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Punto nascite, Zeni sfida consiglieri e deputati: "Chiediamo nuovo parere a Roma. Se favorevole mi dimetto, se negativo vi dimettete voi"

"Rifiutandosi di accettare la sfida si dimostra che è stato usato questo tema sapendo che le motivazioni addotte erano inconsistenti, che le accuse di dati sbagliati o incompleti alla Provincia erano pretestuose"

Pubblicato il - 27 novembre 2016 - 16:21

TRENTO. "Ho lanciato una proposta secca a chi vuole delegittimare le istituzioni provinciali - scrive Luca Zeni, assessore alla Salute della Provincia di Trento - sono disponibile ad inviare un'ulteriore nota di integrazione della domanda di deroga, sottolineando maggiormente gli elementi che l'opposizione ritiene importanti".

 

"Ma a una condizione - precisa l'assessore - se la risposta del ministero cambierà, mi dimetterò io, riconoscendo di aver sbagliato, ma se non cambierà e sarà ancora una volta negativa a dimettersi saranno quelli che hanno continuato a sostenere che la mancata deroga per l'apertura del Punto nascite di Arco era dovuta ai dati forniti dalla Provincia".

 

Una bella provocazione, una vera e propria sfida che però non è stata raccolta. "Prendo atto che la risposta dei parlamentari Ottobre e Fraccaro e degli altri membri del comitato è stata negativa", osserva Zeni. Le firme in calce al documento che dichiara quanto sopra non ci sono. Non ci sono quelle dei parlamentari ma nemmeno quelle dei consiglieri provinciali che tanto si sono battuti affermando che se il ministero ha rifiutato di derogare l'apertura al Punto nascite di Arco è per colpa dei dati della Provincia. Ma non hanno firmato nemmeno i consiglieri comunali di Arco oppure quelli della Comunità di valle".

 

"Rifiutandosi di firmare il documento che ho proposto si dimostra che hanno usato questo tema sapendo che le motivazioni addotte erano inconsistenti, che le accuse di dati sbagliati o incompleti alla Provincia erano pretestuose - afferma Zeni - i rappresentanti istituzionali che hanno cavalcato il tema non sembrano però disponibili a firmare il documento e a mettersi in gioco".

"Non possiamo che constatare che evidentemente sanno che le argomentazioni addotte sono inconsistenti - continua la nota dell'assessore - ma ora l'auspicio è che la questione sia chiusa, che tutti collaborino per riportare quella serenità che le mamme dell'Alto Garda meritano, collaborando a far capire che il modello di percorso nascita avviato è quello che garantisce al meglio mamma e nascituro".

 

Ma le polemiche non si chiudono, anzi. Manuela Bottamedi dichiara che questa proposta "è a metà tra follia, ricatto, intimidazione, minaccia, apoteosi dell'arroganza". Per la consigliera provinciale il documento presentato ieri sera dall'assessore Zeni alle minoranze che chiedono la riapertura del punto nascite di Arco "lascia esterrefatti e allibiti". 

 

"Conoscendo i protagonisti della vicenda - afferma Bottamedi - viene da pensare che la mente che c'è dietro al documento non sia Zeni bensì Rossi, avvezzo a queste forme di reazione scomposta nei confronti di chiunque si metta di traverso rispetto alla sua linea di governo. Rossi - afferma - è solito chiudere vicende a lui sgradite scrivendo documenti arroganti e perentori. Rossi poi - rincara la dose la consigliera - pur partorendo questi documenti, non li firma mai ma è solito farli firmare da altri, anche per testarne la fedeltà o l'insubordinazione". 

 

Su questo Manuela Bottamedi ha già annunciato un'interrogazione. Ma risponde anche il Comitato Salviamo il Punto nascite di Arco: "Spiace dover rilevare il fatto che a Zeni interessi di più il tema delle dimissioni come effetto dell’eventuale nuovo parere piuttosto che l’attenzione massima e convinta sulla formulazione di una nuova richiesta che possa contenere compiutamente tutti i dati che secondo noi il Comitato nazionale dovrebbe riconsiderare relativamente al nuovo bacino d’utenza e alle reali condizioni di disagio nei collegamenti".

 

Sta di fatto che nessuno accettata la sfida. "Io sono certo della serietà dell'iter compiuto dalla Provincia - assicura l'assessore alla Salute - e sono certo che una eventuale seconda risposta sarebbe ancora negativa perché non ci sono elementi nuovi o diversi rispetto a quando abbiamo proposto la domanda, per cui non ho paura a metterci la faccia fino in fondo - continua Zeni - perché qui in gioco non c'è solo il punto nascita, ma la percezione stessa della credibilità delle istituzioni e del sistema sanitario.

 

 

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