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Trento
08 febbraio | 13:45

Medici al lavoro fino a 72 anni per tappare i buchi della sanità? Campolongo: “Una soluzione tampone. Questi medici importanti come tutor per specilizzandi"

“Il ruolo che può avere un medico con esperienza dopo molti anni di appartenenza al sistema  è molto importante. Soprattutto, non tanto nell'ottica di contribuire direttamente all'assistenza, non tanto, quindi, per fare turni notturni o reperibilità, ma come ruolo di tutor per i giovani specializzandi” ha spiegato a il Dolomiti Fulvio Campolongo referente trentino dell'Associazione Nazionale Primari Ospedalieri

Medici al lavoro fino a 72 anni per tappare i buchi della sanità?

TRENTO. Medici al lavoro fino a 72 anni su base volontaria negli ospedali. Si tratta della proroga di una norma già prevista nel decreto milleproroghe dello scorso anno e che ora si vuole portare avanti fino al 31 dicembre 2026.

 

L'obiettivo ambizioso di questo intervento sarebbe quello di arginare in qualche modo la carenza di personale sanitario che ci troviamo davanti in maniera sempre più pesante. Alcuni parlano di “misura necessaria” altri di “un provvedimento tampone” come ci spiega il dottor Fulvio Campolongo referente trentino dell'Associazione Nazionale Primari Ospedalieri.

 

La misura, è bene chiarirlo, riguarda tutti i tipi di medici, anche quelli di medicina generale. Non sembra però aver scaldato più di tanto i cuori.

 

Per capirlo basta guardare i numeri che riguardano anche i medici di famiglia che sono stati forniti dall'assessore Mario Tonina nell'ultimo consiglio provinciale rispondendo ad una domanda d'attualità del consigliere provinciale di Forza Italia Claudio Cia. Tonina ha spiegato che nel ‘23 – ‘25 sono 12 le richieste pervenute ad Asuit , tutte accolte tranne una che è in valutazione. Quest’anno le richieste fino a questo momento sono sei, due accolte, una in valutazione e le altre in itinere.

 

“Il ruolo che può avere un medico con esperienza dopo molti anni di appartenenza al sistema – ha spiegato Campolongo - è molto importante. Soprattutto, non tanto nell'ottica di contribuire direttamente all'assistenza, non tanto, quindi, per fare turni notturni o reperibilità, ma come ruolo di tutor per i giovani specializzandi”.

 

Ad oggi le risorse umane nuove che arrivano all'interno dei reparti in molti casi sono medici specializzandi e quindi ancora in formazione. Il ruolo di tutor diventa quindi fondamentale.

 

Accompagnare questi medici con figura di esperienza diventa importante” spiega ancora il segretario dell'Associazione Nazionale Primari Ospedalieri. "Questo consentirebbe di liberare quanti attualmente sono in servizio ma allo stesso tempo devono garantire attività di tutoraggio che comportino un impegno di tempo e anche di energie non indifferente”.

 

Per Campolongo, visto in questo modo, quello dell'impegno lavorativo fino ai 72 anni potrebbe essere positivo. “La soluzione vera – precisa infine - passa sempre e lo diciamo da anni, attraverso l'attrattività. Questo può esser legato ad aspetti di tipo economico ma anche di valorizzazione e riconoscimento di quello che si fa oltre al clima lavorativo affinché sia positivo”.  

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