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Belluno
21 luglio | 16:45

Torna a casa il terzo dei 10 dipinti rubati in città nel 1973, il lavoro diplomatico è iniziato nel 2017: "Vittoria morale, culturale e civile di tutta la collettività"

Il quadro era uno di quelli trafugati nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1973,  si tratta della “Madonna con Bambino” attribuito ad Antonio Solario. Il sindaco Oscar De Pellegrin: "Oltre a essere il risultato di un importante lavoro di squadra, è anche una vittoria morale, culturale e civile di tutta la collettività e un simbolo vivo che vuol dire giustizia, legalità, rispetto per la storia, amore per il bene comune e per la città”

BELLUNO. A oltre 50 anni di distanza e alla vigilia del 150esimo compleanno del Museo civico di Belluno, torna a casa uno dei dieci dipinti trafugati alla città nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1973. “Un momento storico ed emozionante che rappresenta il ritorno di un’opera che appartiene a questa città e al suo museo. Oltre a essere il risultato di un importante lavoro di squadra, è anche una vittoria morale, culturale e civile di tutta la collettività e un simbolo vivo che vuol dire giustizia, legalità, rispetto per la storia, amore per il bene comune e per la città” commenta il sindaco Oscar De Pellegrin.

 

L’opera, riportata in Italia nei mesi scorsi dopo un lavoro di recupero iniziato nel 2017, è il dipinto tempera su tavola “Madonna con Bambino” attribuito ad Antonio Solario, pittore itinerante (detto “lo zingaro”) di scuola veneziana vissuto a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento. È una delle sue prime opere e fu donata alla città di Belluno nel 1872 dal medico bellunese Antonio Giampiccoli: fa quindi parte del primo nucleo di opere che ha dato vita al museo della città.

 

“Poiché il dipinto ha conosciuto un lungo soggiorno in Gran Bretagna - afferma l’assessore alla cultura Raffaele Addamiano - farò riferimento a Shakespeare per celebrare questo momento: se il 25 agosto 1973 fu un incubo per Belluno, oggi è invece un ‘sogno di mezza estate’ divenuto reale grazie all’aiuto di tanti. Ed è una vittoria civica della resilienza rispetto alle difficoltà che ci sono state, ottenuta perché abbiamo interpretato al meglio lo spirito dell’articolo 9 della Costituzione, secondo il quale la Repubblica promuove e tutela la cultura. In modo discreto, lontano da orecchie e occhi curiosi, ma con costanza e perseveranza, abbiamo infatti portato avanti un lavoro iniziato dalle amministrazioni precedenti e azionato canali politici, diplomatici, giudiziari, in sinergia con l’arma dei carabinieri, l’autorità giudiziaria, il Ministero della cultura e le assicurazioni Arte Generali”.

 

La presenza del dipinto, di cui si perse ogni traccia dopo il furto, fu segnalata in una casa d’aste inglese nel 2017 e, grazie all’attività delle autorità e alla mediazione dell’avvocato italo americano Christopher Marinello, il quadro è stato recuperato lo scorso maggio in via stragiudiziale dal reparto operativo carabinieri Tpc (tutela patrimonio culturale) all’ambasciata italiana di Londra. “Belluno è patria di figli affezionati - spiega il colonnello Giuseppe Marseglia, comandante del gruppo Tpc di Monza - perché grazie al contributo di due concittadini siamo riusciti a organizzare l’inizio e la fine dell’indagine: il professor Mauro Lucco, docente e storico dell’arte che ha riconosciuto l’opera sul mercato internazionale, e l’avvocato Marinello, di origini bellunesi, grazie alla cui attività diplomatica abbiamo infine raggiunto il risultato. Abbiamo avuto qualche difficoltà a lavorare con la polizia inglese per la restituzione del maltolto a causa delle diverse culture giuridiche: noi crediamo infatti che il bene culturale sia un bene di civiltà, patrimonio di tutta la popolazione, mentre altri ne vedono più che altro il valore economico e questo pone talvolta dei problemi. Il nostro reparto speciale però, che con oltre 1,7 milioni di file gestisce la più grande banca dati al mondo di opere d’arte illecitamente sottratte, continuerà a cercare anche gli altri beni oggetto del furto del 1973”.

 

All’epoca furono infatti rubati 10 dipinti (dei quali finora ne sono stati recuperati tre), 3 sculture, oltre 70 medaglie e altre matrici di legno per le stampe del Seicento e Settecento. Nel frattempo, il quadro di Solario rimarrà ora in esposizione una settimana, per poi passare al restauro. Secondo quanto riferisce infatti Carlo Cavalli, conservatore del Museo civico di Belluno, “ha sofferto e subito dei danni nel tempo. Ci sono tracce di interventi di restauro successivi al furto - spiega - ma ha comunque subito danni dovuti soprattutto al movimento del legno del supporto, che ha creato fratture trasmesse alla superficie pittorica. Si è così creata una perdita di materiale, ma fortunatamente non in posizioni tali da compromettere la lettura dell’immagine”.

 

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