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Lorenzo e Riccardo, la coppia gay: "La nostra è una famiglia come tante altre, preoccupati di dare ai nostri figli eguali diritti"

I due genitori che hanno avuto il pieno riconoscimento della paternità dei loro bambini con la storica sentenza di Trento prendono parola per dire: "Al centro l'interesse del nostri figli"

Pubblicato il - 02 marzo 2017 - 10:54

TRENTO. "Innanzitutto vogliamo ringraziare il nostro avvocato Alexander Schuster per averci affiancato in questo percorso e tutte le persone, gli amici e le famiglie (in primis le nostre) che conosciamo e che con noi hanno condiviso questi anni di vita familiare". Queste le prime parole di Riccardo e Lorenzo, la coppia gay trentina che con una storica sentenza ha visto riconosciuta a entrambi la paternità dei loro figli.

 

"Siamo molto soddisfatti dall’esito del ricorso che pone al centro l’interesse primario dei bambini e sancisce il diritto dei nostri figli di vedere riconosciuto anche in Italia il legame genitoriale acquisito nel loro paese di nascita, il Canada. Siamo consapevoli - spiegano - della portata storica di questo riconoscimento e in questo momento sentiamo la responsabilità di testimoniare l’esistenza di famiglie come la nostra, composte da due genitori dello stesso sesso".

 

"Famiglie - sottolineano con forza - che non chiedono altro che di vedere tutelato il diritto dei propri figli al riconoscimento legale dei propri legami parentali, esattamente come tutti i figli in tutte le famiglie".

 

"Il dibattito sulle famiglie omogenitoriali, particolarmente nel nostro paese, verte principalmente sulle modalità, sulle tecniche riproduttive con cui possono essere costituite. Pur nel rispetto di tutte le opinioni che temi sensibili come questo possono sollevare - affermano Lorenzo e Riccardo - noi pensiamo che maggiore attenzione vada riservata al fatto che, una volta esistente, la famiglia omogenitoriale si trova a essere priva di tutele per i figli e i genitori".

 

Spiegano che la mancanza di sicurezza "è ciò che ci ha spinto a intraprendere un percorso legale che, a differenza dell’adozione in casi particolari, potesse garantire ai nostri figli il rapporto pieno e paritetico con entrambi i genitori e le loro famiglie di origine".

 

"I nostri figli sono il frutto di un progetto di famiglia, che ci vede uniti da ventitré anni e di genitorialità condivisa, portato avanti insieme fin dal principio e pienamente sostenuta dalle nostre famiglie. Questa progettualità - dicono i due genitori - è stata pienamente riconosciuta dal diritto canadese, paese di cui i nostri figli sono cittadini, e ora anche in Italia".

 

"Nella vita di tutti i giorni la nostra è una famiglia come tante altre. A Trento i nostri figli di quasi sette anni hanno frequentato l’asilo nido, la scuola materna e ora quella primaria. In questi contesti siamo venuti a contatto con molti insegnanti, genitori e bambini stabilendo relazioni di reciproco arricchimento. Ma siamo anche una famiglia che vive i problemi e la quotidianità di qualunque famiglia con figli, a cui questa sentenza toglie il peso della continua preoccupazione di come garantire a pieno il rapporto con i nostri figli, di come assicurare loro a tutti gli effetti un secondo genitore, al pari dei compagni di classe, di come, insomma, dare loro eguali diritti e, a noi, eguali doveri".

 

"Proprio perché per noi è prioritario garantire la serenità e il normale svolgimento della vita quotidiana dei nostri bambini abbiamo deciso di non rilasciare alcuna intervista ai media che, pur giustamente, cercano di incontrarci. E chiediamo a tutti di rispettare la nostra privacy e quella dei nostri bambini".

 

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