La vicina si lamenta per i latrati, canile condannato a ridurre i box ma scatta la protesta: raccolte 1600 firme. L'Enpa: "I nostri cani non meritano quest'ingiustizia"
A pochi giorni dalla sentenza del tribunale l'Enpa ha presentato reclamo e la presidente ha lanciato una petizione per salvare il rifugio per cani: "Siamo disposti a collaborare e ad adottare ogni misura utile per ridurre ulteriormente l’impatto acustico ma chiediamo che venga riconosciuto il valore sociale e ambientale del nostro lavoro, invece di penalizzarlo con provvedimenti sproporzionati"

SONDRIO. Prima la segnalazione di una vicina per un presunto disturbo acustico causato dai latrati dei cani ospitati nel rifugio dell'Enpa di Montagna in Valtellina in provincia di Sondrio, poi una controversia legale durata tre anni, infine la sentenza del Tribunale arrivata lo scorso 5 agosto che ha condannato l'ente alla riduzione da 16 a 5 dei box attivi per i cani.
Questa in estrema sintesi la vicenda che però non sembra esaurirsi, dal momento che l'Ente Nazionale Protezione Animali ha presentato reclamo contro una sentenza che definisce "ingiusta", con la presidente della sezione di Sondrio Sara Plozza che ha lanciato inoltre una petizione sulla piattaforma Change.org dal titolo "Difendiamo il rifugio Enpa Sondrio: i nostri cani non meritano questa ingiustizia" e che nel giro di poche ore ha raccolto oltre 1600 firme.
La sentenza prevede inoltre una sanzione di 50 euro al giorno, da corrispondere alla vicina, nel caso in cui la misura imposta non venisse rispettata, e i dettagli della vicenda sono approfonditi dalla presidente nel testo della petizione.
"Il rifugio non è solo un insieme di box e cancelli: è una casa per tanti cani fragili, reduci da abbandoni, maltrattamenti e privazioni. È il posto - si legge nel testo - dove hanno finalmente trovato sicurezza, cure e affetto: non è solo un luogo di accoglienza per animali abbandonati: è una casa, un presidio sociale, un punto di riferimento per tutta la comunità. Eppure la sezione Enpa di Sondrio si trova oggi a dover affrontare una decisione che rischia di comprometterne l’attività".
Ad essere sottolineato è come appunto il giudice abbia imposto la riduzione del numero dei cani ospitabili, fissando un limite che, a detta dell'ente "non solo non trova fondamento nella realtà dei fatti, ma appare anche in contrasto con il buon senso e con la normativa vigente".
La controversia, viene specificato, nasce infatti dalle lamentele per presunti disturbi acustici. "Tuttavia - prosegue la nota - le misurazioni tecniche hanno dimostrato che i livelli di rumore prodotti dal rifugio restano ampiamente entro i limiti di legge, con valori medi intorno ai 46 decibel, equivalenti a una normale conversazione in casa. Nonostante ciò, è stato deciso di imporre una drastica riduzione degli animali ospitati".
Il provvedimento, a detta dell'Enpa provinciale, appare "ancor più ingiusto se si pensa che la legge regionale consente a un privato cittadino di detenere fino a 9 cani in ambito domestico, senza particolari restrizioni e persino in contesti residenziali".
E poi una domanda netta: "Com’è possibile, allora, che una struttura pubblica e regolarmente autorizzata, distante 65 metri dalle abitazioni e sorta nel 1979, venga sottoposta a vincoli più pesanti rispetto a un semplice privato?".
Ad essere rimarcato è come Enpa non sia "un privato qualunque, ma un ente riconosciuto di rilevanza nazionale", come il trasferimento forzato dei cani deciso "dall'oggi al domani" rappresenterebbe per loro un trauma aggiuntivo e in contrasto con i principi stessi della normativa sul benessere animale e come il rifugio di Montagna in Valtellina sia anche "un luogo di educazione e inclusione sociale: accoglie scuole, Grest, cooperative sociali, Rsa, progetti per persone con autismo e percorsi di reinserimento". Insomma, un "punto di incontro" dove l’amore per gli animali "diventa solidarietà e comunità".
“Siamo disposti a collaborare e ad adottare ogni misura utile per ridurre ulteriormente l’impatto acustico – specifica l'Enpa Provinciale – ma chiediamo che venga riconosciuto il valore sociale e ambientale del nostro lavoro, invece di penalizzarlo con provvedimenti sproporzionati".
E poi l'affondo finale. "L’ingiustizia subita dall’Enpa di Sondrio - conclude il testo - non riguarda solo i volontari e gli animali ospitati, ma tutta la comunità. Perché un rifugio che chiude o riduce la propria attività significa meno tutela, meno sensibilizzazione, meno solidarietà. La domanda che resta è semplice: vogliamo davvero vivere in un territorio che limita chi si prende cura degli animali e delle persone più fragili, invece di sostenerlo? Per questo chiediamo a tutti di non restare indifferenti".












