Dalle nevicate fuori stagione ai turisti americani, nuove sfide per i rifugi trentini: "Molto interesse a dormire in quota per l'esperienza e c'è anche chi vuole il gelato''
"C'è molto interesse per i pernottamenti, molte persone vogliono vivere l'esperienza della notte al rifugio. In calo, invece, gli arrivi in giornata" spiega a il Dolomiti la presidente dei rifugisti trentini Roberta Silva. Sullo sfondo rimane la sfida per l'acqua. Se in altre regioni italiane i primi campanelli d'allarme sembrano già esserci per il momento la situazione in Trentino sarebbe sotto controllo

TRENTO. Aumenta l'interesse per i pernottamenti nei rifugi, meno visitatori di giorno e un meteo imprevedibile che mette a dura prova. Quella dei rifugi trentini è stata una stagione che si può definire positiva. A confermarlo è Roberta Silva, presidente dei 145 rifugisti trentini oltre a gestire il rifugio Roda de Vael.
“Direi che possiamo parlare per il momento di una buona stagione – ci spiega - c'è molto interesse per i pernottamenti, molte persone vogliono vivere l'esperienza della notte al rifugio. Il calo che invece stiamo registrando di giorno è un trend degli ultimi anni dopo il boom post covid ma va bene così perché non si può pensare di avere sempre incrementi”.
Un fattore determinante resta il meteo, sempre più incerto e difficile da prevedere. “Nel mese di giugno con il gran caldo abbiamo visto numeri superiori rispetto al passato. Luglio invece ci ha sorpresi con freddo, abbiamo visto delle nevicate quasi perfino si sono dovute accendere le stufe” ci dice Silva. Programmare, in queste situazioni, diventa davvero complicato.
Di certo ad apprezzare i rifugi trentini non sono solamente gli italiani. Sono sempre di più infatti, gli stranieri che decidono di trascorrere qualche giornata in montagna facendo visita alle strutture che raccontano storie e fatiche di un territorio. “Stiamo vedendo molti visitatori da oltreoceano” ci spiega la presidente dei rifugisti “in particolare dall'America quest'anno”.
Per i molti il richiamo arriva dal cosiddetto effetto dei social e delle immagini che circolano online. Arriva tanta gente nuova, spesso senza esperienza di montagna ed è per questo che rimane importante fare informazione e formazione. “Noi lavoriamo insieme a Sat, Cai, guide alpine e soccorso alpino per diffondere consapevolezza e prudenza”, spiega Silva. “Non mancano gli sprovveduti ma l'impegno che ci mettiamo è davvero tanto”.
Ci sono poi le richieste “fuori luogo” che non sembrano più essere una novità. “Capita che ci chiedano un gelato, e quando rispondiamo che non c’è ci guardano stupiti, perché magari in un’altra struttura a monte l’hanno trovato. Ma bisogna distinguere: non tutti i rifugi hanno corrente, alcuni funzionano con generatori, e sono realtà diverse da baite o ristoranti sulle piste. Serve cultura e pazienza da entrambe le parti”.
Sullo sfondo rimane la sfida per l'acqua. Se in altre regioni italiane i primi campanelli d'allarme sembrano già esserci per il momento la situazione in Trentino sarebbe sotto controllo.
“Non mi sono arrivate particolari segnalazioni di criticità” spiega Roberta Silva. L'attenzione rimane comunque alta. “Da anni lavoriamo per ridurre i consumi: al posto dei rubinetti a pieno getto, usiamo ugelli che limitano il flusso, e investiamo in sistemi di recupero e controllo. Una situazione di mancanza d'acqua come quella che abbiamo vissuto due anni fa, dove in alcuni casi l'acqua era stata portata anche con l'elicottero, ci ha portato a fare degli interventi per essere preparati”.
















