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Belluno
22 dicembre | 09:54

Alunni senza pranzo in mensa: “Il Comune intervenga con la ditta. I bambini non possono pagare le negligenze degli adulti”

Parla il presidente del Consiglio d'istituto dell'Istituto Tina Merlin, dove otto bambini sarebbero rimasti senza pranzo durante il servizio mensa: “L'indignazione dei bellunesi è palpabile e sacrosanta. Lo testimoniano le numerose offerte di solidarietà economica che la scuola ha raccolto in questi giorni tramite la dirigente e il sottoscritto. Speriamo l'amministrazione sia all'altezza della sensibilità della città che è chiamata a servire”

Alunni senza pranzo in mensa: “Il Comune intervenga con la ditta

BELLUNO. Bimbi senza pranzo alle elementari del Comprensivo Merlin, a Belluno, parla il presidente del Consiglio d'Istituto Paolo Bello: “L'indignazione dei bellunesi è palpabile e sacrosanta. Speriamo l'amministrazione sia all'altezza della sensibilità della città che è chiamata a servire”. Il caso era emerso negli scorsi giorni, quando otto bambini della primaria non si sarebbero visti servire il pasto durante il servizio mensa: la società di ristorazione che si occupa di sfamare gli alunni avrebbe infatti deciso di interrompere l'erogazione, dopo ripetuti avvisi, in quanto le famiglie dei bimbi interessati non avrebbero pagato la retta prevista (Qui Articolo).

 

Una situazione che ha colpito particolarmente la comunità e che ha portato a un comunicato ufficiale dell'Amministrazione comunale: “La problematica è nota e da tempo è all'attenzione di questa amministrazione – aveva spiegato il sindaco di Belluno, Oscar de Pellegrin –. Da mesi stiamo lavorando per trovare soluzioni concrete, nel rispetto delle regole e con il massimo impegno a tutela dei bambini e delle loro famiglie alle quali è stato proposto un percorso di supporto attraverso i servizi sociali”. A chi si era scagliato contro l'Amministrazione sulla vicenda il primo cittadino aveva poi detto di lasciare fuori dalla questione “le divergenze politiche”, parlando di “squallida strumentalizzazione dei fatti” e di una “brutta pagina di opposizione politica da parte di chi, invece, dovrebbe concorrere al bene della nostra città e collaborare alla gestione della cosa pubblica”.

 

Parole alle quali fa ora riferimento Bello, in un intervento (che riportiamo sotto integralmente) nel quale si sottolinea: “La situazione è nota da tempo, dice il sindaco: com'è possibile allora che sia stato permesso alla ditta di sospendere i pasti ad alcuni bambini? Se vi sono condizioni di indigenza o di povertà sociale, culturale o economica interviene la comunità civile tramite l'azione di chi la amministra. Non si aspetta che le famiglie chiedano aiuto, anche perché potrebbero non essere in grado di farlo; si interviene comunque, al pari delle altre situazioni di disagio”. Ecco le sue parole.

Ho letto con dispiacere e disappunto le dichiarazioni del Sindaco riportate sulla stampa nella giornata del 20 Dicembre.

 

In questa vicenda abbiamo bisogno di punti fermi come giustamente asserisce il Vescovo di Belluno. E il punto fermo è l’attenzione ai più piccoli. I bambini non possono pagare le negligenze degli adulti, siano essi i propri familiari, siano la goffaggine delle istituzioni.

 

La situazione è nota da tempo - dice il sindaco. Allora mi chiedo e gli chiedo: com’è possibile che sia stato permesso alla ditta di sospendere i pasti ad alcuni bambini?

 

Abbiamo un sistema di welfare costruito nel tempo che impedisce di arrivare a situazioni di questo tipo.

 

Se vi sono condizioni di indigenza o di povertà sociale, culturale o economica interviene la comunità civile tramite l’azione di chi la amministra. Non si aspetta che le famiglie chiedano aiuto, anche perché potrebbero non essere in grado di farlo; si interviene comunque, al pari di altre situazioni di disagio (come i numerosi casi afferenti ai servizi di Tutela dei Minori).

 

Il comune intervenga con la ditta la quale per contratto non può sospendere i pasti anche in caso di insolvenza; intervenga in modo risolutivo, non solo momentaneo come ha fatto nei due giorni precedenti le vacanze. Si faccia carico di queste situazioni (il comune rimane titolare del servizio che per di più è rivolto a minori), eventualmente copra l’insolvenza e successivamente recuperi il credito qualora scoprisse che le famiglie non versano in condizioni di indigenza. Cosa che i servizi, non la scuola, possono e devono verificare.

 

L’indignazione dei bellunesi è palpabile e sacrosanta. Lo testimoniano le numerose offerte di solidarietà economica che la scuola ha raccolto in questi giorni tramite la dirigente e il sottoscritto.

 

Speriamo l’amministrazione sia all’altezza della sensibilità della città che è chiamata a servire”.

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