"Vera emergenza", servono lavoratori ma non ci sono alloggi. Confindustria: "I settori economici più importanti sono in sofferenza, centrale il tema immigrazione"
Molti i lavoratori che scelgono di non trasferirsi in provincia alla luce della grande difficoltà nel reperire una casa in affitto. La presidente di Confindustria Belluno Maria Lorraine Berton: "Necessario attirare persone da altre parti d’Italia o dall’estero. L'immigrazione non è un problema ma una soluzione e la politica in tal senso è chiamata ad una prova di maturità"

BELLUNO. L'emergenza abitativa in provincia di Belluno, per quanto riguarda soprattutto giovani lavoratori e lavoratori provenienti da fuori provincia, è un dato di fatto: in poche parole, trovare una casa in affitto è sempre più difficile, e questo spinge molte persone a non trasferirsi per motivi professionali nel bellunese, anche a fronte di un mercato del lavoro che offrirebbe concrete possibilità.
C'è però un paradosso: sono infatti moltissimi gli immobili sfitti. A confermarlo è l'Ufficio statistica della provincia che, basandosi sui dati Istat relativi al 2021, rivela che a fronte di 178 mila abitazioni presenti, più di 85 mila non sono occupate.
E qui si palesa uno degli aspetti della natura del problema, più marcato nella parte alta della provincia: il mercato turistico fa sì che i proprietari di immobili nelle zone dolomitiche optino spesso per metterli a disposizione esclusivamente per poche settimane durante le stagioni estive e invernali.
A confermare la situazione, nei giorni scorsi durante un Tavolo del Piano di Zona dell'Ulss 1 dedicato al territorio feltrino, anche il consigliere provinciale delegato alle attività produttive, programmazione strategica unitaria e residenzialità Alberto Peterle: "Quello della residenzialità è un problema concreto e come tale va affrontato in maniera decisa e coordinata e oggi uno dei grandi punti neri rispetto all’attrattività del nostro territorio deriva proprio da qui. Avremmo diverse famiglie che si trasferirebbero da noi, anche grazie a un’offerta di lavoro di grande quantità e qualità, ma non lo fanno perché diventa difficile trovare case e appartamenti in affitto".
Vien da sè come le conseguenze per il mondo del lavoro, e dell'impresa in generale, siano impattanti, soprattutto alla luce della mancanza di personale e di manodopera in molti settori.
A fare il punto della situazione, confermandola in un'intervista a il Dolomiti, è la presidente di Confindustria Belluno Maria Lorraine Berton che spiega come gli sforzi intrapresi dall'associazione per potenziare il comparto lavorativo rischino di infrangersi proprio sullo scoglio della questione abitativa.
"Belluno è una provincia che perde quasi mille abitanti all’anno, con un trend di invecchiamento preoccupante: è del tutto evidente che, per contenere questa emorragia, è necessario portare a vivere qui persone da fuori, da altre parti d’Italia o dall’estero" spiega inizialmente Berton, che si sofferma poi sulle azioni intraprese da Confindustria per far fronte al disagio: "Lo sforzo della nostra associazione è concentrato sul rendere attrattivo il territorio, puntando su due fattori fondamentali: competenze e innovazione. Stiamo lavorando per creare a Belluno, a Palazzo Bembo, un polo dell’alta formazione, con università, business school e Its e stiamo realizzando infrastrutture tecnologiche. Insomma, stiamo creando spazi e opportunità, soprattutto per i giovani, ma tutto rischia di essere reso più difficoltoso dalla carenza grave di alloggi: anche su questo abbiamo avviato un progetto, che però richiede tempi di maturazione che al momento non possiamo definire".
La presidente specifica poi come la problematica principale sia quella della mancanza di personale e di manodopera, e come questa tocchi tutti gli ambiti: "Dalla manifattura al turismo, tutti i settori economici più importanti soffrono per la carenza di personale, di tutti i livelli. E la mancanza di soluzioni abitative si avverte in molte zone, da Auronzo a Quero, dal Comelico al Feltrino"
Maria Lorraine Berton specifica poi come negli anni la situazione sia peggiorata, sfociando in una "vera e propria emergenza" che è esplosa principalmente dopo la pandemia, rivolgendo inoltre una chiara richiesta al mondo politico.
"Stupisce che, a livello politico, nessuno si faccia carico seriamente della questione, ad esempio convocando un tavolo con le parti sociali per tentare di definire azioni comuni – dichiara Berton – e credo che quella delle abitazioni sia una delle problematiche che non può che essere affrontata in sinergia tra pubblico e privato. Noi stiamo delineando un nostro progetto, ma sarebbe più efficace se ci fosse un’azione comune".
Un altro aspetto messo in evidenza è quello della mancanza di lavoratori immigrati, la cui integrazione rappresenterebbe "una soluzione e non un problema".
"Il tema va affrontato con serietà e pragmatismo, e anche un senso etico: l’immigrazione, se gestita con realismo, è la soluzione e non il problema soprattutto per territori periferici come la provincia di Belluno" spiega la presidente di Confindustria Belluno, che rilancia: "Su questo tema la politica è chiamata a una prova di maturità. Purtroppo però, al momento, i segnali non sono incoraggianti. Si preferiscono posizioni ideologiche, per cercare un consenso effimero senza affrontare davvero le questioni che, oggi, sono cruciali per le imprese, per l’economia e quindi per le nostre comunità".














