Hohm, leader dei giovani di AfD, ospite a Termeno si scopre democratico: "Anche protestare è legittimo"
Parole misurate per un dirigente che l'intelligence tedesca colloca vicino a reti di estrema destra

TERMENO. A Termeno, nel cuore della Bassa Atesina, il leader dei giovani dell'Afd Jean Pascal Hohm è arrivato ieri come ospite d'onore del raduno provinciale della Junge Süd-Tiroler Freiheit, il movimento giovanile del partito indipendentista fondato da Eva Klotz.
Non è stata una tappa scelta di sua iniziativa: l'invito porta la firma dei vertici giovanili della STF, che con Hohm intrattengono rapporti tutt'altro che occasionali.
Già nell'autunno 2024, infatti, l'esponente Afd era stato ospite di un'assemblea del movimento su invito dell'allora portavoce Melanie Mair.
A tenere insieme le due sponde politiche è una retorica condivisa sull'autodeterminazione su base etnica e culturale, lo stesso terreno su cui la STF costruisce da sempre la propria rivendicazione secessionista del Sudtirolo dall'Italia.
Ed è proprio su questo registro che si sono mosse ieri le parole di Hohm, arrivato a Termeno mentre fuori dalla sala una trentina di sigle antifasciste manifestava sotto lo slogan "Hohm go home".
Il leader dei giovani di AfD ha infatti rivendicato come perfettamente legittimi tanto il diritto di tenere un'assemblea quanto quello di protestarvi contro, presentando lo scontro in atto come la fisiologica dialettica di un sistema democratico che si regge sul confronto tra posizioni diverse per arrivare alle risposte migliori ai problemi delle persone.
Stesse parole utilizzate dal numero uno dell STF, Sven Knoll che ha voluto specificare di non essere stato lui, in prima persona, ad organizzare l'evento.
Insomma, un rappresentante dell'ala giovanile di Afd, che prende il nome di Generation Deutschland, che si è mostrato democratico, aperto, pacato. Moderato e comprensivo.
Hohm ha anche allargato il discorso al senso della sua presenza in Alto Adige, trasformando la provincia in una sorta di modello politico per la causa che rappresenta. Ha descritto il Sudtirolo come un esempio emblematico per il popolo tedesco, un territorio che lotta per la propria identità, la propria cultura e la propria autodeterminazione, e su questa base ha rivendicato ai politici tedeschi il compito di occuparsi di questa terra e della sua gente, definendo la propria trasferta a Termeno come un modo per assolvere a quella responsabilità.
Sono parole che vanno lette però insieme a chi le pronuncia.
Hohm, classe 1997, è alla guida di Generation Deutschland da fine novembre, eletto con oltre il novanta per cento dei consensi, ma il suo curriculum politico affonda le radici in una storia ben più radicale della cornice moderata in cui ieri ha provato a presentarsi.
È stato per anni ai vertici della Junge Alternative in Brandeburgo, l'organizzazione giovanile dell'Afd poi sciolta perché ritenuta di estrema destra dall'intelligence tedesca, e dal 2021 guida la sezione del partito a Cottbus, dove gli stessi apparati di sicurezza interna lo collocano in un'area vicina a reti dell'estrema destra e in parte neonaziste.
Nel 2021 è finito anche sotto inchiesta della polizia dopo aver guidato di persona un corteo non autorizzato in testa al quale aveva collocato un blocco di manifestanti mascherati riconducibile all'universo del Black bloc di estrema destra.
È in questa cornice che va inquadrato l'appello alla responsabilità e al dialogo democratico pronunciato ieri a Termeno, in un evento che ha visto tra i presenti anche i vertici storici della Süd-Tiroler Freiheit, da Sven Knoll a Eva Klotz, e che si è consumato sotto gli occhi di una comunità sudtirolese che negli ultimi giorni ha discusso animatamente dell'opportunità stessa di offrire una sala pubblica a un esponente che il proprio Paese di provenienza guarda con sospetto.
E che ha anche apertamente manifestato fuori dalla porta, sostenendo che "nessuno avrebbe dovuto autorizzare un convegno simile".


















