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Trento
08 ottobre | 15:38

Morì di Covid a 82 anni all'interno di una Rsa. La struttura condannata a pagare un maxi risarcimento di 500mila euro. Chiogna (Upipa): "In Trentino non ci sono cause"

Il caso riguarda un anziano deceduto in una Rsa piemontese. "E' incontestato che il contagio dell'ospite sia avvenuto all'interno della Rsa gestita dalla medesima società" scrivono i giudici di Padova. Che poi aggiungono che il comportamento dei sanitari è stato "caratterizzato da una marcata negligenza, che ha contribuito a ridurre le chance di sopravvivenza del 25%"

Morì di Covid a 82 anni all'interno di una Rsa

TRENTO. Un risarcimento di oltre 500mila euro (259.327 alla vedova e 252.375 al figlio) e una sentenza che potrebbe fare da "apripista" ad altre.

 

Una Rsa del Canavese, gestita da una società di Padova, dovrà versare un maxi risarcimento ai familiari di un uomo di 82 anni, originario di Caluso (comune in provincia di Torino), deceduto a causa del Covid 19 all'interno della struttura durante la seconda ondata della pandemia, nell'autunno di quattro anni fa.

 

La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione civile del Tribunale di Padova ed è la prima - in assoluto - che accoglie la richiesta di risarcimento presentata dalla famiglia di una persona deceduta a causa del Coronavirus.

 

Nel dispositivo si legge che "è pacifica la diretta riconducibilità causale dell'infezione da Covid-19 alla prestazione resa dalla società, nel senso che è incontestato che il contagio dell'ospite sia avvenuto all'interno della Rsa gestita dalla medesima società".

 

E poi, nella sentenza si parla "di un paziente fragile, Covid positivo, non capace di riferire alcunché del suo stato di salute, i cui sintomi non sono stati indagati da personale adatti a coglierli" con il personale sanitario che, nei suoi confronti, ha avuto un comportamento "caratterizzato da una marcata negligenza, che ha contribuito a ridurre le chance di sopravvivenza del 25%".

 

Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, il paziente morì all'interno dell'Rsa il 26 novembre 2020. Aveva contratto il Covid diversi giorni prima, risultando positivo al tampone molecolare il 20 novembre anche se, come accertato, il virus circolava all'interno della struttura già a partire dal 15 novembre. In tribunale è stato provato che, anche dopo il risultato del tampone, non venne visitato per oltre 58 ore.

 

Dopo tre anni, tantissime consulenze mediche e testimonianza, i giudici di Padova hanno costretto l'Rsa a versare un maxi risarcimento.

 

"In Trentino non abbiamo situazioni di questo tipo - spiega la presidente di Upipa, Michela Chiogna - né cause in atto. In passato ci sono state alcune segnalazioni, senza però sentenze di condanna o altre complicazioni. Anche perché, se venisse appurata la colpevolezza di una struttura, si configurerebbe l'omicidio colposo. Durante il periodo Covid ci sono state situazioni difficili, questo senza dubbio, tutte però gestite con grande capacità e tempestività da parte delle nostre strutture. In tal senso, dunque, non siamo preoccupati. Certo è che il ricordo del periodo della pandemia rimanda anche a immagini terribili che abbiamo visto con pazienti abbandonati a sé stesso. Ma, ripeto, niente che riguardi le Rsa trentine che, anzi, si sono distinte nella gestione di un'emergenza clamorosa. Riguardo a tale caso, ovviamente non conosco le "specifiche" e, dunque, preferisco non esprimersi. L'unica cosa che mi viene da dire è che, vista questa situazione, quante altre potenzialmente potrebbero essercene? E' un aspetto da considerare".

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