''Ecco perché abbandono il sacerdozio'', le verità di don Paolo Zambaldi: "Non voglio fare parte di un sistema che continua a coprire pedofili e molestatori di vario tipo''
“Sono sempre stato critico nei confronti di un certo tipo di “Chiesa”, ma mi ero illuso che, vista la crisi profonda e irreversibile, essa si sarebbe aperta a un cambiamento reale e necessario, superando i suoi errori ed evidenti ritardi - dichiara Paolo Zambaldi - Non è successo e ho capito che non succederà mai per la sua intrinseca costruzione dogmatico-gerarchica”

BOLZANO. “Non posso, e non voglio, continuare ad essere identificato come parte di un’istituzione che non condivido circa le sue posizioni in campo etico e morale. Non posso e non voglio fare parte di un sistema che continua a coprire e favorire pedofili e molestatori di vario tipo”.
Le motivazioni sono chiare. Limpide. Don Paolo Zambaldi abbandona la veste e torna alla sua vita. A 40 anni decide di lasciare il sacerdozio, perchè, come dichiara, ci ha provato, ma ha capito che non ci sarebbe riuscito. A fare cosa? Beh, a cambiare qualcosa in quella Chiesa che ogni giorno sembra allontanarsi dalle persone, che non è più a contatto con il popolo, che non cambia e non vuole cambiare pensiero o indirizzo. “Sono sempre stato critico nei confronti di un certo tipo di “Chiesa”, ma mi ero illuso che, vista la crisi profonda e irreversibile, essa si sarebbe aperta a un cambiamento reale e necessario, superando i suoi errori ed evidenti ritardi - dichiara Paolo Zambaldi - Non è successo e ho capito che non succederà mai per la sua intrinseca costruzione dogmatico-gerarchica”.
Non è stata dunque una decisione presa da un secondo all’altro, quella di abbandonare il sacerdozio. E’ stata una lunga riflessione che ha portato a una presa di coscienza: lui, il prete “rivoluzionario”(come è sempre stato definito), non si sentiva più in linea con aspetti e regole della struttura ecclesiastica. E oggi, Zambaldi, non si preoccupa di spiegare le sue motivazioni nei minimi dettagli.
“Non posso, e non voglio, continuare ad essere identificato come parte di un’istituzione che non condivido circa le sue posizioni in campo etico/morale: in particolare nelle sue posizioni discriminatorie nei confronti delle donne, delle persone appartenenti alla comunità Lgbtqia+, di chi non crede, di chi legittimamente opta per l’interruzione volontaria di gravidanza, di chi vuole porre fine alle sue sofferenze scegliendo l’eutanasia”. prosegue Zambaldi a ruota libera e sena freni. “In tutta onestà non posso più accettare di far parte, a qualsiasi livello, di un’istituzione che si trova costantemente dalla parte sbagliata della storia: un’istituzione che non rifiuta logiche di potere e di sopraffazione, che compie gesti ipocriti di “elemosina” continuando a legittimare i sistemi di oppressione politico-economici vigenti e che, costantemente, si impegna nell’ostacolare il progresso dell’umanità e la diffusione dei diritti individuali e collettivi”.
E poi. Poi ci sono gli abusi. E anche questa volta, Zambaldi è molto chiaro: “Non desidero in alcun modo fare parte di un sistema che continua a coprire e favorire pedofili e molestatori di vario tipo”.
“Sono giunto alla convinzione che le religioni storiche, tutte, siano state causa di dolore, violenza e conflitti nei secoli e ancora oggi. Resto convinto della bontà dell’insegnamento dell’uomo Gesù come maestro di vita e di pace, ma rifiuto di accettarne la divinizzazione con tutte le sue conseguenze. La mia è una spiritualità che va oltre le religioni. Non ho più bisogno di una fede che sia una stampella per vivere”, conclude.
Ma come ha reagito la Chiesa altoatesina? Beh, in nessun modo. Non vi è stato un dialogo o un tentativo di trattenere questo prete giovane e amato da tanti. Anzi. In fondo, il “prete rivoluzionario” non era ben visto da molti. “Per quanto riguarda i miei ex colleghi preti diocesani c’è stata per lo più indifferenza o comunque superficiale interessamento: uniche eccezioni don Paul Renner e il missionario don Gigi Sartorel. Invece dall’Italia, ma anche dall’Austria e dalla Germania, ho ricevuto la solidarietà di tanti preti, religiosi e laici impegnati nel mondo dell’insegnamento universitario. Ma la cosa non mi stupisce perché i preti non sono mai stati una comunità, hanno raramente rapporti di amicizia, vivono per lo più isolati. I fedeli, i pochissimi rimasti, ci vedono in media come “dispenser” intercambiabili di sacramenti… Alcuni più vicini e “pensanti” hanno condiviso con me questa scelta, nella maggior parte dei casi approvandola”.
E ora? “Non ho progetti. La vita prosegue. Sono aperto e libero, ma basta religioni e chiese. La religione è uscita dalla mia vita. Rimane quello che ogni persona “saggia” spero si chieda: Come vivere assieme nel modo migliore? Come essere veramente liberi? Come cercare la verità/senso della propria vita? C’entra anche il Vangelo? Sì, letto non in chiave letterale/mitologica, è una delle vie possibili accanto a molte altre”, conclude Zambaldi.












