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Trento
29 settembre | 09:14

Consumo eccessivo e dipendenza da alcol: “Quasi 700 under 30 con almeno un accesso nei centri alcologici, ragazzi e genitori lo sottovalutano rispetto alle sostanze illegali”

La direttrice dell'Unità dipendenze di Apss, Ermelinda Levari, fa il punto sulla situazione in Trentino: “Oltre 4500 le persone che nel 2023 hanno avuto almeno un colloquio nei dieci centri alcologici in Provincia”

Consumo eccessivo e dipendenza da alcol: “Quasi 700 under 30 con almeno un accesso nei centri alcologici

TRENTO. "Essendo una sostanza legale, l'alcol è percepito come meno pericoloso e in molti quindi, sia tra i genitori che tra i ragazzi, tendono a minimizzarne il consumo eccessivo: per questo fare informazione e prevenzione sul tema è fondamentale, tanto a livello nazionale quanto sul territorio provinciale". Ed è proprio guardando alla situazione trentina che Ermelinda Levari, direttrice dell'Unità dipendenze di Apss, lancia l'ennesimo appello per non sottovalutare i rischi del consumo di sostanze alcoliche, in particolare tra i più giovani

 

Guardando agli ultimi dati disponibili per la Provincia infatti – quelli del 2023 – la dimensione del problema appare chiaramente: “Se contiamo – dice – le persone che hanno effettuato almeno un colloquio nei dieci centri alcologici presenti sul territorio provinciale, negli under 19 contiamo 10 utenti, tra la fascia che va dai 19 ai 29 anni 667 utenti, tra i 30 e i 39 anni 944, tra i 40 e i 49 anni 894, tra i 50 e i 60 anni 1032 e tra gli over 60 ben 970 utenti”. Per un totale complessivo di 4517 persone che hanno avuto almeno un accesso ai nostri servizi dell'Unità dipendenze di Apss per problematiche legate all'alcol.

 

“Proprio perché il problema viene minimizzato però – continua Levari – registriamo inevitabilmente grandi difficoltà nell'intercettare i cittadini potenzialmente a rischio. I giovani in particolare hanno una scarsa consapevolezza dei rischi legati al consumo di alcol, tanto che quelli che intercettiamo al Serd si presentano prevalentemente per situazioni di dipendenza da altre sostanze, normalmente illegali. Solo in seguito, lavorando con loro, si identifica anche il problema con l'alcol. Molti altri, in ogni fascia di età, entrano in contatto con i servizi nell'ambito del procedimento per riottenere la patente dopo il fermo per guida in stato di ebbrezza".

 

In proporzione si parla di circa un terzo del totale complessivo delle visite effettuate sul territorio provinciale: "Per noi si tratta di un canale utile e importante per intercettare le problematiche legate al consumo di alcol e rappresenta l'occasione per fare interventi di counseling e informazione".

 

Il messaggio fondamentale per gli esperti però, sia livello fisico che mentale, è ribadire che non necessariamente la legalità della sostanza equivale a una sua maggiore sicurezza, in particolare in presenza di fenomeni come il “binge drinking” (o “abbuffata alcolica”), una pratica che sembra essere sempre più diffusa tra i giovani e che prevede l'assunzione di grandi quantità di alcol in breve tempo, fuori dai pasti, per raggiungere velocemente uno stato di ubriachezza. “Parliamo di una situazione che spesso si verifica in contesi sociali – precisa Levari – quando i giovani si ritrovano in gruppo, aumentando il rischio di esagerazioni pericolose”. 

 

“La sensazione – continua – è che i numeri siano in aumento negli ultimi anni, ma la consapevolezza delle persone non si è accresciuta. Se parliamo dei più giovani però, dei minorenni, sappiamo che l'alcol va ad agire sui centri nervosi che sono ancora in crescita, favorendo anomalie e l'insorgenza di problemi nello sviluppo”. Senza contare le ulteriori conseguenze negative per chi, anche negli anni successivi, sviluppa delle forme di dipendenza. Come riporta l'Iss infatti “secondo l'Oms, i consumatori a rischio di età inferiore ai 25 anni rappresentano la platea dei candidati ad un deficit cognitivo prematuro di memoria e orientamento, in funzione dell'interferenza dell'alcol sulla maturazione della corteccia prefrontale e della tossicità diretta su cellule specializzate come quelle dell'ippocampo. L'alcol determina un danno prevalentemente irreversibile, essendo nota la scarsa plasticità neuronale in età adulta”. 

 

Nonostante però i rischi – e i danni – portati da un consumo eccessivo di bevande alcoliche siano ben noti, tra gli addetti ai lavori la convinzione è che ci sia un importante dato 'sommerso' e non intercettato. “Vediamo molti genitori preoccuparsi, giustamente, per l'utilizzo di sostanze illegali da parte dei loro figli – dice Levari – ma la stessa attenzione raramente si riserva al consumo di alcol, probabilmente perché gli stessi adulti lo utilizzano. Proprio per questo ai genitori dico di non minimizzare, di rivolgersi a noi in presenza di situazioni potenzialmente a rischio. Ricordiamoci che l'alcol agisce anche a livello sociale, il suo utilizzo eccessivo può compromettere un bilanciato ritmo veglia sonno, una dieta sana, la pratica sportiva”. 

 

Quali dunque i campanelli d'allarme a cui prestare particolare attenzione? “Innanzitutto, un qualunque consumo alcolico tra i minorenni, ovviamente, rappresenta di per sé un problema. Per i maggiorenni è possibile monitorare diversi aspetti: se per esempio si torna a casa ubriachi la sera e si salta un giorno di scuola, di università, di lavoro. Se si è nervosi, reattivi, litigiosi in casa per l'assunzione di bevande alcoliche, se il loro utilizzo va a interferire con le relazioni sociali, se si litiga quindi con gli amici o si tende a isolarsi. Il tutto senza contare, va da sé, eventuali problemi di salute o accessi al pronto soccorso per intossicazione alcolica”.

 

Come per ogni sostanza insomma, l'interferenza con il normale – e sano – svolgimento delle attività sociali, lavorative e familiari deve essere un avvertimento da non sottovalutare. Come troppo spesso, conclude Levari, avviene: “E' proprio questo il problema delle sostanze legali, si pensa non facciano male proprio perché si possono acquistare liberamente. La realtà però è ben diversa”.

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