A 53 anni realizza il sogno di una vita. Gabriele Vedova gestirà il rifugio Vederna: "Cambio tutto, il destino mi ha dato una spinta. Non vedo l'ora d'iniziare"
"Ho sempre sperato di riuscire a gestire un mio rifugio, ora quell’occasione è arrivata e non vedo l’ora sia il primo di maggio per aprire" racconta il 53enne veneto. Dal mondo alberghiero alla gestione di un rifugio con prodotti locali, attenzione all’ospite e un’accoglienza attenta alle esigenze dei clienti, valorizzando i prodotti locali. Il rifugio Vederna si trova a val Noana, nel comune di Imer, a quota 1.324 metri. "E' arrivata l'occasione e ho colto la palla al balzo"

IMER. Dalla Valle d'Aosta al Trentino, passando il "suo" Veneto.
Dal primo maggio il rifugio Vederna, situato nella meravigliosa cornice del Primiero, avrà un nuovo gestore: Gabriele Vedova, veneto di nascita ma "globe trotter" per lavoro, a 53 anni ha deciso d'intraprendere una nuova avventura. Dopo un lungo percorso nel mondo alberghiero ha scelto di cambiare. Non solo lavoro, ma anche stile di vita.
Amante della montagna e dell’aria aperta, non vede l'ora di iniziare questa nuova avventura. Il suo sogno si è realizzato grazie anche a una piccola spinta del destino.
"L'anno scorso ho fatto un'escursione in quelle zone - racconta - e ho scoperto che il gestore stava pensando di affidare a qualcun altro il rifugio. Ho lavorato fino al 2024 in un rifugio in Valle d’Aosta durante la stagione estiva e, unendo questa esperienza al solido bagaglio maturato nel settore alberghiero, ho deciso di aprire di dare il via a questa nuova parentesi. Ho preso la palla al balzo. Ci siamo accordati e ho contattato la proprietaria. Ora si comincia".
Il rifugio Vederna si trova a quota 1.324, in val Noana ed è raggiungibile a piedi, ma anche in bicicletta e in auto. La stagione inizierà ufficialmente venerdì primo maggio.
Gabriele Vedova ha iniziato facendo il cameriere e arrivando sino alla direzione. Poi ha cominciato a fare corsi di formazione per addetti al ricevimento.
“Questo lavoro lo sto portando avanti da nove anni e in realtà continuerà ad essere parte della mia vita quando il rifugio sarà chiuso nel periodo invernale - spiega -. Il giorno prima dell'apertura prenderò la macchina, raggiungerò il rifugio e inizierò a preparare i pasti per il primo maggio. Tutto ora è abbastanza veloce e frenetico, ma sto vivendo questo momento con un entusiasmo pazzesco. Sicuramente c’è tanto senso di responsabilità nei confronti della comunità locale. Il rifugio è molto importante per chi vive vicino, è un punto di riferimento importante. Ci sono tante realtà che si aiutano e io voglio contribuire offrendo un ampio ventaglio di prodotti locali e collaborando con tutti quelli che sono legati al territorio. Lo staff è al completo e sono tutti molto giovani: ho cercato collaboratori educati e di buon senso, perché voglio con me persone che lavorano con umiltà, passione, attenzione".
Gabriele e il suo staff puntano a offrire un servizio di qualità alla comunità e a tutte le persone che sceglieranno di salire al Rifugio Vederna.
"Il mio obiettivo è puntare tanto sull’attenzione nei confronti dell'ospite perché ho basato tutta la mia carriera su questo. Voglio che chi venga lì sia contento e soddisfatto, tutto il resto viene di conseguenza. È un cambio di vita sì, peccato siano solamente cinque mesi. Ho sempre desiderato finire la mia carriera gestendo un rifugio: ora ho cinquantatré anni e voglio addentrarmi in questo mondo. Ho bisogno di rapportarmi con gente vera, lontano dalla frenesia di tutti i giorni: per lavoro ha viaggiato anche 40.000 chilometri all’anno in macchina e sapere che per cinque mesi prenderò l’auto solo per andare a valle a fare i rifornimenti, per me è già parecchio. Unire questo alla passione della montagna è un punto d’arrivo che diventa automaticamente un punto di partenza" conclude.
Gabriele raccoglie un’eredità importante: i precedenti gestori hanno svolto un lavoro eccellente. L’obiettivo è mantenere quanto di buono è stato fatto e, se possibile, migliorarlo ulteriormente. L’idea è quella di essere un rifugio semplice e autentico, non un luogo di nicchia, ma un punto di riferimento accessibile a tutti, capace di offrire servizi essenziali: poche proposte, curate e realizzate con materie prime del territorio.












