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Gli allevatori trentini: ''Nel 2018 bilancio positivo ma serve fermare l’avanzata incontrastata del lupo''

Il valore della produzione degli allevatori trentini ha raggiunto i 14 milioni 279 mila euro. Utile superiore a 40 mila euro. Fezzi: “Non vorremmo che le superfici a pascolo dopo la calamità fossero messe a disposizioni di imprese speculative, in possesso dei titoli Politica Agricola Comunitaria ma che nulla hanno a che fare con la zootecnia trentina, a danni degli allevatori trentini”

Pubblicato il - 07 maggio 2019 - 19:35

TRENTO. Un bilancio positivo ma anche la richiesta alla Provincia di un maggiore impegno per ridimensionare i grandi carnivori.

 

La Federazione Provinciale Allevatori ha ospitato l’assemblea annuale dei soci durante la quale è stato approvato all’unanimità il bilancio ed eletti gli amministratori in scadenza. Tra loro il presidente Mauro Fezzi, confermato all’unanimità.

I dati

 

Il valore della produzione ha raggiunto i 14 milioni 279 mila euro. Utile superiore a 40 mila euro. Il patrimonio netto ammonta a 6 milioni 857 mila euro e testimonia la solidità della cooperativa. “Gli allevatori soci della Federazione – spiega il direttore Massimo Gentili - sono 1150 per 24.176 capi bovini, 125 aziende di ovicaprini con 2200 capi, 352 allevamenti di cavalli Haflinger e Noriker con 641 capi in selezione. Le aste del bestiame da riproduzione sono state 6 con oltre 600 capi venduti, in linea con il 2017”.

 

Nel dettaglio

 

Nel 2018 il settore zootecnico nel 2018 non ha registrato importanti variazioni dal punto di vista numerico. Nell’ambito dei bovini da latte è proseguita la tendenza al consolidamento delle aziende di medie e grandi dimensioni con, in alcuni casi, l’inserimento nella gestione di giovani preparati. Per le piccole e piccolissime aziende, si è assistito alla chiusura di qualche unità compensata dall’avvio di nuove iniziative, spesso part-time, rivolte perlopiù alle razze a limitata diffusione, Grigio Alpina e Rendena.

Il numero complessivo del bestiame allevato in provincia è costante e si attesta a oltre 45.500 capi bovini, 47.000 ovicaprini e 2.400 equidi. Dal punto di vista della produzione di latte, la media provinciale per lattazione ha raggiunto i 7.690 kg (+112 kg rispetto al 2017), con percentuale di proteina stabile a 3,44%, valore questo di tutto rispetto ed indice dell’attitudine del latte trentino alla produzione di formaggi tipici. Intensa l’attività di controllo nelle stalle dei soci: poco meno di 8.000 visite aziendali, oltre 194.000 campioni di latte analizzati, più di mezzo milione (522.978) di dati registrati per descrivere e tracciare la vita produttiva delle bovine allevate, il tutto a garanzia della qualità e della sicurezza delle produzioni trentine.

 

La relazione del presidente Fezzi

 

“Nel 2018 chiuso il rapporto ultradecennale del Sait per la carne fresca trentina con tracciabilità certificata. Da qualche settimana abbiamo stipulato un accordo con un soggetto della Gdo – Grande Distribuzione Trentina – ha osservato Fezzi. Sul tema del Marchio Qualità Trentino, abbiamo sollecitato la politica a rivedere il disciplinare per la concessione del marchio per la carne fresca: è indispensabile valorizzare l’origine degli animali e credo che, quelli nati nelle stalle trentine, possano fornire la massima sicurezza al consumatore. Confidiamo che, nel 2019, la Provincia possa rispettare gli impegni assunti misure degli anni precedenti”.

Un auspicio è stato indirizzato alla politica provinciale perché dimostri attenzione “al settore zootecnico, non solo per l’apporto al Pil ma per i servizi generali garantiti alla comunità: pensiamo alla manutenzione paesaggio, territorio, attenzione alle risorse ambientali, contributo alla identità del Trentino”.

Sul problema dei grandi grandi carnivori, Fezzi ha riconosciuto “gli sforzi fatti da questa Giunta, anche ultimi provvedimenti di cattura dell’orso che ha fatto danni nelle Giudicarie. Vorremmo che, il premio, per gli animali possa essere mantenuto e potenziato”.

Infine, “non vorremmo che le superfici a pascolo dopo la calamità fossero messe a disposizioni di imprese speculative, in possesso dei titoli Politica Agricola Comunitaria ma che nulla hanno a che fare con la zootecnia trentina, a danni degli allevatori trentini”.

 

Il clima

 

Il 2018 è stato anche per il Trentino un anno record, ricordato in particolare e purtroppo per la tempesta di fine ottobre. In generale l’anno passato è stato tra i più caldi della storia, in particolare l’autunno, e con precipitazioni superiori alla media per volume e frequenza su quasi tutto il territorio. Ad esclusione dell’alta val di Non, dove l’estate è stata siccitosa, nel resto della provincia la produzione di foraggio ha patito delle continue precipitazioni. Di particolare rilievo, come detto, le giornate di forte maltempo di fine ottobre che hanno provocato danni alle coperture di stalle, di malghe, ed alla viabilità.

Dal punto di vista economico, nel 2018 non si sono registrate particolari variazioni per il comparto rispetto all’anno precedente. Sul fronte latte, la produzione è aumentata raggiungendo il massimo di sempre e avvicinandosi a 1,5 milioni di quintali: Dalle prime indicazioni giunte dal mondo cooperativo, a fronte dell’aumento di produzione, il 2018 ha evidenziato una sostanziale tenuta delle remunerazioni con un prezzo liquidato che si dovrebbe attestare sui livelli dell’anno precedente, tra 0,50 e 0,60 €/kg.

 

Bestiame da vita

 

Il mercato provinciale ha leggermente recuperato sui prezzi del 2017, mentre per vitelli e vacche di fine carriera, dopo un inizio anno discreto, l’ultimo trimestre si è contraddistinto per un momento di particolare pesantezza.

Stabili i dati della commercializzazione bestiame: bestiame da vita (705), vitelli baliotti (6.134 capi), vacche (2.441), e bovini da carne (1.181).

Nel comparto della carne bovina, secondo le statistiche nazionali, sembrerebbe essersi arrestato il calo dei consumi registrato nell’ultimo decennio, causato dal calo del potere di acquisto del consumatore e da una campagna di demonizzazione della carne rossa. In questo scenario l’unica via percorribile dagli ingrassatori per ottenere una remunerazione sufficiente dei capi macellati, è di aderire a filiere certificate.

 

Il lupo

 

Nel 2018 si è registrato l’intensificarsi delle predazioni da grandi carnivori su bestiame d’allevamento, causate dalla presenza di un orso particolarmente dannoso in val del Chiese, ma soprattutto dall’avanzata incontrastata del lupo che ha colonizzato tutto il Trentino orientale. L’assenza di strumenti normativi adeguati per una corretta gestione di quest’ultimo, e la difficoltà di realizzazione e gestione delle opere di prevenzione, rischia di compromettere un’attività come quella di alpeggio che ha avuto, negli ultimi anni, un ruolo importante sia economico, ma soprattutto di presidio del territorio in quota.

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