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Venezia75 al giro di boa, tra quotazioni per i Leoni e una rassegna che illustra la storia stessa del cinema

Tanti fotogrammi che scandiscono l’evoluzione stessa del cinema, di come questa forma di comunicazione (artistica) riesca a fermare il tempo e nel contempo rilanciarlo verso il futuro

Di Nereo Pederzolli - 04 settembre 2018 - 19:56

VENEZIA. E’ la magia delle immagini che si concretizza. Senza alcuna spettacolarizzazione, ma stimolando ricordi, non solo cinefili.

 

Tanti fotogrammi che scandiscono l’evoluzione stessa del cinema, di come questa forma di comunicazione (artistica) riesca a fermare il tempo e nel contempo rilanciarlo verso il futuro. Recuperando il suo passato, proponendolo in una ‘location’ altrettanto cinematografica: nei saloni (recuperati) dell’ex Grand Hotel des Bains, a due passi dal palazzo del cinema, in questi giorni preso d’assalto da migliaia di appassionati, per carpire tendenze, per vedere in anteprima i lavori dei registi più blasonati.

 

E’ la poderosa esposizione de Il Cinema in Mostra alla Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia. Un gioco fonetico – mostra in mostra – per fissare l’evoluzione di una rassegna giunta alla sua 75esima edizione e proiettata (è il caso di dire) verso ulteriori traguardi.

 

Ecco allora che tutto quanto ‘è Mostra’ si materializza in una spettacolare esposizione con 1.500 immagini, una miriade di ‘spezzoni’ cinematografici con sequenze tratte da 120 pellicole. Quelle che hanno fatto la storia stessa del cinema.

 

Dal bianconero e riprese stentate di ‘Jekyll e Hyde’ proposto nel lontano 1932, film che di fatto inaugurò la rassegna di Venezia, alle fantascientifiche riprese digitali dell’ultimo vincitore, lo scorso anno, il Leone d’Oro a ‘The Shape of Water’, quello che ha dato forma al benevolo mostro di un film pluripremiato.

 

Esposizione curata da Alberto Barbera, direttore del Settore cinema della biennale, ‘pescando’ anzitutto nel prezioso archivio custodito in laguna. Un riordino per consentire un viaggio nel e per il cinema. Che ha

Esposizione che ha visto impegnata tutta la struttura della Biennale.

 

A partire da Flavia Fossa Margutti, responsabile stampa, già tra le più autorevoli promotrici del Mart di Rovereto. Che è riuscita – con i suoi collaboratori – a condensare in uno spazio espositivo l’iter storico del cinema.

 

Quello che dovette fare i conti con il regime fascista, un certo boicottaggio – anche violento – attuato nei confronti dei registi stranieri, quelli ‘fuori linea’. Poi la Grande Guerra, e le pellicole che segnano la rinascita, fino al ’68, la contestazione e via via  i linguaggi più arditi di un cinema interattivo.

 

Nei saloni si concretizzano miti. Volti e immagini dei divi più osannati, ma anche rare testimonianze storiche – l’arrivo dei gerarchi nazisti, Goebbels in primis – affiancate da fascinose foto di scena sul set di Fellini e dei tanti Maestri del Cinema mondiale.

 

Dunque una mostra che ben s’inserisce in questa edizione che sabato prossimo assegnerà i ‘leoni di Venezia’. A metà rassegna, tra i 21 film in concorso, le quotazioni sono molto altalenanti.

 

Di sicuro primeggia Roma, strepitoso ultimo lavoro di Alfonso Quarn, dedicato al quartiere dove il regista ha vissuto, negli anni ’70 a Città del Messico. Tutto in bianconero, una fotografia magica, per una storia drammatica quanto surreale. Che mette in risalto – le citazioni sono continue, fin dalle immagini iniziali – le cacche dei cani.

 

Proprio così: per sottolineare come gli uomini, protagonisti della storia, siano altrettanto uomini di…merda. Magistrale e assolutamente coinvolgente, con sequenze che richiamano Fellini, Pasolini e gli artefici di quella magica stagione del Neorealismo italiano.

 

In pole position, comunque, anche ‘First man, il rimo uomo sulla luna, anche se impostato forse più per una spettacolarizzazione destinata al grande pubblico piuttosto che mirata alla genialità cinematografica. E ancora, altri in lizza con possibilità di vittoria tra quelli finora proiettati: quotazione per i due film argentini, la Quiete e l’enigmatico Acusada. Forse meno per il divertente lavoro dei fratelli Coen. Stimolante invece il ritratto su Van Gogh del regista-artista Jiulian Schnabel.

 

Senza tralasciare il ‘Tramonto’ dell’ungherese Nemes, sugli episodi che provocarono la Grande Guerra austroungarica. La giuria avrà dunque da sbrigare un gravoso compito.

 

Chissà cosa piacerà al giurato Andrea Pallaoro, il giovanissimo emergente regista trentino doc, cooptato tra i giudici dopo lo strepitoso successo di ‘Hannah’, il suo film, lo scorso anno in concorso – con una Charlotte Rampling da Oscar – e oramai autore abituèe del Lido, visto che aveva esordito già con ‘Medeas’, la sua prima vera fatica cinematografica. Qualche giorno e la curiosità sarà appagata. Sul grande schermo, anzitutto.

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