Tra igienizzante e pioggia era scivolata nel triage Covid infortunandosi, 3 dirigenti Apss rischiano il processo: “Mancavano i tappeti antiscivolo”
Dopo l’infortunio dell’infermiera, avvenuto nel mezzo dell’emergenza Covid, è stata aperta un’indagine ma a valutare l’operato dell’Azienda sanitaria è stato chiamato l’Uopsal che dipende proprio dall’Apss. Tre dirigenti però sono stati denunciati e rischiano di andare a processo per lesioni personali colpose con violazione della normativa antinfortunistica

TRENTO. Aprile 2020, siamo nel pieno dell’emergenza pandemica legata al Covid-19 e gli ospedali sono “assediati” dal virus. Per cercare di non propagare l’infezione si studiano nuove procedure. All’ospedale Santa Chiara di Trento per esempio, come in moltissimi altri presidi sanitari, viene allestita dall’Apss una tendo-struttura per effettuare il triage preliminare all’esterno. In questo modo si cercava di sapere in anticipo se chi entrava nell’ospedale fosse positivo al Covid-19.
È proprio durante un turno di servizio al triage che un’infermiera (con oltre trent’anni di esperienza) scivola e nella caduta si frattura un polso. Quel giorno pioveva e secondo la stessa il pavimento della struttura sarebbe stato reso scivoloso dalla pioggia e dall’igienizzante caduto a terra. L’infortunio impedirà all’infermiera di tornare al lavoro per oltre 40 giorni. L’Inail parla di una frattura scomposta con una menomazione pari all’8% e conferma che il tipo di infortunio è compatibile con la caduta.
A questo punto però, ritenendo di essere stata danneggiata da una serie di negligenze, l’infermiera (tramite l’avvocato Giovanni Guarini) sporge denuncia e sul registro degli indagati finiscono alcuni dirigenti dell’Azienda sanitaria trentina. L’accusa è quella di lesioni personali colpose con violazione della normativa antinfortunistica. È così che sull’infortunio viene aperta un’indagine, affidata all’Uopsal che però fa riferimento alla stessa Azienda sanitaria. Quest’ultima una prassi che andrebbe evitata dal momento che una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo afferma che “le indagini devono essere svolte da un’autorità indipendente e imparziale rispetto a quella cui afferiscono i soggetti coinvolti”. In altre parole in questo specifico caso si sarebbe potuto scegliere un’autorità diversa dall’Uopsal.
Ad ogni modo dall’indagine dell’Uopsal emerge che all’interno della tendo-struttura era stato posizionato un semplice telo “dima”, lo stesso che in genere rimane a contatto con il terreno. Come già detto quel giorno pioveva e anche dall’indagine emerge come questa circostanza potrebbe aver favorito l’infortunio. Secondo la tesi della difesa la misura di prevenzione che avrebbe evitato l’infortunio, cioè il posizionamento di un tappeto antiscivolo, è arrivata solo dopo l’evento. Inoltre anche lo stesso Documento di valutazione dei rischi sarebbe stato aggiornato con il pericolo di “scivolamento su superfici bagnate” solo in un secondo momento. Tanto più che al momento dell’infortunio non c’era nemmeno un cartello che indicasse il pericolo di “pavimento bagnato”.
Il fatto è che secondo l’Uopsal, siccome non ci sono testimoni che hanno assistito all’infortunio (l’altra infermiera presente era girata di spalle) non sarebbe possibile confermare la modalità e la causa della caduta. Per lo stesso ispettore del lavoro però “senza dubbio, l’ipotesi di uno scivolamento può risultare plausibile”. Infine, sempre per l’Uopsal, il fatto che dopo l’infortunio sia stato installato un tappeto antiscivolo e che il Documento di valutazione dei rischi sia stato aggiornato solo nell’ottobre 2021 non rappresenterebbero delle prove per dimostrare la negligenza dell’azienda sanitaria.
Eppure l’infermiera di fatto è una di quelle operatrici che si è trovata in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza Covid e che ha dovuto fare i conti con le poche protezioni a disposizione. In molti ricorderanno la “corsa” alla mascherine e ai vari Dpi nel momento in cui le autorità sanitarie si resero conto di essere impreparate ad affrontare la pandemia. Un’impreparazione che in molti hanno pagato con la loro salute.
Tornando invece alla vicenda giudiziaria, la Procura sembrerebbe aver accolto le tesi dell’Uopasl presentando una richiesta di archiviazione, l’infermiera però, tramite il suo avvocato, si è opposta. A questo punto sarà un giudice a stabilire se il processo prenderà piede o meno.












