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Vennero rubati o messi al sicuro? La storia dei 300 quadri degli Uffizi portati dai nazisti in Alto Adige sbarca alle Gallerie. "Una storia dimenticata riportata alla luce"

"Uffizi in Passeier. Chi protegge l'arte in guerra?" è una mostra visitabile nella Gallerie di Piedicastello e organizzata dalla Fondazione Museo Storico e dal MuseoPassiria. Già tenuta a San Leonardo, l'esibizione, voluta e portata a Trento dal direttore del Museo storico Giuseppe Ferrandi, racconta la vicenda dei quasi 300 dipinti degli Uffizi di Firenze "messi al sicuro" dai bombardamenti alleati in Alto Adige

Di Davide Leveghi - 30 giugno 2020 - 17:25

TRENTO. Cosa fare dell'arte durante una guerra? Il quesito non è certo di facile risposta. Se infatti le vite dovrebbero essere il primo bene tutelato – il primo anche ad andare distrutto nel corso dei conflitti, specie di quelli moderni – non meritano forse le opere d'arte, bene dell'umanità intera, di essere protette e messe al sicuro?

 

Il tema è complesso e una mostra sviluppata dalla collaborazione fra Fondazione Museo Storico e il MuseoPassiria cerca di declinarlo in una storia che coinvolge un piccolo Paese altoatesino nell'ambito di una vicenda ben più conosciuta: la messa al sicuro da parte dei soldati tedeschi (o requisizione?), nel corso della Seconda guerra mondiale, di oltre 300 opere d'arte appartenenti agli Uffizi di Firenze.

 

Era il 1944, infatti, quando l'inarrestabile avanzata alleata s'accompagnava al ritiro verso nord delle armate germaniche. L'Italia, spaccata in tre parti, si divideva grosso modo fra il Regno del Sud, liberato dagli anglo-americani, il centro-nord in mano allo Stato fantoccio della Repubblica sociale e i lembi di confine di fatto annessi al Reich, veri e propri territori cuscinetto per cui si immaginava, non senza velleità irredentistiche, la trasformazione in ultimo baluardo della strenua difesa nazista.

 

È in questo contesto, che il capo delle SS in Italia e governatore militare Karl Wolff condurrà in stretto contatto con le autorità di Berlino il trasferimento delle opere d'arte in un luogo sicuro, in quel territorio, la Zona d'operazione delle Prealpi, di cui appunto facevano parte le province di Bolzano, Trento e Belluno. Un trasferimento su cui aleggia un grande punto interrogativo, come accennato precedentemente: quanto infatti questo fu giustificato dall'ansia di tutelare l'arte e quanto invece dalla volontà di rubare i grandi capolavori degli Uffizi?

 

A dare una risposta, si ribadisce nella presentazione della mostra da ora visitabile alle Gallerie di Piedicastello, dovrà essere il visitatore. A dare un'idea delle dinamiche attraverso cui il piccolo paese passirese, noto ai più per aver dato i natali all'eroe tirolese Andreas Hofer, finì per ospitare i capolavori artistici degli Uffizi, è il presidente del MuseumPasseier Albin Pixner. “Tra le opere fiorentine nascoste nel 1944 una parte finì a San Leonardo in Passiria. Vi erano dipinti di Botticelli, Caravaggio, Tiziano, Dürer. Firenze sta per essere liberata, il destino è incerto e diviene necessario tutelarli di fronte ai bombardamenti alleati”.

 

“Per questo si decide di portarli in Alto Adige, dove il Gauleiter Franz Hofer ha una certa autonomia. Con la collaborazione del Kunstschutz (corpo militare specializzato proprio nella requisizione delle opere d'arte, ndA) e del direttore degli Uffizi, 291 dipinti vengono portati dapprima in una villa a 40 chilometri di Firenze e poi in Alto Adige. 37 camion, nell'agosto '44, porteranno così le sculture a Campo Tures, in Val Pusteria, e i quadri a San Leonardo in Passiria, dove rimarranno nelle vecchie carceri”.

 

Perchè? - incalza allora Pixner – qui si apre la domanda, non ancora risolta: le opere d'arte furono messe al sicuro o rubate? Wolff, da parte sua, si rifiutò di portarli in Austria, affermando che non c'erano i mezzi necessari per farlo. Alle richieste del governo di Salò di restituirle immediatamente, i tedeschi risposero di no. Lo stesso Wolff le restituirà agli americani nel maggio 1945. Trasportate in casse di legno, vennero fatte sfilare in un trionfo di folla nel luglio 1945 proprio a Firenze, restituite dagli americani agli Uffizi. Wolff, durante il processo di Norimberga, utilizzerà questa vicenda come polizza assicurativa. E infatti rimarrà solo qualche mese in carcere”.

 

 

Alla presenza delle autorità della Fondazione Museo storico (con il direttore Giuseppe Ferrandi, promotore dell'arrivo della mostra passirese a Trento, e il presidente Giorgio Postal), della città di Trento (presente nelle veci del sindaco l'assessore alla cultura Corrado Bungaro e il presidente della circoscrizione Centro storico-Piedicastello Claudio Geat), della Provincia (presente nelle veci dell'assessore Bisesti il responsabile del Servizio attività culturali della Provincia Claudio Martinelli) e di una delegazione di San Leonardo in Passiria (Pixner, appunto, il sindaco Konrad Pfitscher e la direttrice del Museo Judith Schwarz), la mostra “Uffizi in Passeier. Chi protegge l'arte in guerra?” presentata martedì 30 giugno alle Gallerie non è il primo frutto della collaborazione fra Museo storico e il Museo di Andreas Hofer. Nell'agosto scorso, infatti, con il patrocinio della Provincia, era stato presentato il percorso dedicato al passaggio dell'oste di San Leonardo in Trentino.

 

“La guerra ha sempre una duplice faccia – aggiunge in conclusione la direttrice Judith Schwarz – i tedeschi si presentarono come la forza che difendeva le opere d'arte dai bombardamenti americani, gli americani invece sostenevano d'essere i salvatori contro i ladri tedeschi. In quegli anni si combatté una grande battaglia di propaganda, testimoniata nella mostra. La storia di 'Uffizi in Passeier', non ancora conclusa visto che nel 2019 dalla Germania viene inviato un altro quadro ancora rimasto lì e inviato da un soldato alla moglie, è una storia dimenticata. Alcuni dipinti, infatti, non tornarono mai. Noi vogliamo farla uscire dall'ombra”.

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