"I papà vorrebbero fare i papà, ma non ci sono le condizioni": i congedi di paternità aumentano, ma sono troppo brevi e poco pagati
In regione qualcosa si muove, ma si è lontanissimi dalle realtà del nord Europa

BOLZANO. Le novità importanti che riguardano il congedo di paternità sono state introdotte solo a inizio 2026, ma se si guarda ai dati disponbili in questo momento si nota chiaramente che qualcosa, perlomeno in Trentino Alto Adige, si sta muovendo.
Nel 2024 sono stati infatti esattamente 4.703 i padri lavoratori dipendenti del settore privato, residenti in regione, che hanno usufruito del congedo obbligatorio di paternità.
Rispetto agli anni precedenti, il dato assoluto è in leggera diminuzione: nel 2022 se ne erano infatti contati 4.979, mentre nel 2023 erano 4.897. Va tuttavia sottolineato come ciò sia molto probabilmente legato al minor numero di nascite registrate nel 2024 rispetto al biennio precedente.
Negli ultimi anni, il numero di padri che hanno richiesto un congedo parentale è risultato, però, in costante aumento in Trentino -Alto Adige.
Dal 2021 al 2024, la loro quota tra i beneficiari di questa misura è infatti passata da meno del 24% a oltre il 38%.
Il problema è la durata: al momento, le madri hanno una media di 72 giornate di congedo parentale, contro i circa 28 degli uomini.
Come fare per migliorare la situazione? Una buona idea potrebbe essere quella di prendere spunto da modelli di successo in giro per l’Europa.
I casi più celebri riguardano senz’altro i Paesi nordici come Norvegia, Svezia e Islanda, ormai da tempo considerati punti di riferimento in quest’ambito.
Qui, oltre a una generosa compensazione (generalmente 80% o superiore), prevale il principio “Use it or lose it”: non essendo prevista la possibilità di trasferimento alla madre dei giorni riservati al padre, quest’ultimo è portato a richiedere il congedo per non “sprecarlo” e non ridurne quindi la durata totale.
Volendo invece approfondire il caso di un Paese più vicino si può senza dubbio guardare alla Spagna.
In terra iberica, infatti, i padri hanno diritto a 19 settimane di congedo di paternità nel primo anno di vita del bambino, di cui 6 settimane obbligatorie dopo la nascita.
Il tutto, elemento assolutamente da non sottovalutare, al 100% di compensazione salariale. Ciò ha portato nel 2025 ad avere più uomini che donne a richiedere il congedo e a una durata media pressoché identica tra padri e madri.
Come evidenziato dal Presidente IPL Stefano Mellarini e dall'Assessora Rosmarie Pamer, la sfida del futuro risiede nella creazione di una cultura aziendale inclusiva che non penalizzi chi sceglie la famiglia.
Anche Guido Osthoff della Caritas conferma che la volontà degli uomini esiste, ma deve essere supportata da condizioni sociali che trasformino la cura da carico individuale a responsabilità condivisa, garantendo che nessun genitore debba rinunciare alla propria presenza affettiva per timore di ripercussioni professionali.












