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Lavoro, quasi 11.500 i disoccupati in Alto Adige: “Oltre 2mila sono donne con figli piccoli che si sono dimesse. In totale 4 disoccupati su 10 sono di lunga durata”

Gli ultimi aggiornamenti al 15 di agosto 2023: aumentati di poco più di 300 unità i disoccupati in Provincia di Bolzano. L'assessora Amhof: “Indispensabili servizi di politica del lavoro di qualità”

Foto d'archivio
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Di F.S. - 19 aprile 2024 - 16:47

BOLZANO. Aumenta di quasi 320 unità, da 11.165 a 11.483, il totale dei disoccupati in Alto Adige dal 2022 al 2023: è questo, in estrema sintesi, il bilancio dell'ultimo report realizzato dall'Osservatorio mercato del lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, che sottolinea come, al 15 agosto dello scorso anno (la data di riferimento è stata scelta per escludere il più possibile le forme di disoccupazione dovute a fattori congiunturali e stagionali) ben quattro su 10 di questi disoccupati lo fossero da più di 12 mesi, venendo quindi considerati di lunga durata.

 

Al centro dell'analisi, dice la Provincia, oltre ai risultati del report anche le cause della disoccupazione in un territorio, come quello altoatesino, ad elevata domanda di forza lavoro, nel particolare momento congiunturale, tra l'altro, in cui l'occupazione è al suo livello più alto. “Quasi due terzi dei disoccupati registrati – spiegano le autorità – sono donne, tra le quali oltre 2mila con figli piccoli che si sono dimesse 'volontariamente' per problemi di conciliazione vita-lavoro e che possono ricevere l'indennità di disoccupazione per un massimo di due anni”.

 

La percentuali di uomini disoccupati registrati è, di conseguenza, poco superiore ad un terzo: “Sette disoccupati iscritti su dieci hanno la cittadinanza italiana, uno su dieci proviene da un Paese europeo non Ue e poco più di uno su dieci da un Paese extraeuropeo; 83 disoccupati su 100 sono residenti in Alto Adige. Alla luce della data di riferimento scelta, sono degni di nota i settori di provenienza dei disoccupati: poco più di un quarto (26,2%) precedentemente era impiegato nel turismo, un quinto (21,9%) negli altri servizi, il 16,6% non aveva mai lavorato in Alto Adige e il 12,3% aveva lavorato in precedenza nel commercio. Il settore pubblico svolge un certo ruolo con il 10,2%”.

 

“Solo nel 2023 – dice l'assessora provinciale al lavoro Magdalena Amhof – il Servizio mercato del lavoro ha concluso 25mila patti di servizio con persone in cerca di lavoro. Un contributo concreto per aumentare l'occupabilità di queste persone. Vista la forte competizione per ogni singolo lavoratore, dobbiamo fornire alle nostre imprese e alle persone in cerca di lavoro una mediazione al lavoro di qualità. Sono in costante dialogo con il Servizio per contribuire a lanciare nel più breve tempo possibile nuovi servizi per i disoccupati e per le aziende. Perché una cosa sono le dichiarazioni di intenti, un'altra è l'attuazione concreta di servizi e misure”.

 

Interessante notare come i disoccupati registrati nel Centro di mediazione al lavoro di Bolzano differiscano strutturalmente da quelli registrati negli altri centri della Provincia: “Sono più anziani – dicono ancora le autorità – e più spesso maschi rispetto alla media provinciale. Inoltre, la percentuale di iscritti non residenti (18,3%), di cittadini di Paesi europei non UE (10,5%) ed extraeuropei (14,6%) è la più alta. A differenza di quanto avviene a livello provinciale, nell'area di competenza del CML Bolzano, gli "Altri servizi" sono il settore da cui proviene il maggior numero di disoccupati (25,2%). Sono più di quelli provenienti dal settore alberghiero-ristorativo (20,4%). Anche la quota di disoccupati registrati che non hanno mai lavorato in Alto Adige è superiore alla media nel CML Bolzano. Degli 11.483 disoccupati registrati al 15 agosto 2023, 4.884 (42,5%) sono disoccupati di lunga durata, in quanto hanno ottenuto il loro status di disoccupazione più di un anno prima. In questa categoria ricadono a livello provinciale 944 madri di bambini piccoli, pari al 19,3%. Con 2.927 persone, il CML di Bolzano si occupa di quasi il 60% dei disoccupati iscritti da più di 12 mesi”.

 

In generale la problematica è la stessa che, da tempo, segnalano gli esperti: domanda e offerta faticano ad incontrarsi. “In Alto Adige – spiega Stefan Luther, direttore del Servizio mercato del lavoro – dobbiamo partire da un principio di base. A differenza di alcune regioni italiane, non abbiamo quasi nessuna disoccupazione che possa essere attribuita a una debolezza generale della domanda di forza lavoro. La nostra disoccupazione, se non è stagionale o frizionale, ovvero riconducibile a situazioni di cambio attività, è dovuta al fatto che domanda e offerta faticano ad incontrarsi. In concreto: disoccupati e imprese si conoscono troppo poco, non sono sufficientemente in sintonia”.

Uno dei compiti principali dei Centri di mediazione lavoro è proprio quello di favorire il reperimento di forza lavoro pronta per il mercato del lavoro, offrendo dove necessario misure di formazione, tirocini e tutoraggio: “Tuttavia – scrive ancora la Provincia – anche le aziende devono essere disponibili a superare alcuni potenziali ostacoli come gli orari di lavoro che non sempre sono compatibili con le esigenze personali di lavoratori e lavoratrici”. Una sfida, secondo Luther, è rappresentata dai cosiddetti problemi di matching territoriale: non è pensabile pretendere che tutti i disoccupati siano disposti a pendolare su medie e lunghe distanze. Anche le limitazioni di salute giocano un ruolo importante, soprattutto per le persone meno giovani.

 

"Riguardo questi ambiti – spiega il direttore – dobbiamo sviluppare ed adattare nuovi concetti". Se da un lato l'offerta di forza lavoro, ovvero i lavoratori disoccupati, deve aumentare la propria occupabilità, dall'altro anche la domanda di forza lavoro (i datori di lavoro con posti di lavoro vacanti) deve apportare cambiamenti e adattarsi. "Perché ci stiamo avvicinando a uno stato di carenza di manodopera – aggiunge Luther –. Naturalmente ci sono anche casi con problemi di attivazione. Soprattutto le persone che non hanno avuto contatti con il mercato del lavoro da molto tempo o che hanno esigenze particolarmente distanti dal mercato del lavoro. Problemi a cui lavoriamo ogni giorno e presto avremo a disposizione nuovi strumenti. Anche se utilizziamo le sanzioni quando la situazione lo chiede, sanzionare non è il nostro obiettivo principale. Gli studi condotti dalle nostre istituzioni partner nelle regioni limitrofe del nord dimostrano che le sanzioni - se impiegate in modo improprio - possono portare queste persone ad abbandonare del tutto il mercato del lavoro."

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