Contenuto sponsorizzato
Trento
14 ottobre | 06:00

Povertà in Trentino: "Uno stipendio non basta più". Quasi 8 mila persone faticano a comprarsi da mangiare. Casagranda: "Il 52% delle famiglie che aiutiamo è italiano"

L'impegno di Trentino Solidale sta andando avanti e negli anni è aumentato. "Nel 2010 aiutavamo 28 famiglie e oggi invece sono diventate circa 2500" spiega il presidente Giorgio Casagranda. L'organizzazione che quest'anno compie 25 anni è molto radicata sul territorio grazie anche ai tanti volontari. "Uno dei problemi che stanno creando maggiori conseguenze è quello abitativo" 

Povertà in Trentino: "Uno stipendio non basta più"

TRENTO. Si lavora ma uno stipendio spesso non basta più per vivere. C'è un affitto da pagare, una famiglia da portare avanti e le bollette che sono in continuo aumento. Sono sempre di più le persone che in Trentino si trovano a fare i conti con la povertà e a non avere i soldi sufficienti per fare la spesa.

 
“Oggi tra le famiglie che aiutiamo gli italiani sono la maggioranza, un tempo non era così” ci spiega Giorgio Casagranda, presidente di Trentino Solidale l'organizzazione che dal 2001 si occupa di contrastare gli sprechi alimentari, cercando di provvedere attraverso attività di raccolta e distribuzione di generi alimentari a chi ne ha bisogno attraverso una importante rete di volontari su tutto il territorio.

 
Che la situazione sia difficile lo confermano anche i dati che sono stati diffusi nei giorni scorsi negli atti conclusivi della Settimana dell'accoglienza. 

 

Nel quinquennio 2021-26 in Trentino il costo della vita è cresciuto quasi del 30%. I costi energetici del 65%, gli affitti quasi del 20%, il carrello della spesa del 30%. A crescere di molto meno sono le retribuzioni e il potere d’acquisto dei trentini che si è ridotto di circa il 10%. Fra i 50 mila e i 60 mila trentini vivono in condizione di rischio povertà (circa il 9% della popolazione). Senza considerare lavoro nero e irregolare che esiste anche in Trentino. 

 

Presidente Giorgio Casagranda, partiamo dai numeri per dare una forma all'impegno che portate avanti in Trentino. Quante sono le persone in povertà che aiutate? 
Oggi diamo da mangiare a 2500 famiglie formate in media da tre componenti. Ma il nostro impegno si concentra anche per tutti i dormitori cittadini che aiutiamo tutto l'anno. Accanto a questo diamo un pasto caldo a diverse congregazioni religiose. E' un impegno che portiamo avanti da sempre ed è in continuo aumento. 

 

Ci sono stati dei cambiamenti? 
Si, tra le famiglie che aiutiamo gli italiani sono diventati la maggioranza: sono il 52%. Quando iniziammo 25 anni fa l'80% delle persone aiutate erano stranieri e solo il 20% italiani. Ora la situazione è cambiata notevolmente. Si stanno aggiungendo molti lavoratori dipendenti che hanno magari da pagare un affitto, le bollette e non riescono ad avere i soldi per comprarsi del mangiare tutto il mese. E' stato un fenomeno che si è visto in prima battuta durante il covid e in seconda battuta di recente con l'aumento delle bollette. 

 

È il segnale che in Trentino si sta impoverendo il ceto medio?
Ci troviamo davanti a delle famiglie che in passato non avevano problemi perché riuscivano ad assorbire i rincari ma oggi sono talmente elevati questi aumenti che si trovano in difficoltà e devono a chiedere il cibo perché non hanno i soldi per fare la spesa.
Nel 2010 aiutavamo 28 famiglie e oggi invece sono diventate circa 2500 per un totale di circa 7500 persone. siete 2500 famiglie (persone 7500).

 

Dopo 25 anni di attività qual è il problema che avete visto crescere e che sta pesando sulla comunità? 
Sicuramente uno dei problemi che stanno creando maggiori conseguenze è quello abitativo. Le persone non riescono ad avere una casa, non riescono a trovare nemmeno un affitto. I costi sono elevatissimi e c'è una crisi che non accenna diminuire. Questo è uno dei principali aspetti che non funzionano nella nostra comunità e che a livello provinciale ci sta cercando di analizzare per capire quali sono i provvedimenti da adottare per dare un aiuto concreto. Questa situazione non sta preoccupando solo l'ente pubblica ma anche le aziende per ci sono grossi contraccolpi anche sulla manodopera. 

 

L'attività portata avanti da Trentino Solidale si è ingrandita nel corso degli anni. Quanto costa portarla avanti? 
L'intera macchina costa 320 mila euro all'anno. Di questo importo, 120 mila euro arrivano da contributi pubblici. Il resto riusciamo a raccoglierlo grazie alla generosità di diverse aziende e dei cittadini. Questo va sottolineato perché l'apporto della comunità trentina è sempre più fondamentale.

 

Raccogliete cibo da oltre 330 negozi. E' una quantità enorme. Negli anni è aumentata la sensibilità? 
Si ma questo è dovuto anche alla legge Gadda nel 2016 e a quella provinciale del 2017 che hanno dato incentivi a chi dona eccedenze. Alcuni supermercati ad oggi non hanno ancora aderito ma le porte sono sempre aperte. 

 

In questi 25 anni ci ci sono state famiglie che ce l'hanno fatta e siete riusciti ad accompagnare fuori da questo pesante stato di povertà? 

Le situazioni sono tantissime. Posso solo dire che quando le famiglie riescono a superare le difficoltà che generano questo tipo di bisogno, spesso ci ringraziano, ricordando il sostegno ricevuto in un momento delicato. Ci dicono “Avevamo bisogno e voi ci avete aiutato”. È un segnale di grande consapevolezza e, soprattutto, di dignità.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 14 ottobre | 07:49
Sul posto Croce Bianca e medico d'urgenza, ma i soccorsi non hanno potuto fare nulla per l'uomo
Cronaca
| 14 ottobre | 06:00
L'impegno di Trentino Solidale sta andando avanti e negli anni è aumentato. "Nel 2010 aiutavamo 28 famiglie e oggi invece sono diventate circa [...]
Politica
| 13 ottobre | 19:46
Uno scontro che ha pochi precedenti, quello che nei giorni scorsi ha contrapposto l’Azienda sanitaria all’assessora all’Istruzione Francesca [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato