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| 08 mag 2017 | 19:08

Ristoranti, in Trentino una chiusura al giorno nei primi tre mesi del 2017. "Le associazioni offrono da mangiare per finanziarsi. Questo mette in crisi il settore"

La situazione è stata fotografata dall'Associazione ristoratori del Trentino, presieduta da Marco Fontanari, che riunisce circa 900 attività su un totale di circa 2600.

Ristoranti, in Trentino una chiusura al giorno nei primi tre mesi del 2017

TRENTO. I continui cambiamenti nei comportamenti dei consumatori e la globalizzazione dei mercati sono i principali colpevoli della grave crisi che sta investendo il settore della ristorazione trentina. Per capire la situazione basta fare qualche numero. Nel primo trimestre del 2017 hanno chiuso i battenti 100 attività ristorative e le aperture sono state, invece, solo 29.

 

Più di una chiusura al giorno nei primi mesi di quest'anno e ad oggi i segnali di ripresa non sembrano vedersi. La situazione è stata fotografata dall'Associazione ristoratori del Trentino, presieduta da Marco Fontanari, che riunisce circa 900 attività su un totale di circa 2600.

 

“Ormai abbiamo un mercato – ha spiegato Fontanari – che si è talmente ampliato a seguito delle liberalizzazioni che i consumatori sono sempre i soliti ma con meno capacità di spesa. Non possiamo non nasconderci anche un altro fatto: ormai sembra che si possa mangiare dappertutto. Ogni sabato e domenica ci sono associazioni ed enti che offrono da mangiare per i loro, pur nobili, scopi di beneficenza. Questo fa male alle attività ristorative”.

 

A farne le spese sono soprattutto i ristoratori che in questi anni hanno promosso la cucina locale selezionando i migliori prodotti alimentari sul mercato, facendo continua ricerca, migliorando l’accoglienza e contribuendo in tal modo ad accreditare in Italia e nel mondo il successo di immagine dell’intero settore. Oggi molti di questi ristoranti, spiegano dall'associazione, hanno già chiuso e altri stanno pensando di gettare la spugna con il rischio per l’intero settore di perdere identità gradualmente.

 

“Per cercare di cambiare il trend – ha affermato il presidente dell'Associazione ristoratori del Trentino - l'offerta deve tornare ad essere proporzionata alla domanda. La professionalità e tutta una serie di altre cose non sono più un valore ma un must”.

 

Tra i problemi sollevati anche quelli che riguardano le nuove forme di concorrenza sleale. «La nostra associazione è da sempre presente nel contrastare queste forme di concorrenza sleale e i fenomeni di abusivismo provenienti da falsi agriturismi, circoli privati o feste varie, che non rispettano il principio 'stesso mercato, stesse regole” spiega Fontanari. “Quello che chiediamo a gran voce è chiarezza e condizioni uguali per tutti: non è giusto che noi, ristoratori professionisti, dobbiamo far fronte a obblighi normativi e fiscali a cui gli altri non sottostanno. Dobbiamo anche tener presente che sempre più il cibo sta diventando una commodity, da acquistare (e consumare) dovunque e al minor prezzo, tralasciando qualsiasi investimento sulla tipicità, sulla specificità, sulla qualità, sulla professionalità, sugli assortimenti, che invece dovrebbero essere gli elementi premianti dell’offerta».

 

L’assemblea ha infine deciso di destinare i fondi raccolti nell’iniziativa “Ristoratori trentini per Amatrice”, circa 28 mila euro, alla nuova zona food in costruzione nel territorio di Amatrice. 

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