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Trento
05 luglio | 11:05

"Chico Forti voleva l'aiuto della 'ndrangheta per mettere a tacere Travaglio e Lucarelli", dopo il racconto di un detenuto la procura apre un fascicolo e scattano le indagini

La presunta richiesta a un detenuto accusato di rapporti con l'organizzazione mafiosa, ma l'uomo ha raccontato tutto ed è partita la segnalazione alla Procura

VERONA. "Parla con i tuoi amici per mettere a tacere Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli ed anche una terza persona".

 

È questa l'incredibile richiesta che l'ergastolano Chico Forti, rinchiuso nel carcere di Verona dopo il suo rientro in Italia, avrebbe fatto ad un altro detenuto che si trova lì in quanto accusato di truffa e rapporti con una struttura delocalizzata della 'ndrangheta.

 

Questo in cambio di "futuri favori" da rendere nel momento in cui il trentino - condannato nel 2000 all'ergastolo in Florida per l'omicidio di Dale Pike -  e stante al racconto dell'interlocutore "otterrà l'annullamento della condanna e potrebbe candidarsi persino con il centrodestra".

 

La richiesta è però presto uscita dalle mura del carcere di Montorio - a riportare la notizia è il Fatto Quotidiano – dal momento che il suo interlocutore, la cui conoscenza sarebbe avvenuta in quanto Forti sarebbe "assiduo frequentatore delle sue spaghettate in cella", ha raccontato il tutto ad un garante dei diritti dei detenuti, richiedendo inoltre di avvertire il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, essendosi preoccupato per la sua incolumità, per quella della collega Selvaggia Lucarelli e dell'altra persona.

 

La vicenda è stata quindi segnalata alla Procura di Verona, con il procuratore capo Raffaele Tito che ha aperto un fascicolo "modello 45" senza indagati ne reati e delegato le relative indagini al nucleo investigativo dei carabinieri, che hanno ascoltato i primi testimoni.

 

E qui è arrivata la conferma del racconto del detenuto da parte del garante dei diritti e anche dell'uomo che avrebbe ricevuto la richiesta da Chico Forti, che ha specificato come questa sarebbe stata respinta.

 

La vicenda è stata poi confermata anche da un secondo detenuto che sarebbe stato presente nel momento in cui è avvenuto il dialogo tra l'ergastolano trentino e il suo "compagno di spaghettate".

 

A quel punto la relazione dell'arma è stata inoltrata al Tribunale di Sorveglianza, al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e anche alla Procura di Torino che si sta occupando delle indagini sul detenuto accusato di avere rapporti con l'organizzazione mafiosa: tutto ciò per esigenze di sicurezza delle tre persone potenzialmente in pericolo, tra cui i due giornalisti.

 

Per comprendere meglio la situazione, che verrà ora approfondita dalle autorità competenti - sottolineando nuovamente il fatto che Chico Forti al momento non è iscritto per alcun reato - va ricordato che all'arrivo in Italia dell'ergastolano trentino il Fatto Quotidiano aveva aperto con il titolo "Benvenuto Assassino" (articolo qui), criticando duramente anche le modalità di accoglienza della premier Giorgia Meloni ("Spot per Meloni, la premier onora Forti, che la elogia al Tg1") che a detta della testata gli avrebbe "riservato un'accoglienza da capo di Stato dopo aver ucciso un uomo a sangue freddo''.

 

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