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In Trentino Alto Adige si rischia il doppio di morire sul lavoro rispetto al resto del Paese. Sono triplicate le vittime in dieci mesi

Il Trentino Alto Adige è al terzo posto in Italia per incidenza della mortalità calcolata sulla popolazione lavorativa. Il segretario della Cgil: "Quello che sta accadendo chiama in causa noi, le imprese, tutto il sistema economico e dei controlli e della formazione sui quale serve sempre maggiore impegno da parte dei tutti”

Pubblicato il - 21 novembre 2019 - 19:20

TRENTO. Sono numeri bassi se raffrontati a quelli delle altre regioni ma fanno comunque tremare i polsi quelli riferiti alle persone che sono morte sul lavoro in questi primi dieci mesi del 2019 in Trentino Alto Adige. Le tragedie sono state tante e spesso vittime sono stati lavoratori che operavano nei boschi dopo la terribile tempesta Vaia.

 

Mentre in Italia le morti sul lavoro diminuiscono, il Trentino Alto Adige fa registrare addirittura un incremento drammatico rispetto allo scorso anno. Gli infortuni mortali della regione sono quasi triplicati, passando dai 9 del 2018 ai 25 del 2019. A rilevarlo è l'Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base dei più recenti dati Inail. Le elaborazioni statistiche relative ai primi nove mesi del 2019 contano 21 vittime in occasione di lavoro e 4 in etinere. Sono due le donne che hanno perso la vita sul lavoro nel 2019. (QUI I DATI)

 

Il Trentino Alto Adige è al terzo posto in Italia per incidenza della mortalità calcolata sulla popolazione lavorativa. Il valore rilevato in regione è "43", cioè quasi due volte quello della media nazionale (24). Ciò significa che il rischio di morire sul lavoro in Trentino Alto Adige è quasi doppio rispetto alla media del Paese.

A livello italiano le vittime sul lavoro hanno comunque segno meno. Diminuiscono, infatti, del 6,5% nei primi nove mesi del 2019 e mostrano un ulteriore decremento rispetto al mese precedente quando la flessione della mortalità era al 4%.

Una notizia ‘positiva’ in una tragedia che comunque rimane, e che rappresenta una delle più grandi emergenze del nostro Paese. In totale, sono stati 780 i decessi: 563 quelli avvenuti a seguito di un infortunio mortale in occasione di lavoro e 217 quelli verificatisi in itinere.

 

L'indagine rileva che la situazione appare più grave soprattutto in Lombardia, che non solo rimane ancorata al primo posto  con 118 vittime ma è anche una delle regioni in cui - in controtendenza rispetto alla media del Paese - si registra un aumento della mortalità (+4%). Nulla a che vedere in ogni caso con l’aumento della mortalità rilevato in Trentino Alto Adige che ha visto purtroppo, come già detto, quasi triplicare i decessi sul lavoro rispetto al 2018.

Ai vertici dell’emergenza, poi, accanto alla Lombardia troviamo l’Emilia Romagna (con 78 vittime), Lazio (77), Veneto (69), Piemonte (67), Campania (59), Sicilia (56), Puglia (49), Toscana (48), Trentino Alto Adige (25), Abruzzo e Marche (23), Calabria (19), Liguria (14), Umbria (13), Sardegna, Basilicata e Friuli Venezia Giulia (12) e Molise (6). Il maggior numero di infortuni mortali verificatisi esclusivamente in occasione di lavoro in Italia viene registrato in Lombardia (86), Lazio (59), Emilia Romagna (53), Piemonte (50), Campania (44), Veneto (40) e Sicilia (38). Seguono Puglia (35), Toscana (31), Trentino Alto Adige (21), Abruzzo e Marche (17), Calabria (14), Basilicata (12), Liguria e Sardegna (11), Friuli Venezia Giulia (10), Umbria (9) e Molise (5).

 

La provincia in cui si conta il maggior numero di infortuni mortali in occasione di lavoro è Roma (40 decessi). Ed è seguita da: Brescia (21), Napoli (19), Milano e Torino (18), Foggia (17) Vicenza (13), Palermo e Firenze (12).

 

A mietere più vittime in occasione di lavoro sono: il settore delle Attività Manifatturiere (88) e quello delle Costruzioni (con 76 decessi). Seguono: Trasporto e Magazzinaggio (65), mentre nel Commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli i morti sono 33. La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro totali è tra i 45 e i 54 anni (271 su 780 vittime). Infine sono 143 gli stranieri deceduti sul lavoro da gennaio a settembre 2019 (il 18%).

 

"Non possiamo rassegnarci a queste morti – ha spiegato il segretario della Cgil Franco Ianeselli – stiamo parlando di vere e proprio tragedie. Quello che sta accadendo chiama in causa noi, le imprese, tutto il sistema economico e dei controlli e della formazione sui quale serve sempre maggiore impegno da parte dei tutti”. 

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