemonte si rilancia l'ipotesi Cesana Torino 2006 e tutte le ipotesi prospettate, dicono le associazioni: “Ritornano all'ordine del giorno e vengono sostenute alternativamente dalle varie autorità competenti con argomentazioni estemporanee e con grossolane imprecisioni od omissioni circa le ipotesi di spesa, salto altrettante smentite totali o parziali che creano disorientamento. L'ultima dichiarazione del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini dopo la cabina di regia del 5 dicembre ha spiazzato tutti, compreso il ministro dello Sport Andrea Abodi, rilanciando l'ipotesi di Cortina, con un progetto ridimensionato, che è ancora allo studio, mentre mancano meno di 800 giorni all'inizio del Giochi”.
Tutto questo tira e molla, concludono le associazioni: “Sta danneggiando l'immagine del Coni e soprattutto del Cio. Ormai non c'è più tempo per realizzare la nuova pista di Cortina e neppure per riqualificare quella di Cesana. Le chiediamo pertanto di risolvere questa imbarazzante situazione confermando la scelta di una sede già esistente fuori dall'Italia”.













