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Belluno
05 settembre | 16:55

Record di lavoratori per l’Ulss 1 Dolomiti, ma oltre 400 vivono fuori provincia. “La questione casa è cruciale per i nostri dipendenti”

Al convegno “L’abitare sociale” era presente anche l’Ulss 1 Dolomiti, tra gli enti più coinvolti nella questione abitativa. Erika Rossi, direttrice delle risorse umane, spiega come cercano di far fronte alla necessità di alloggi per i numerosi dipendenti che mantengono la residenza fuori provincia

FELTRE. L’Ulss 1 Dolomiti ha raggiunto quota 3.621 dipendenti: mai così tanti, con una crescita di oltre 100 unità in due anni. Ma dove alloggiarli in una provincia in emergenza abitativa come Belluno? “La situazione della casa è cruciale per i nostri dipendenti, nonché uno dei temi che emergono più frequentemente in fase di sottoscrizione di un contratto” afferma Erika Rossi, direttrice delle risorse umane Ulss 1 Dolomiti.

 

Al convegno “L’abitare sociale” promosso dal Comune di Feltre era presente anche l’azienda sanitaria, tra gli enti più coinvolti nella questione abitativa non solo per la mole di figure che muove, ma anche per la necessità di fornire assistenza sanitaria a una popolazione che si sposta sul territorio in base alla vicinanza con i servizi (qui l’articolo).

 

Tra i temi presentati, c’è anzitutto la carenza di figure specializzate: per farvi fronte l’Ulss ha adottato diverse strategie, correlate anche alla questione casa. Ad esempio accreditando le proprie unità operative dentro reti formative di specializzazione. “Vuol dire - spiega Rossi - avere sul territorio specializzandi che normalmente hanno già un alloggio dove frequentano l'università e che, quindi, non possono permettersi un secondo affitto”. Inoltre l’azienda ha cercato soluzioni concorsuali alternative, con bandi per lavori a tempo determinato e con varie scadenze mensili. “È dunque chiara - prosegue - la necessità di alloggi, ma sul territorio sono pochi quelli disponibili. Inoltre stiamo cercando di accorciare il periodo tra l’assunzione e la presa in servizio, per cui anche i tempi in cui facciamo incontrare domanda e offerta diventano cruciali”.

 

Qual è però il fabbisogno? I dipendenti dell’Ulss che hanno mantenuto la residenza fuori provincia sono 438, di cui il 45% fuori regione. Nello specifico delle professioni sanitarie, dei 416 medici ne rimangono fuori Ulss tre su dieci (125, il 30% - di cui 44 sono fuori regione), mentre tra i 1.395 infermieri sono 97 (il 7% - di cui 54 fuori regione), con percentuali simili agli Operatori socio-sanitari, per i quali su 628 dipendenti sono 50 a provenire da fuori (l’8% - di cui 29 fuori regione). “A queste persone - osserva Rossi - vogliamo dare una risposta in termini di alloggi, soprattutto nel caso in cui vengano da fuori regione perché non possiamo pensare che facciano i pendolari”.

 

Ecco allora che l’Ulss si avvale anzitutto delle foresterie, il cui uso in azienda è radicalmente cambiato. “Erano nate - spiega - come soluzioni temporanee per far fronte a situazioni di emergenza come turni di guardia o nevicate eccezionali. Ora sono un appoggio, sempre temporaneo ma che dura per tutta la prima fase lavorativa dei dipendenti”. Si tratta di 5 strutture, alcune delle quali ristrutturate con un finanziamento del Fondo comuni confinanti (Fcc), per un totale di 42 posti letto: due unità a Belluno (22 posti letto) e una rispettivamente per Feltre (9 posti), Pieve di Cadore (5 posti) e Agordo (5 posti). Sono inoltre in corso i lavori per ulteriori 11 posti a Belluno, dove manca solo l’allaccio delle utenze, 6 a Feltre e 5 ad Auronzo.

 

“Abbiamo puntato sulle foresterie - aggiunge Rossi - perché si trovano all’interno dell’ospedale. Tuttavia non tutti sono disponibili ad abitare dentro la struttura, soprattutto se arrivano con familiari. Perciò abbiamo provveduto, grazie anche ai finanziamenti Fcc, a ristrutturare appartamenti che ci sono stati donati come lasciti o che abbiamo in disponibilità per trovare una collocazione, seppur in coabitazione, ma diversa dall’essere dentro una struttura ospedaliera. Inoltre, abbiamo una collaborazione con enti privati che hanno la disponibilità di sostenere le spese e la gestione di appartamenti per medici tirocinanti, senza un contratto di lavoro ma che svolgono parte della loro attività formativa presso le nostre strutture. Sappiamo infatti che la nostra realtà, rispetto ad altre più grandi, offre delle peculiarità formative, perché c’è la possibilità di svolgere più attività durante questo periodo. Siamo quindi più attrattivi, ma dobbiamo farci conoscere e questo tipo di soluzioni ce lo permettono”.

 

Oltre alle nuove foresterie, l’Ulss ha allora iniziato un progetto di gestione delle coabitazioni. “Un progetto sperimentale - conclude Rossi - che conferma la necessità di trovare alloggi disponibili non abitati e farli incrociare con la domanda da parte dei nostri dipendenti. Per questo abbiamo trovato un’azienda che da un lato gestisce il rapporto tra gli inquilini e, dall’altro, cerca e gestisce gli alloggi reperiti nel mercato”. Il servizio è affidato a Società nuova S.c.s., che da giugno 2025 a febbraio 2027 ha l’incarico di gestione delle coabitazioni per dipendenti: ad oggi sono due gli appartamenti già individuati a Belluno.

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