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Dimenticatevi dei buoni sentimenti

Domani, venerdì 9, la stagione Altre Tendenze del Centro Santa Chiara offre al Sociale l'incontro con la genialità di Carrozzeria Orfeo che mette in scena "Animali da bar". Sei personaggi notturni, illusi, perdenti che provano nonostante tutto a combattere aggrappati a piccoli e squallidi sogni. Situazioni volutamente trash  scorci di dialogo pungenti, ironici o tragici. Con la voce fuori campo di Alessandro Haber

Pubblicato il - 08 marzo 2018 - 08:07

TRENTO. All’interno della ricca offerta di proposte della rassegna “Altre Tendenze” - promossa dal Centro Servizi Culturali S. Chiara –  domani venerdì 9 marzo sul palco del Teatro “Sociale” di Trento arriva “ANIMALI DA BAR”.

 

 Spettacolo vincitore del Premio Hystrio Twister 2016, è una commedia divertente, ma al tempo stesso feroce e graffiante, ambientata in un bar abitato da personaggi strani: un vecchio malato, misantropo e razzista che si è ritirato a vita privata nel suo appartamento; una donna ucraina dal passato difficile che sta affittando il proprio utero a una coppia italiana; un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet, a casa subisce violenze domestiche dalla moglie; uno zoppo bipolare che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale; uno scrittore alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla grande guerra.

 

  “ANIMALI DA BAR” è il racconto di sei animali notturni, illusi e perdenti, che provano a combattere, nonostante tutto, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, a una speranza che resiste troppo a lungo. Come quelle erbacce infestanti e velenose che crescono e ricrescono senza che si riesca mai ad estirparle. «E se appoggiati al bancone – scrivono gli autori – troviamo gli ultimi brandelli di un occidente rabbioso e vendicativo, fatto di frustrazioni, retorica, falsa morale, psicofarmaci e decadenza, oltre la porta c’è il prepotente arrivo di un “oriente” portatore di saggezze e valori… valori, però, ormai svuotati e consumati del loro senso originario e commercializzati come qualunque altra cosa.

 

 Tutto è venduto, sfruttato e contrattato in “Animali da Bar”. La morte e la vita, come ogni altra merce, si adeguano alle logiche del mercato».   La compagnia Carrozzeria Orfeo arriva per la prima volta in Stagione a Trento con una drammaturgia di Gabriele Di Luca, che ne è anche interprete sul palco insieme a Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino e Paolo Li Volsi. La regia è affidata a Alessandro Tedeschi, Massimiliano Setti e allo stesso Gabriele Di Luca, mentre la voce fuori campo è di Alessandro Haber.

 

  Erika Carretta si è occupata dei costumi, e le luci sono state realizzate da Giovanni Berti. Il nome della compagnia nasce dalla contrapposizione di parole tra loro molto diverse: la concretezza di una carrozzeria e il simbolo dell’arte. Alla base della loro poetica c’è la ricerca di una comunione tra un teatro fisico e una drammaturgia legata a tematiche della contemporaneità basata sull’osservazione della realtà, che esplora diversi territori di scrittura, recitazione e messa in scena.

        Lo spettacolo fa tappa a Trento dopo aver già girato tutta l’Italia, con un grande successo di pubblico e di critica. «Questa visione amenamente “nera” ben riassume lo stile di Carrozzeria Orfeo – ha scritto Magda Poli sul Corriere della Sera -  un gruppo che piace, che è attualmente sulla cresta dell’onda proprio per la sua capacità di ribaltare i buoni sentimenti. Gli attori, con l’aggiunta dell’irresistibile voce fuori campo di Alessandro Haber, sono bravi e senza dubbio efficaci.

 

 “Animali da bar” alterna situazioni volutamente trash, a scorci di dialogo acutamente pungenti, a momenti di sconsolata riflessione esistenziale». Descrivendo l’opera sulle pagine de La Stampa, Masolino D’Amico scrive: «Sceso nei bassifondi come già, tra i grandi, Gorkij e O'Neill, per tacere di Dostojevski, l'autore Gabriele Di Luca, vi porta sarcasmo e bravura nei dialoghi botta e risposta, imprimendo un ritmo sostenuto ai circa 90 minuti filati, impeccabilmente recitati da tutti con menzione particolare per Beatrice Schiros come l'elemento che ha passato le esperienze peggiori ma che è l'unico a non piangersi addosso».

 

 

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