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Trento
19 agosto | 13:14

Cane ferito dopo l'incontro con un'orsa e i suoi cuccioli, l'Enpa: "Inaccettabile che si addestrino cani da caccia nel parco naturale, adesso basta"

La presidente di Enpa Trentino Ivana Sandri sull'episodio del cane da caccia ferito dopo l'incontro con un'orsa: "Incredibile e inaccettabile che all’interno di un parco naturale, la cui motivazione d’esistere consiste proprio nella protezione dell’ambiente naturale, della fauna e della biodiversità, si consenta di addestrare dei cani alla caccia. Chiediamo al Corpo forestale di accertare se vi siano gli estremi del disturbo della fauna selvatica e se il cacciatore abbia rispettato le leggi"

TRENTO. “Un parco naturale e le zone di addestramento dei cani da caccia sono incompatibili. È assolutamente incredibile e inaccettabile che all’interno di un parco naturale, la cui motivazione d’esistere consiste proprio nella protezione dell’ambiente naturale, della fauna e della biodiversità, si consenta di addestrare dei cani alla caccia”.

 

Questa la decisa presa di posizione della presidente di Enpa Trentino Ivana Sandri in riferimento all'episodio avvenuto nel pomeriggio di domenica 17 agosto sopra malga Cangledino, verso il baito dei Cacciatori nel comune di Tione, dove un cane è rimasto ferito in seguito all'incontro con un'orsa e i suoi cuccioli (QUI ARTICOLO).

 

Ricostruendo in breve la vicenda il cane - libero come consentito nell’area di addestramento della Riserva di caccia - si è introdotto in un cespuglio da cui è poi uscito il gruppo di orsi, con il proprietario dell’animale, come viene spiegato dalla Provincia, che non è stato coinvolto direttamente né ha corso rischi.

 

“Un cane da caccia che si trovava in una zona di addestramento a fini venatori, incredibilmente situata all’interno dei confini del Parco Naturale Adamello Brenta – prosegue Sandri – ha scovato e disturbato un’orsa accompagnata da cuccioli, causandone la reazione difensiva a protezione dei propri cuccioli”.

 

L'Enpa sottolinea come, stando al comunicato della Pat, il cane sia stato appunto ferito durante il contatto con il plantigrado, mentre il proprietario non abbia corso alcun rischio: “Dimostrando chiaramente come l’orsa non avesse manifestato alcun comportamento indesiderabile, limitandosi ad allontanare il pericolo dai suoi cuccioli. È ormai noto a tutti e i cacciatori, che si dichiarano ad ogni piè sospinto conoscitori del territori e della fauna selvatica, dovrebbero saperlo meglio di tutti che gli orsi hanno un forte timore dei cani, che vedono come pericolo mortale per i cuccioli”.

 

La presidente di Enpa Trentino sottolinea poi come l'ente sia basito del fatto “che si continui durante gli addestramenti a consentire ai cani di disturbare le specie selvatiche che non rappresentano il target per la caccia” e che “ancor più ci indigna” che in una zona in cui è nota la presenza di orse con cuccioli, ci sia chi espone i propri animali a rischi facilmente evitabili.

 

“Infatti nello stesso comunicato la PAT sostiene che è fondamentale tenere sempre i cani al guinzaglio. E, comunque – conclude Sandri – anche nei tempi e nei luoghi in cui ai cacciatori è consentito tenere i cani liberi, rimane sempre l’obbligo di averli sotto controllo: che significa impedirgli di disturbare, ferire e uccidere la fauna selvatica, nonché garantirgli di non correre rischi e non subire incidenti. Tutto ciò ci sembra essere mancato, quindi chiediamo al Corpo forestale provinciale di accertare se vi siano gli estremi del disturbo della fauna selvatica e se il cacciatore abbia ottemperato ai doveri che le leggi nazionali e provinciali mettono in capo ai proprietari degli animali. Chiediamo inoltre al PNAB e alla PAT che dichiarino incompatibile, come effettivamente è, la presenza di una zona di addestramento dei cani da caccia all’interno del Parco naturale e provvedano alla sua cancellazione”.

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