A Trento per non dimenticare Prijedor: fasce bianche per la pace e per le migliaia di vittime
L’iniziativa è come sempre firmata dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, dall’Associazione Trentino con i Balcani, dall’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo e da Unimondo

TRENTO. Ricordare i troppi morti ancora dimenticati della folle guerra nella Bosnia Herzegovina e di tutte le guerre successive e attuali. Anche a Trento si celebra oggi la “Giornata Internazionale delle fasce bianche” con una manifestazione che si terrò alle 17,30 in via Belenzani nel cortile interno di Palazzo Thun.
L’iniziativa è come sempre firmata dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, dall’Associazione Trentino con i Balcani, dall’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo e da Unimondo. Al loro fianco ci saranno altre associazioni e semplici cittadini.
“Come ogni anno – viene spiegato dagli organizzatori - metteremo al braccio le fasce bianche, simbolo silenzioso e potente della nostra voglia di denunciare l’ipocrisia del dopoguerra, della nostra voglia di ricordare a tutti come la fine di una guerra spesso non sia l’inizio della Pace. Perché dove non c’è pace non ci sono diritti, giustizia, equità economica, democrazia”.

Contemporaneamente all'iniziativa a Trento, migliaia di persone saranno in piazza a Prijedor, la città della repubblica Srpska – la parte serba della Bosna Herzegovina –, dove tutto è iniziato il 31 maggio del 2012. Quel giorno, Emir Hodžić, un ragazzo giovane, decise che si doveva fare qualcosa. Si mise al braccio una fascia bianca e solo, in piedi, nella piazza del municipio, rimase zitto, per denunciare l’assordante silenzio delle autorità di Prijedor. Voleva si condividesse il ricordo di quello che era accaduto vent’anni prima, il 31 maggio 1992. Quel giorno, a Prijedor, era arrivato l’odio. Le autorità serbe obbligarono tutti i cittadini non-serbi a mettere uno straccio o un lenzuolo bianco alle finestre di casa e una fascia bianca al braccio. Così, iniziò la tragedia. In pochi mesi 31.000 civili di Prijedor, tutti rigorosamente non serbo – ortodossi, vennero rinchiusi nei lager. 53.000 persone furono vittime di persecuzione e deportazione. Quelli uccisi furono 3.173: 102 erano bambini.
È, quindi, una protesta potente, che ha contagiato centinaia di città europee.














