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Bookique, la cultura al plurale si è fatta spazio

Da giovedì a sabato tre giorni pieni di proposte al Caffè Letterario alla Predara. Dalla letteratura della "classe disagiata" all'ironia di un'Italia che si crede la Svizzera ed invece sembra la Colombia. Dal Dream Pop degli Ofeliadorme al pomeriggio dedicato al "riparare" collettivo degli oggetti. Un calendario che sintetizza un progetto che fa delle arti il "centro" e non un "sottofondo" E dove le idee sono praticate

Di Carmine Ragozzino - 01 novembre 2017 - 09:32

TRENTO. Se non ci fosse andrebbe inventata. Ma  per fortuna c’è. Non c’è nulla da inventare. Semmai c’è da promuovere: pubblicizzare al meglio le iniziative e la filosofia che le sostiene. La filosofia dell’apertura.

 

Un’apertura d’orizzonti che si declina dal 2011 continuando ad esplorare e praticare  i territori stimolanti di un rapporto virtuoso- complicato ma non impossibile -  tra commercio e cultura. Anzi  tra commercio – stiamo pur sempre parlando di un  ”Caffè” – e la cultura. Anzi le culture, al plurale.

 

Questo articolo – è bene chiarirlo da  subito – è partigiano. E’ la partigianeria di un non “assiduo” al luogo. Ma è la partigianeria di chi ammira un progetto che è stato, è e probabilmente sarà capace di stupire per alcune caratteristiche infrequenti nel panorama dell’offerta di aggregazione in città: l’alto tasso di qualità e di innovazione delle proposte, la loro continuità, la loro varietà, la teoria e la pratica della non autoreferenzialità.

 

Il posto è la Bookique, “Caffè letterario” che porta  vitalità “anche” al quartiere di San Martino. E’ il posto che invita  ad un ritrovarsi un poco atipico: meno distratto, meno caciarone e probabilmente anche meno alcolico rispetto al  problematico  “altrove” della Trento preserale, serale e poi notturna.

 

“Spazio commerciale con uno spazio culturale e creativo dove si possono consumare eventi letterari, artistici, musicali, socio-culturali, mostre di fotografia e pittura, piccole performance teatrali. Dispone di uno spazio che può essere utilizzato anche da gruppi e associazioni per eventi culturali “. Girovagando in internet si trova, tra le altre, questa definizione della Bookique.

 

E’ una sintesi azzeccata. E’ la sintesi di una missione  - indicata dal Comune proprietario dello stabile al Parco della Predara ai tempi del primo bando di gestione. Una missione confermata da una confermata gestione. La Bookique  ha  fatto di quelle indicazioni un metodo riconoscibile.

 

Le scelte artistiche della Bookique? Abbondanza. Un’abbondanza di curiosità, (per prima quella dei gestori), di competenza e di passione. Quelli della Bookique sono appuntamenti da “piccolo palco. La dimensione  resta confidenziale anche quando  le bacchette non solo rockeggianti  pestano la batteria e le chitarre  si “acutizzano”.

 

Sono spesso scelte inusuali quelle della Bookique: offrono occasioni ai protagonisti del “non mercato, o meglio dell’altro mercato, artistico.

 

Succede spesso – ad esempio -  nei concerti alla Bookique: performance italiane e straniere di singoli e gruppi che hanno molte idee  da far sentire e che trovano un pubblico che vuole sentirle. Pubblico motivato  che si determina in una selezione naturale: meno consona a  chi considera  l’arte né più né meno che un sottofondo al chiacchiericcio e alle bevute. Alla Bookique l’arte è per fortuna al centro.

 

Tutte le arti: musica, prosa che non si mette in posa, poesia, letteratura, grafica e pittura,  performance multimediale ed altro. Un altro che spesso è ospitalità e amplificazione di iniziative altrui: l’associazionismo e il volontariato, specie quando mettono in campo iniziative inedite e originali.

 

Il calendario di questa settimana è un paradigma del “metodo Bookique”.

 

In tre puntate intense e varie si passa, infatti, dalla letteratura di senso e di attualità alla musica che si è conquistata attenzione anche senza i talent, dalla cruda ironia sulle amarezze italiche all’economia solidale in forma di partecipazione fino ad arrivare ad una sorta di disco terapia.  Di tutto e di più. Ma coerentemente al progetto.

 

Si comincia domani, giovedì 2,  nel tardo pomeriggio. Alla Bookique arrriva la “Teoria della classe disagiata” di Raffaele Alberto Ventura. Un autore, un libro, un tema. Anzi il tema dei temi di quest’epoca che va all’indietro e che in nome di un’economia per pochi lascia indietro i tanti. “La classe disagiata è l'avanguardia di un capitalismo in crisi permanente che ci parla con la retorica dell'emancipazione per venderci stili di vita che non possiamo permetterci. Il debito che ci schiaccia non è altro che l'immagine rovesciata delle nostre aspirazioni deluse, l'altissimo costo che paghiamo per continuare a ostentare una ricchezza che non abbiamo". 

 

Da un pessimismo all’altro passano poche ore alla Bookique. La sera di domani, dalle 21, padrona del palco sarà l’ironia cruda e amarissima di Filippo Giardina con il suo “Lo ha già fatto Gesù, Vm18”. Poche parole – ma nel monologo di Giardina saranno tante – valgono  un saggio: L’Italia pena di essere la Svizzera ed invece è la Colombia”. L’universo degli inutili  di ogni età è avvisato. La comicità – questa comicità disillusa – non farà sconti.

 

Venerdì 2 alla Bookique, alle 21.30, c’è Ofeliadorme. C’è il dream-pop, il pop sognante, di un trio bolognese che non si sogna di lesinare energia quando suona. Gruppo italiano di respiro internazionale se è  vero che nel curriculum spicca tra l’altro un tour cinese e un aggancio produttivo con una signora realtà della ricerca di qualità qual è la Real Word  fondata da Peter Gabriel.

 

Ma la Bookique, si diceva,  non è solo palco. E il “Repai Cafè” di sabato, dalle 15 alle 20, ne è l’ennesima, intrigante, dimostrazione. Il “Repair Cafè” si inserisce nella “settima dell’economia solidale” e sarà animato dalle associazioni “Gira la Ruota Kaleidoscopio” e “ Carpe Diem”. Che si fara? Si riparara, in compagnia: vestiti, giocattoli, bici, piccoli elettrodomestici, elettronica. Si riparano le cattive abitudini iper-consumistiche: compro, uso, butto, ricompro, butto. Si fa didattica del risparmio. Collettiva, e dunque divertente.  E probabilmente più proficua dei dibattiti.

 

La tre giorni in Bookique finirà, sempre sabato ma dalle 21.30 in poi, con quella che gli organizzatori hanno battezzato “danza terapia”: Dj Ziza alla consolle. Il resto è ritmo. Ma non  si parla del ritmo hip hop o reggae che chiude la tre giorni.  Si parla del ritmo, felicemente variabile, di una scommessa giocata su due parole: cultura e commercio. Alla Bookique hanno scelto di mettere la prima al servizio della seconda. Sembra facile...

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