"Dalla pandemia alle proteste in Iran, la Rosa Bianca è ancora attuale". La quarta edizione di Ghezzi, a 80 anni dalla morte dei fratelli Scholl e del loro gruppo di resistenza
La storia, nota a tanti e "ancora oggi di estrema attualità", è quella di un gruppo di studenti universitari che si oppose al regime nazista con pericolose azioni clandestine di controinformazione. Attraverso la 'Weisse Rose', l'autore trentino rilegge il presente: "Il simbolo della Rosa bianca è stato strumentalizzato dai no-vax tedeschi. Trovo grandi analogie con quello che sta accadendo in Iran"

TRENTO. "La Rosa bianca è una resistenza allo stato puro ed è ancora più attuale adesso. Trovo molte analogie con le proteste in Iran, ma anche con le dissidenti russe che hanno manifestato contro Putin nei primi mesi dell'invasione dell'Ucraina". Il giornalista e scrittore Paolo Ghezzi, intervistato da il Dolomiti, presenta così la quarta edizione de "La Rosa bianca. La resistenza al nazismo in nome della libertà", ripubblicata a gennaio 2023.
Un 'long seller' apparso per la prima volta nel 1993, con una seconda edizione ristampata nei primi anni del 2000. La storia, nota a tanti e "ancora oggi di estrema attualità", è quella un gruppo di studenti universitari che si oppose al regime nazista con pericolose azioni clandestine di controinformazione.
"Nel giugno 1942 i fratelli Hans e Sophie Scholl - scrive Ghezzi - e i loro amici diffusero un primo volantino che incitava alla resistenza in nome della libertà, della giustizia e della pace in Europa. Ne seguirono altri cinque, fino a quando, tra il 18 e il 22 febbraio 1943, gli Scholl e Christoph Probst furono arrestati e condannati alla ghigliottina. La Gestapo riuscì a prendere anche gli altri del gruppo (Graf, Huber, Schmorell), che subirono la stessa sorte. Gli studenti avevano tra i 21 e i 25 anni".
Attraverso i fatti storici l'autore trentino approfondisce nuovamente alcuni dei personaggi coinvolti, con una rilettura del presente (e arrivando a trarre nuove conclusioni). Tra le figure quella del professor Kurt Huber. "Nella nuova pubblicazione - specifica il giornalista - c'è sicuramente un focus maggiore su Huber, decapitato insieme agli studenti all'età di 49 anni, lasciando moglie e due figli. A differenza dei suoi studenti lui era spinto da motivazioni 'patriottiche': non era un rivoluzionario, ma un cattolico bavarese che vedeva nel nazismo un crimine assoluto, la negazione della libertà per le future generazioni".
La resistenza della Rosa Bianca non è stata riconosciuta per molti anni dalla Germania, "dove nei primi dieci anni dopo la guerra fino al 1952 circa, i suoi membri sono stati considerati dei traditori. Rispetto alla resistenza italiana, qui non si parla di un 'invasore' straniero, ma di tedeschi contro tedeschi".
LA PANDEMIA
I nuovi risultati sono stati rielaborati alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno sconvolto gli equilibri internazionali, sia a livello sociale che politico, come l'emergenza sanitaria dettata dal Covid: "La Rosa Bianca è un simbolo ancora così attuale che è stato strumentalizzato in contesti sbagliati - prosegue Ghezzi -. Durante la pandemia, in Germania è accaduto qualcosa di inaudito. Il governo di Berlino è stato paragonato alla dittatura hitleriana e i dissidenti no-vax si sono paragonati ai resistenti della Weisse Rose, e tra loro c’era perfino un nipote di Sophie Scholl".
L’eroina antinazista è stata più volte evocata dall’estrema destra tedesca "per chiedere la libertà di assembramento ai tempi del Covid - spiega Ghezzi -. 'In nome della gioventù tedesca, chiediamo la restituzione della libertà personale' chiedeva l’ultimo volantino della Rosa Bianca nel febbraio 1943. Ma lì ci si opponeva, rischiando la vita, a Hitler che ti poteva condannare a morte. Non ad Angela Merkel che, come tutti i governi d’Europa, cercava di salvarti la vita dal virus".
LE PROTESTE IN IRAN
Il giornalista trova delle analogie con le manifestazioni dei dissidenti politici, da quelli che si sono posti contro la guerra in Ucraina alle manifestazioni che hanno incendiato l'Iran negli ultimi mesi, dopo la morte della 22enne curda Masha Amini.
"La Rosa Bianca è presente in un contesto come quello dell'Iran - dice -, un regime autoritario che ostenta le uccisioni dei suoi figli più giovani e intelligenti. Vedo forti analogie con quei regimi che sono 'forti' di una grande debolezza, non riuscendo a confrontarsi con chi li contesta e che decidono di impiccare le persone. Il taglio della testa è un atto simbolico: 'Non voglio che tu pensi' è il messaggio". Un fenomeno, quello della Weisse Rose, che risulta ancora oggi "moderno e trasversale".
Il 18 e il 22 febbraio 2023, date che corrispondono all'arresto dei fratelli Scholl e delle prime tre condanne a morte), cade l'80esimo anniversario del fatale febbraio 1943.


















