Ristoranti, in Trentino una chiusura al giorno nei primi tre mesi del 2017. "Le associazioni offrono da mangiare per finanziarsi. Questo mette in crisi il settore"
La situazione è stata fotografata dall'Associazione ristoratori del Trentino, presieduta da Marco Fontanari, che riunisce circa 900 attività su un totale di circa 2600.

TRENTO. I continui cambiamenti nei comportamenti dei consumatori e la globalizzazione dei mercati sono i principali colpevoli della grave crisi che sta investendo il settore della ristorazione trentina. Per capire la situazione basta fare qualche numero. Nel primo trimestre del 2017 hanno chiuso i battenti 100 attività ristorative e le aperture sono state, invece, solo 29.
Più di una chiusura al giorno nei primi mesi di quest'anno e ad oggi i segnali di ripresa non sembrano vedersi. La situazione è stata fotografata dall'Associazione ristoratori del Trentino, presieduta da Marco Fontanari, che riunisce circa 900 attività su un totale di circa 2600.
“Ormai abbiamo un mercato – ha spiegato Fontanari – che si è talmente ampliato a seguito delle liberalizzazioni che i consumatori sono sempre i soliti ma con meno capacità di spesa. Non possiamo non nasconderci anche un altro fatto: ormai sembra che si possa mangiare dappertutto. Ogni sabato e domenica ci sono associazioni ed enti che offrono da mangiare per i loro, pur nobili, scopi di beneficenza. Questo fa male alle attività ristorative”.
A farne le spese sono soprattutto i ristoratori che in questi anni hanno promosso la cucina locale selezionando i migliori prodotti alimentari sul mercato, facendo continua ricerca, migliorando l’accoglienza e contribuendo in tal modo ad accreditare in Italia e nel mondo il successo di immagine dell’intero settore. Oggi molti di questi ristoranti, spiegano dall'associazione, hanno già chiuso e altri stanno pensando di gettare la spugna con il rischio per l’intero settore di perdere identità gradualmente.
“Per cercare di cambiare il trend – ha affermato il presidente dell'Associazione ristoratori del Trentino - l'offerta deve tornare ad essere proporzionata alla domanda. La professionalità e tutta una serie di altre cose non sono più un valore ma un must”.
Tra i problemi sollevati anche quelli che riguardano le nuove forme di concorrenza sleale. «La nostra associazione è da sempre presente nel contrastare queste forme di concorrenza sleale e i fenomeni di abusivismo provenienti da falsi agriturismi, circoli privati o feste varie, che non rispettano il principio 'stesso mercato, stesse regole” spiega Fontanari. “Quello che chiediamo a gran voce è chiarezza e condizioni uguali per tutti: non è giusto che noi, ristoratori professionisti, dobbiamo far fronte a obblighi normativi e fiscali a cui gli altri non sottostanno. Dobbiamo anche tener presente che sempre più il cibo sta diventando una commodity, da acquistare (e consumare) dovunque e al minor prezzo, tralasciando qualsiasi investimento sulla tipicità, sulla specificità, sulla qualità, sulla professionalità, sugli assortimenti, che invece dovrebbero essere gli elementi premianti dell’offerta».
L’assemblea ha infine deciso di destinare i fondi raccolti nell’iniziativa “Ristoratori trentini per Amatrice”, circa 28 mila euro, alla nuova zona food in costruzione nel territorio di Amatrice.












