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Trento
28 marzo | 06:00

Residenza 'Adige', "I bambini non sono pacchi". Allarme sul trasferimento e il rischio per l’integrazione, maestre preoccupate: “Continuità educativa importante”

Sui trasferimenti dei migranti che si trovato alla residenza "Adige" a Vela la Provincia ha scelto al momento di non dare informazioni. Nei giorni scorsi l'assessore Alberto Pedrotti aveva spiegato: "E' arrivata la voce che la nuova struttura che andrebbe ad ospitare i migranti potrebbe essere il residence Capitol. La Provincia, purtroppo, non ci ha coinvolto ancora una volta nella scelta e attendiamo quindi di avere conferme o smentite”. La vicesindaca Bozzarelli: "Le scelte che vengono fatte devono tenere presente l'interesse della comunità e soprattutto delle famiglie"

Residenza 'Adige', "I bambini non sono pacchi"

TRENTO. Come pacchi da un territorio all'altro, con il rischio che si azzeri il percorso di integrazione avviato. È il rischio che potrebbero trovarsi davanti i bambini migranti che oggi vivono con la propria famiglia alla residenza “Adige” alla Vela.

 

I numeri non sono alti ma comunque rilevanti e riguardano i bambini che frequentano il nido e la materna di Piedicastello. Ma ce ne sono poi anche alla materna della Clarina, alle elementari alla Vela o a Cristo Re. Bambini che hanno già iniziato un proprio percorso di relazione e integrazione e che, da un giorno all'altro, potrebbero cambiare compagni e maestre.

 

E sono proprio quest'ultime che, nei giorni scorsi, hanno espresso preoccupazione, soprattutto per la mancanza di informazioni sul futuro di questi bambini. Nessuno sa dove andranno con le loro famiglie, nessuno sa se potranno continuare a frequentare la stessa scuola o se invece il trasferimento in un altro territorio o circoscrizione avrà altre conseguenze. Il tutto potrebbe avere un impatto negativo sullo sviluppo relazionale dei bambini e sul loro processo di integrazione.

 

Attualmente, alla residenza Adige alla Vela sono accolte circa una settantina di persone, perlopiù donne e bambini. La proprietà della struttura, nei mesi scorsi, ha chiesto in anticipo di rientrare in possesso dello stabile. Per questo, i locali, in un primo momento, dovevano essere lasciati liberi per aprile, ma la Pat ha chiesto e ottenuto una proroga a giugno.

 

Sul trasferimento non sembra essere stata coinvolta l'Amministrazione comunale di Trento, nonostante i servizi a cui si dovrà poi fare riferimento siano quelli del capoluogo. Nelle ultime settimane, fra le voci più insistenti, c'è il residence Capitol. “Al momento non abbiamo alcuna informazione ufficiale, ma è arrivata la voce che la nuova struttura che andrebbe ad ospitare i migranti potrebbe essere il residence Capitol. La Provincia, purtroppo, non ci ha coinvolto ancora una volta nella scelta e attendiamo quindi di avere conferme o smentite” aveva spiegato nei giorni scorsi a Il Dolomiti l'assessore Alberto Pedrotti (QUI L'ARTICOLO). Conferme e smentite che fino ad oggi non sono arrivate.

 

Sono intanto diversi i bambini stranieri che a scuola hanno iniziato dei percorsi di conoscenza relazionale con i loro compagni, rapporti cresciuti nel corso dei mesi anche con le insegnanti, di cui si fidano e a cui si affidano. C'è lo scoglio della lingua, che accompagna le difficoltà di integrazione. Giorno dopo giorno, questi bambini sono stati accompagnati in un percorso di inclusione che rischia di andare disperso se dovessero 

 

“I bambini non sono dei pacchi da spostare a piacimento” sono le parole che arrivano dall'assessora e vicesindaca di Trento, Elisabetta Bozzarelli. “La continuità educativa e didattica è preziosa per ciascun bambino e ciascuna bambina. Sono relazioni fra pari e maestre, e questo è un valore importante” spiega.

 

“Andare a scuola non è semplicemente un riempire un tempo quotidiano – spiega Bozzarelli – ma è un accrescere occasioni di relazione e occasioni di sviluppo di quel bambino, soprattutto dove ci sono fatiche all'origine”.

 

A prescindere dalla questione puntuale di questo trasferimento, continua la vicesindaca, bisogna considerare “il modo con cui queste esperienze nella città possono essere un'occasione per creare legami sani e solidi, che favoriscono una reale integrazione, o possono essere semplicemente meteore che passano e non lasciano nulla nella comunità ospitante e nemmeno a chi ha necessità di un percorso di interazione. Dalla creazione di 'isole' nascono problemi che conosciamo bene. Per questo, alcune scelte che vengono fatte devono tenere presente l'interesse della comunità e delle famiglie”.

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