Allarme Blue Tongue nel Bellunese, colpiti ovini e yak: già 60 decessi accertati, in corso le indagini per identificare il virus
La Blue Tongue colpisce gli ovini in Alpago: 7 i focolai segnalati e circa 40 i decessi, più una ventina di esemplari nei due allevamenti di yak. A riferirlo sono i servizi veterinari dell’Ulss 1 Dolomiti, che hanno ricevuto pochi giorni fa una prima conferma laboratoristica. Ulteriori indagini sono ancora in corso per identificare il sierotipo specifico del virus e avviare un’eventuale campagna vaccinale

ALPAGO. La Blue Tongue colpisce gli ovini in Alpago: 7 i focolai segnalati e circa 40 i decessi, più una ventina di esemplari nei due allevamenti di yak. A riferirlo sono i servizi veterinari dell’Ulss 1 Dolomiti, che hanno ricevuto pochi giorni fa una prima conferma laboratoristica. Ulteriori indagini sono ancora in corso, ma intanto l’azienda rassicura circa l’assenza di pericolo per l’uomo.
“L’Ulss Dolomiti è impegnata con la massima attenzione - afferma infatti il commissario Giuseppe Dal Ben - e in pieno accordo con la Direzione regionale prevenzione sta mettendo in atto ogni azione utile al rapido contenimento di questo evento epidemico, non nuovo in Italia e in provincia di Belluno, coinvolta da una casistica simile una decina di anni fa. Ricordo che non vi è alcun pericolo per l’uomo e ho raccomandato ai nostri servizi veterinari di affiancare gli allevatori coinvolti per ogni necessità sanitaria e amministrativa”.
La Blue Tongue, detta anche Febbre catarrale degli ovini, è una malattia infettiva dei ruminanti sostenuta da un virus del genere Orbivirus, trasmesso da dei moscerini (genere Culicoides). Sono noti 27 sierotipi di tale virus, ma non è ancora stato identificato quello che sta colpendo gli animali del territorio. Di fatto, però, tutte le specie di ruminanti, domestiche e selvatiche, sono recettive e i sintomi più eclatanti appaiono in pecore e mufloni: ulcere nella cavità orale e sulle labbra, febbre elevata, difficoltà respiratorie e possibile zoppia causata da lesioni. Nei bovini, invece, i sintomi sono generalmente più contenuti.
La malattia non è trasmissibile all'uomo e non comporta problemi di sicurezza degli alimenti, ma può avere chiaramente una ricaduta economica sia per la mortalità dei capi di bestiame sia per le restrizioni commerciali (in Abruzzo, ad esempio, è allarme tra gli allevatori). Come si interviene? Nel nostro contesto, le misure di sanità pubblica veterinaria si limitano al momento al contenimento delle movimentazioni e al trattamento profilattico degli animali con sostanze repellenti contro gli insetti.
Sono fondamentali anche i vaccini specifici per il sierotipo coinvolto, ma finché non verrà identificato non si può procedere in tal senso. Le indagini di dettaglio per individuare il virus che sta colpendo gli esemplari bellunesi sono infatti ancora in corso presso il centro di riferimento di Teramo, mentre continuano le misure di restrizione - che saranno disattivate solo 60 giorni dopo l’ultimo caso clinico. Una volta identificato il virus, si potrà decidere per una eventuale campagna vaccinale.













