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Trento
21 agosto | 06:00

Area di caccia nel parco naturale? "Esiste da prima dell'Adamello Brenta". Se l'orso avesse ferito un cacciatore? Failoni: "Situazione serissima a prescindere dal luogo"

Cacciatori, Matteo Rensi: "L'area è storica e viene aperta due settimane all'anno". Il presidente del parco naturale Adamello Brenta, Walter Ferrazza: "Non ci può essere sovrapposizione, anche se parziale. Dialogo aperto con l'associazione". L'assessore Roberto Failoni parla anche della val Daone e della situazione su M49

TRENTO. Un'area addestramento che sconfina nei confini del Parco naturale Adamello Brenta, un cane ferito nell'incontro con l'orso e domande che sorgono sulla sorte del plantigrado in caso di contatto con il cacciatore e l'opportunità di una zona di questo tipo (anche) all'interno di una zona protetta. Una "situazione limite" nella quale concorrono più interessi e autorizzazioni in ordine. A tenere banco anche la vicenda del pastore che ha deciso di lasciare la montagna a causa della presenza dei grandi carnivori. Trasferita Jj4, c'è solo M49 al Casteller e l'idea è quella di avviare un'operazione simile all'esemplare della tragedia di Caldes ma la questione ancora non sembra arrivare a una soluzione.

 

Ma andiamo con ordine e si parte dalla vicenda del cane ferito sopra malga Cengledino sul territorio di Tione. Libero di circolare, come consentito nell’area di addestramento della Riserva di caccia, si è introdotto in un cespuglio da cui è poi uscito il gruppo di orsi. Un evento avvenuto intorno alle 16.30 di domenica 17 agosto (Qui articolo).

 

"La zona è disciplinata e autorizzata", dice Matteo Rensi, presidente dell'Associazione cacciatori del Trentino. "E' una riserva storica che inizialmente non era parte dell'ente parco. Poi i confini nel tempo si ampliati e ora rientra parzialmente nell'area protetta. Quel giorno era in programma anche il censimento del gallo forcello ma dopo l'episodio tutto è stato annullato e rimandato".

 

Il cacciatore tecnicamente si trovava all'esterno dell'area protetta ("E' rimasto sul sentiero del crinale"), mentre il cane si è spinto all'interno dei confini. "L'area in questione, inoltre, è attiva un paio di settimane da Ferragosto a fine mese, prima dell'avvio della stagione venatoria", aggiunge Rensi. "E la zona in quel momento era molto frequentata, molte le persone alla malga".

 

Aree addestramento che non sono una novità e che sono sparpagliate in modo capillare in tutto il Trentino. "Ci sono una quarantina di queste zone, di cui 13 sono sopra i 1.300 metri e quindi autorizzate solo due settimane e in determinati periodi mentre le altre tutto l'anno". Il tema è poi sulla parziale coincidenza di un'area addestramento e di quella protetta.

 

"L'area di addestramento è stata autorizzata con delibera della Provincia nel 2005 e diventa parco due anni dopo: esiste prima dell'identificazione dell'ente parco", dice Walter Ferrazza, presidente del Parco naturale Adamello Brenta. "E' evidente, però, che sono in corso approfondimenti e valutazioni per una modifica perché coincidenze non sono possibile. L'impegno è di verificare con l'associazione un intervento per togliere questa sovrapposizione".

 

Insomma, una situazione destinata a mutare, pur nel rispetto dei reciproci interessi. "I cacciatori svolgono moltissime funzioni che rientrano nelle attività di recupero ambientali", continua Ferrazza. "All'ente è demandato, per esempio, il censimento delle specie, solo così possiamo avere contezza della situazione. Naturalmente non indietreggiamo davanti alle nostre responsabilità e pianifichiamo una modifica".

 

Ma se invece del cane ci fosse stato un incontro-scontro con il cacciatore? L'orientamento della Provincia a trazione centrodestra è di privilegiare l'abbattimento alla cattura. Ma in questo caso ci si muove nelle estreme vicinanze di un'area protetta. Cambia qualcosa? "Non è questione di linea o di approccio politico", le parole dell'assessore Roberto Failoni. "Noi rispettiamo regole nazionali e sovranazionali, senza aver paura di denunciare ciò che troviamo fuori luogo e fuori contesto, ma soprattutto rischioso per la popolazione, siano residenti o turisti. Quanto successo a Tione dimostra che il problema è serio, serissimo".

 

Per piazza Dante cambia poco o nulla la localizzazione. "Se al posto di un cane ci fosse stata una persona? Perché dobbiamo per forza aspettare la tragedia? A cosa serve piangersi addosso? Amministrare la cosa pubblica significa avere la responsabilità di prevenire, vigilare ma soprattutto agire", prosegue Failoni. "Per questo nei casi di aggressione non possiamo permetterci zone grigie: la priorità resta la sicurezza delle persone, e ogni decisione viene presa unicamente in quest’ottica, sempre nel rispetto delle normative e indipendentemente da dove capita".

 

Capitolo val Daone. Il pastore ha lamentato una certa esasperazione (e svariate predazioni) rispetto alla presenza dei grandi carnivori. La Provincia, però, ha precisato e chiarito che non sono arrivate denunce o segnalazioni, anche al corpo forestale (Qui articolo). 

 

"La vicenda della Val Daone dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale tenere alta l’attenzione sul tema", spiega Failoni. "La morte di Andrea Papi non andrà mai dimenticata e non è perché fino a ora non ci sono state nuove vittime dobbiamo autocelebrarci. Siamo consapevoli che un episodio drammatico potrebbe essere dietro l’angolo. Per questo insistiamo sulla prevenzione, sull'informazione per le persone in montagna e sulla collaborazione con la comunità".

 

La Provincia "è disponibile a supportare le amministrazioni locali con strumenti, formazione e risorse per ridurre i rischi, ma serve che tutti, cittadini, turisti e anche enti, rispettino le regole del buon senso. Creare casi polemici non aiuta nessuno, anzi, rende più difficile una gestione corretta dei grandi carnivori".

 

Questi i temi più caldi legati agli orsi. Recentemente è stata trasferita Jj4, al Casteller resta M49 ma all'orizzonte non sembrano esserci grandi novità. Liberare l'area rappresenterebbe, per piazza Dante, l'opportunità di riportare alle origini la struttura, diventata poi nel tempo una zona per portare gli orsi considerati problematici e pericolosi. La sua presenza blocca però questa prospettiva.

"Per M49 il ragionamento è il medesimo che abbiamo seguito per Jj4. Se ci sono le condizioni, la Provincia non ha paura a prendere decisioni chiare e definitive. L’obiettivo non è infatti certamente quello di mantenere gli orsi problematici al Casteller: quella struttura deve tornare alla sua funzione originaria, cioè un centro di accoglienza temporaneo per animali feriti o in difficoltà. Valuteremo e la porteremo a termine, come abbiamo fatto con Jj4, il trasferimento di M49, se si aprirà una possibilità concreta. Ciò che resta fermo è la priorità assoluta: tutelare la sicurezza dei cittadini", conclude Failoni.

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