Al via l'abbattimento di 408 galli forcello e di 77 coturnici alpine in Trentino. ''E' una caccia che non ha alcuna giustificazione se non il divertimento di chi spara''
Dal primo ottobre è cominciata la caccia a questi due uccelli nonostante entrambe siano specie in difficoltà. ''Mentre l’ambiente venatorio parla quasi esclusivamente della caccia ai cinghiali ( bisogna abbatterli perché fanno danni) o agli ungulati (sono troppi e vanno contenuti) quindi i cacciatori salvatori della Patria, in questo caso la caccia ai galliformi non ha alcuna motivazione o scusante verso l’opinione pubblica''

TRENTO. ''E' una caccia che non ha alcuna giustificazione se non quella di sparare per divertimento, chiamiamola passione''. Il presidente della Lipu di Trento Sergio Merz non ha dubbi: la caccia ai galli forcello e alla coturnice alpina ''non ha motivo di esistere'', spiega. ''Dal primo ottobre 2026 in Trentino si potrà sparare a 408 fagiani di monte o gallo forcello, e a ben 77 capi di coturnice alpina, il maggior numero di assegnazioni per quanto riguarda la coturnice degli ultimi 20 anni. Un numero elevato di fagiani di monte, considerando che la specie è in difficoltà rispetto al passato, per molteplici fattori e la caccia sicuramente non aiuta ad invertire la tendenza al regresso. Ancor più grave la concessione di 77 capi di coturnice alpina, specie in difficoltà anche in Trentino e minacciata a livello globale. Inserita nelle spec1( (Species of european conservation concern) che sono quelle a maggior rischio, considerando inoltre che il 26% di tutta la popolazione mondiale nidifica in Italia la nostra responsabilità è elevatissima''.
Molteplici sono i fattori di questo grave declino, prosegue il delegato trentino della Lipu, il continuo aumento della presenza antropica in montagna con un turismo sempre più spinto, la distruzione degli habitat, i cambiamenti climatici, la caccia, e in prospettiva ora anche i cosiddetti sport green che in realtà non lo sono, non fanno ben sperare per la specie. ''Alla luce di tutto questo - continua Merz - appare ancor più grave secondo noi permettere anche solo pochi abbattimenti ad una specie che riesce a sopravvivere a malapena. Invece che tentare di ricostituire una popolazione che possa scongiurare il rischio di estinzione, ad ogni cenno di lieve ripresa, subito si autorizza un aumento degli abbattimenti. Esimi studiosi (Meriggi, Pandini, Sacchi, ecc.) alcuni anni fa affermavano che 'l’impatto della caccia può essere molto sensibile stante la drammatica situazione di riduzione numerica e frazionamento della popolazione'. Mentre l’ambiente venatorio parla quasi esclusivamente della caccia ai cinghiali ( bisogna abbatterli perché fanno danni) o agli ungulati (sono troppi e vanno contenuti) quindi i cacciatori salvatori della Patria, in questo caso la caccia ai galliformi non ha alcuna motivazione o scusante verso l’opinione pubblica. Purtroppo il fagiano di monte è cacciato anche nei due Parchi Naturali, Adamello Brenta e Pale di san Martino con disposizioni diverse a dimostrazione che le aree protette in Trentino lo sono solo sulla carta''.
Insomma la conclusione è una e unica: ''La caccia al fagiano di monte e alla coturnice non ha alcun motivo di esistere - conclude la Lipu - e della loro presenza ne deve godere tutta la comunità''.












