Distruzione del bosco ripariale della Valle Isarco, arriva lo stop del Tar: ''Già abbattuti pioppi centenari e fatti scappare gli aironi cenerini. Ma si può recuperare''
Le operazioni di disbosco sono cominciate un giorno dopo la pubblicazione della delibera della Giunta provinciale sul Bollettino della regione, quindi immediatamente all'inizio del periodo di ricorso di 60 giorni previsto dalla legge. Il Tar ha bloccato tutto, su ricorso di Wwf e Centro per la protezione delle specie di San Giorgio di Brunico perché c'è il rischio che si creasse un fatto compiuto prima dell'esame giudiziario: ''Ulteriori disboscamenti potrebbero distruggere irrimediabilmente le strutture ecologiche rimanenti, come alberi secolari e cavità arboree''.

BRESSANONE. Sono già stati abbattuti circa 15 alberi della foresta ripariale con una circonferenza di tronco fino a 4,5 metri e altre piante di dimensioni inferiori. Il disastro, quindi, in parte è già compiuto con l'abbattimento anche di alcuni pioppi neri di circa 100 anni. Il disbosco, però, è avvenuto un giorno dopo la pubblicazione della delibera della Giunta provinciale sul Bollettino della regione, quindi immediatamente all'inizio del periodo di ricorso di 60 giorni previsto dalla legge.
Dunque il Tar ha immediatamente bloccato le operazioni di taglio in seguito all'immediato ricorso presentato dal Centro per la protezione delle specie di San Giorgio di Brunico e dal Wwf Trentino-Alto Adige/Südtirol. Siamo a Bressanone nell'ultimo grande bosco golenale dell'intera Valle Isarco. Non un posto qualsiasi, spiegava pochi giorni fa a il Wwf Trentino-Alto Adige, ''sulla sommità degli abeti ogni anno nidificavano dalle 9 alle 13 coppie di airone cenerino. Ben 64 le specie di uccelli osservate in quest'area, di cui 29 nidificanti e 7 inserite nella Lista Rossa degli animali in pericolo. Sette specie di chirotteri. Tre specie di rettili che richiedono tutte una protezione rigorosa secondo la normativa comunitaria a causa della loro rarità e rischio di scomparsa''.
''Nel corso degli anni - completava il Wwf - il bosco si era insomma rivelato un ecosistema complesso, con alberi caduti che offrivano microhabitat favorevoli alla vita di funghi, licheni e particolari insetti che vivono e si nutrono di legno morto, nutrimento degli uccelli insettivori, tra i quali il rarissimo picchio rosso minore. E poi c'era il ruolo idrogeologico: la zona industriale a sud di Bressanone è già stata allagata nel 1966, e i tre ettari del bosco ripariale con prato garantivano uno sfogo per l'inondazione, raccogliendo le acque delle alluvioni e fungendo da naturalissimo sfogo per un fiume oggi pesantemente artificializzato. Un bosco simile, entro un contesto pesantemente antropizzato, non solo è un unicum prezioso, ma non è nemmeno facilmente sostituibile".
Venerdì scorso ruspe e boscaioli sono entrati nell'area ed hanno cominciato le procedure di disbosco. ''Già nelle prime ore del mattino del 6 marzo 2026, nella foresta ripariale interessata sono stati abbattuti numerosi alberi ad alto fusto -
spiegano dal Team Auwald Franz Pattis per Iniziativa per una Bressanone vivibile, Petra Steiner per il Centro per la protezione delle specie di San Giorgio/Brunico e Luigi Mariotti del Wwf Trentino-Alto Adige/Südtirol - tra cui pioppi neri di circa 100 anni. Secondo le informazioni fornite dai ricorrenti, sono stati abbattuti circa 15 grandi alberi della foresta ripariale con una circonferenza del tronco fino a 4,5 metri ed altri alberi. Il disboscamento è avvenuto appena un giorno dopo la pubblicazione della delibera della Giunta provinciale sul Bollettino della regione, quindi immediatamente all'inizio del periodo di ricorso di 60 giorni previsto dalla legge. Le associazioni hanno inoltre contestato il fatto che i lavori siano stati eseguiti al di fuori del periodo in cui il taglio degli alberi poteva avvenire secondo la relazione ambientale. Per motivi di protezione dell’avifauna durante il periodo riproduttivo, la normativa prevede che il periodo di abbattimento degli alberi sia esclusivamente dal 1° settembre al 28 febbraio''.
E' scattato quindi il ricorso e il 7 marzo, il Presidente del Tribunale Amministrativo della Sezione Autonoma della Provincia di Bolzano ha emesso un decreto che sospende temporaneamente l'esecutività di diversi provvedimenti relativi alla controversa modifica del piano urbanistico del bosco ripariale nella zona industriale di Bressanone. Inoltre, è stato sospeso in via provvisoria il provvedimento di disboscamento e l'autorizzazione al taglio del 5 marzo 2026. Il Tribunale ha quindi accolto la richiesta di provvedimento d’urgenza, presentata nel ricorso del Centro per la protezione delle specie di San Giorgio di Brunico e del Wwf Trentino-Alto Adige/Südtirol, rappresentati dall'avvocata Ulrike Vent.
Al centro del procedimento vi è una modifica approvata del piano urbanistico e del piano paesaggistico del Comune di Bressanone. Questa riguarda complessivamente 9.294 metri quadrati di bosco con particolare rilevanza paesaggistica e 6.745 metri quadrati di terreno agricolo, che su richiesta della ditta Progress dovrebbero essere riclassificati come zona industriale. ''Il Tribunale Amministrativo - spiegano le associazioni - ha motivato la sospensione provvisoria con il fatto che, dato il rapido avanzamento degli interventi, sussisteva il pericolo che si creasse un fatto compiuto prima dell'esame giudiziario. Ulteriori disboscamenti potrebbero distruggere irrimediabilmente le strutture ecologiche rimanenti, come alberi secolari e cavità arboree''.
Durante i lavori di disboscamento sono stati inoltre spaventati diversi aironi cenerini che si trovavano già nella fase di corteggiamento e riproduzione. Il Tribunale ha ordinato che l'ordine di disboscamento e tutti i lavori ad esso correlati – in particolare il taglio di alberi, i lavori sul terreno e i preparativi per la costruzione – rimangano sospesi fino a ulteriore esame giudiziario. La richiesta di sospensione sarà discussa dalla sezione competente del Tribunale Amministrativo in una seduta a porte chiuse il 7 aprile 2026. Secondo i ricorrenti, nonostante gli abbattimenti già effettuati, il bosco ripariale non è ancora completamente distrutto, ma la sua qualità ecologica è stata notevolmente compromessa. L'obiettivo deve quindi essere la conservazione dell'habitat residuo e il ripristino del sito ripariale. Gli esperti ritengono che misure di rinaturalizzazione siano sostanzialmente possibili.


















