Tumori, 683 nuovi pazienti in un anno a Belluno: tra gli uomini prevale la prostata, tra le donne la mammella. Si punta molto sulla ricerca, ma serve personale
Due nuovi giovani specializzandi, un ambulatorio a Pieve di Cadore che lavora a pieno ritmo e un’incidenza delle malattie che, fortunatamente, rimane costante nel tempo: è questo il punto del reparto di oncologia di Belluno, dove si è deciso di puntare sulla ricerca

BELLUNO. Due nuovi giovani specializzandi, un ambulatorio a Pieve di Cadore che lavora a pieno ritmo e un’incidenza delle malattie fortunatamente costante nel tempo: è questo il bilancio del reparto di oncologia di Belluno, dove si è deciso di puntare sulla ricerca.
Partiamo dai dati. A Belluno, l’incidenza dei tumori è in linea con il mondo occidentale: tra gli uomini prevale quello alla prostata (con 185 casi per anno, il 23,8%) mentre tra le donne è la mammella a registrare quasi 3 casi su 10 (207 per anno, il 29,4%). Al secondo posto, per entrambi, il tumore al colon retto e ano (rispettivamente 77 e 69 casi per anno) e al terzo la vescica per i maschi e il polmone per le femmine - entrambi, questi, legati all’abitudine del fumo, che danneggia tanto l’apparato respiratorio quanto quello urinario.
Ci sono però dei distinguo in base all’età. “È noto - spiega Fable Zustovich, direttore del Dipartimento - che la patologia oncologica interessa soprattutto gli over 65, ma inizia a comparire dopo i 50 anni. Esistono certamente anche i casi giovanili, ma restano rari e sono di tipologie diverse”. Fino a 49 anni, infatti, nei maschi prevalgono i tumori al testicolo e alla pelle (6 casi per anno) seguiti dalle leucemie, mentre per le femmine in testa rimane la mammella (31 casi per anno), seguita anche qui dal melanoma della pelle (10 casi per anno) e dalla tiroide (6 casi). “Sono chiamati ‘big killers’ - prosegue Zustovich - i tumori a mammella, polmone e colon retto perché costituiscono la grande maggioranza di cause di morte. Oggi, tuttavia, in particolare i casi alla prostata e alla mammella hanno tassi di sopravvivenza buoni perché spesso diagnosticati precocemente. Se invece la diagnosi avviene in fase metastatica restano inguaribili”.
Nel 2024, l’oncologia di Belluno ha trattato 683 nuovi pazienti, compresi quelli che fanno cure complementari (come la chemioterapia), chi è diagnosticato in fase precoce o pazienti con malattia in fase metastatica presi in carico per tutta la vita. Un dato in linea con il recente passato, nonostante la percezione comune sia di un aumento dei tumori. “Questo accade - puntualizza il medico - sia perché aumenta l’incidenza grazie agli screening, che però si traducono in maggiore sopravvivenza, sia perché si vive di più, ma anche perché i pazienti parlano più facilmente della malattia, per cui c’è la sensazione che il fenomeno sia più presente”.
Sono però aumentati i pazienti presi in carico. Dopo alcuni anni di difficoltà per mancanza di personale, compresa la figura di un direttore di reparto, dal 2016 molti pazienti che andavano a curarsi altrove sono infatti rientrati e si è passati da circa 400 l’anno a 700. C’è quindi una ritrovata fiducia nell’utenza. “Inoltre - aggiunge Zustovich - siamo molto impegnati nella ricerca clinica, che ci siamo organizzati per mantenere viva tramite l’assunzione di un data manager e l’attivazione di protocolli con istituti e consorzi di ricerca nazionali e internazionali. Oggi, il reparto di Belluno ha 7 sperimentazioni cliniche attive su patologia mammaria, ginecologica e intestinale, ma in 10 anni ha partecipato a una cinquantina di sperimentazioni, circa la metà delle quali già pubblicata su riviste scientifiche”.
Questo permette all’oncologia bellunese di essere in rete con chi fa ricerca e offre al paziente la possibilità di terapie sperimentali anche se non disponibili direttamente in città. Ciò non toglie, però, la mancanza di personale: attualmente ci sono 4 medici e 12 unità di personale infermieristico, ma l'organico completo richiederebbe 6 oncologi e almeno ulteriori due infermieri. Nel 2025 sono stati comunque acquisiti due medici che stanno terminando la formazione specialistica e che il direttore definisce “estremamente preparati, grazie a una formazione universitaria davvero completa. E il fatto di offrire lo stimolo di fare ricerca è sicuramente un incentivo”.
Infine, da alcuni anni è tornato operativo ogni martedì l’ambulatorio di Pieve di Cadore. “Vediamo circa 25 pazienti, a volte anche di più, e facciamo prime visite, controlli e terapie orali - conclude Zustovich - permettendo loro di non dover venire ogni volta a Belluno. Quando abbiamo ripreso questa attività c’era scetticismo, forse perché un ospedale più grande trasmette sicurezza, ma ora sta avendo molto riscontro”.












