"Nord Stream, il processo non è ancora iniziato eppure la pena sì", l'avvocato Canestrini: "Per l'accusato del sabotaggio trattamenti inumani"
L'avvocato roveretano, difensore di fiducia italiano dell'ucraino Serhii Kuznietsov accusato del sabotaggio al gasdotto: "L'autorità giudiziaria italiana è stata ingannata di nuovo, le garanzie date non sono state rispettate"

ROVERETO. "Il processo a carico del militare ucraino non è ancora iniziato. La pena, invece, sì. Inumana".
Le parole sono dell'avvocato roveretano Nicola Canestrini e concludono quello che è un nuovo capitolo nella lunga saga processuale che riguarda l'ucraino Serhii Kuznietsov, incriminato dalle autorità tedesche per il suo presunto coinvolgimento nel sabotaggio dei due gasdotti Nord Stream avvenuto nel settembre 2022.
"Dal novembre 2025, data della consegna dall'Italia alla Germania - spiega il difensore di fiducia italiano del cittadino ucraino - Kuznietsov è ristretto in un regime che le autorità tedesche non chiamano formalmente isolamento, ma che di un isolamento inumano ha ogni caratteristica: 23 ore al giorno in cella, nessun contatto con altri detenuti, nessuna scadenza. Il Procuratore generale federale si oppone a qualsiasi allentamento. L'amministrazione penitenziaria non nega, ma si giustifica con ragioni organizzative, come se i diritti fondamentali fossero una voce di bilancio. A ciò si aggiunge che la misura cautelare è fondata sul solo pericolo di fuga, eppure le comunicazioni del detenuto sono integralmente sorvegliate: non sussistendo, per ammissione della stessa autorità giudiziaria tedesca, alcun pericolo di inquinamento probatorio, la censura di Stato non serve al procedimento. Serve soltanto a rendere la detenzione più dura".
"È la seconda grave violazione - prosegue l'avvocato trentino - che la giustizia tedesca consuma nei confronti di Kuznietsov. La prima è nota: la Germania ha esteso l'accusa a un crimine di guerra mai sottoposto all'autorità giudiziaria italiana, in violazione del principio di specialità che governa ogni consegna europea. La seconda è oggi documentata: a una persona detenuta sulla base di accuse formulate in violazione delle regole della cooperazione giudiziaria vengono negati gli standard che persino la giurisprudenza tedesca riconosce a qualsiasi altro detenuto in attesa di giudizio. La Germania, evidentemente, applica le proprie regole a tutti, tranne che a chi le è stato consegnato in nome di quelle stesse regole".
"Nulla di tutto questo è, purtroppo, una sorpresa. Nel settembre 2025, davanti alla Corte di Appello di Bologna, la difesa aveva prodotto i rapporti ufficiali della Nationale Stelle zur Verhütung von Folter, l'organismo tedesco istituito in adempimento di obblighi internazionali per vigilare sui luoghi di privazione della libertà, sulle condizioni delle carceri tedesche, e specificamente dell'istituto di custodia cautelare in cui Kuznietsov sarebbe stato ristretto: isolamenti prolungati, privi di motivazione, già censurati dalla stessa autorità di controllo tedesca. Aveva chiesto che venissero acquisite informazioni su natura, durata e ragioni del regime detentivo previsto. Le autorità tedesche risposero con una formula: "regime chiuso". Nessuna durata, nessuna ragione, e l'assicurazione che le criticità documentate 'non corrispondevano agli standard locali'. Erano invece esattamente gli standard locali, oggi applicati al consegnato contro il diritto interno, contro il diritto sovranazionale e contro ogni garanzia data. L'autorità giudiziaria italiana si fidò, ritenne sufficienti quelle assicurazioni e dispose la consegna".
La difesa, specifica Canestrini, aveva definito quelle informazioni incomplete e reticenti su punti essenziali. "Non è stata creduta dall'autorità giudiziaria italiana; i fatti, purtroppo, confermano quanto denunciato".
Il mandato di arresto europeo si regge sulla fiducia reciproca tra Stati membri. "La fiducia, però - aggiunge l'avvocato -, non è un atto di fede: si fonda sulla verifica, e la verifica è stata fatta. Le assicurazioni fornite all'Italia non hanno retto alla prova della cella. Chi oggi, in Italia o altrove, dovesse valutare una richiesta di consegna proveniente dalla stessa autorità dispone ora di un precedente concreto su cui misurare l'affidabilità delle sue garanzie"
"Lo Stato di diritto non si dimostra dove è facile, ma dove è difficile: nei procedimenti politicamente più delicati, verso gli imputati che gli sono meno graditi", conclude Nicola Canestrini. "Il principio di specialità e il divieto di trattamenti inumani non sono cortesie: sono la condizione stessa alla quale l'Europa consegna le persone. Chi li sospende nel caso Nord Stream non li sospende per un uomo, ma per il sistema".














