Meteo, a luglio poche piogge e fiumi in sofferenza: portate in calo anche del 70%. Lo zero termico è oltre quota 4.300
Dopo il report sul meteo registrato nel mese di luglio, Arpav ha rilasciato il bollettino sulla risorsa idrica e i dati non sono incoraggianti. Diminuiscono le precipitazioni, perlopiù temporali circoscritti, e le portate di fiumi e invasi restano sotto la media

BELLUNO. Se le temperature continuano a rimanere fuori norma, con un luglio tra i più caldi della serie storica di registrazioni (qui i dati), non va meglio sul fronte acqua. Dopo il report sul meteo, Arpav ha infatti rilasciato anche il bollettino sulla risorsa idrica per il mese appena concluso e i dati non sono incoraggianti.
A luglio 2026, in Veneto sono caduti mediamente circa 85 millimetri di precipitazione, contro una media del periodo 1991-2020 di 93 mm (mediana 87 mm). Si è registrato un calo di -9% nelle piogge sul territorio regionale, mentre ben più alto è il deficit da inizio anno idrologico, cioè dal 1 ottobre: qui la percentuale sale infatti a -24%. Molte sono le giornate con precipitazioni a carattere temporalesco: temporali spesso locali, su territori anche molto circoscritti, mentre i periodi più continuativi di pioggia sono più limitati.
A livello di bacino idrografico (per la parte veneta), rispetto alla media 1991-2020 sono state riscontrate alcune condizioni di surplus pluviometrico, ad esempio i bacini del Po segnano +30%, mentre c’è un deficit di -22% sul Piave, -21% su Tagliamento e Livenza, -19% sul Brenta e -12% sull’Adige.
Sul fronte siccità, andando a vedere l’indice SPI (Standardized Precipitation Index - che quantifica il deficit di precipitazione per diverse scale temporali), se da un lato si segnalano condizioni di normalità su gran parte del territorio regionale, dall’altro Belluno fa eccezione, in particolare con l'alto Bellunese interessato da siccità da moderata a estrema e la fascia collinare a confine con la provincia di Treviso in siccità moderata/severa.
Anche ampliando lo sguardo oltre il mese di luglio, tale siccità in gran parte della provincia di Belluno rimane moderata su un periodo di 3 mesi, fino ad avere “un nucleo più circoscritto” di severità lungo un periodo di un anno - a fronte di un’ampia area di normalità sul Veneto centro-meridionale.
Da qui le conseguenze su ghiacciai e fiumi. Mentre le riserve nivali soffrono a causa di temperature che hanno accelerato la fusione della neve residua invernale, dei ghiacciai e il degrado del permafrost in alta quota, senza che ci siano state nuove nevicate, a fine luglio le portate dei maggiori fiumi risultano molto inferiori alle medie storiche (da -50% a -70%). Solo nei corsi d’acqua montani va un po’ meglio, ma rimane comunque una certa criticità (da -30% a -50%).
Vediamo infine i livelli dei principali serbatoi al 31 luglio. Nel Piave i volumi invasati sono risultati in rapido e deciso calo, con un totale pari al 63% di riempimento. Focalizzandoci sul Bellunese, Pieve di Cadore è al 76% di riempimento (12% sotto la media), Santa Croce al 58% di riempimento (23% sotto la media), il Mis al 61% di riempimento (15% sotto la media), mentre sul serbatoio del Corlo (Brenta) il volume invasato è al 65% di riempimento (24% sotto la media).
Intanto, l'ondata di caldo di fine luglio non sembra destinata a placarsi. Basti pensare che nella giornata di mercoledì 5 agosto si sono registrati valori tra i 36° e i 39° su pressoché tutte le stazioni meteo della pianura interna e della pedemontana. In quota, a Punta Rocca – Marmolada, a circa 3.250 metri di altitudine, si sono registrate minime di 7° e massime di 12°, mentre la quota dello zero termico in questi giorni si aggira attorno ai 4.300-4.500 m.
Saranno probabili precipitazioni e temporali, con possibili grandinate, forti raffiche di vento e rovesci. Tuttavia il grande caldo tornerà e secondo Arpav, comunque cauta nelle previsioni sul lungo periodo, potrebbe durare almeno fino a ferragosto.














