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''La Provincia ha abbandonato Trentino Digitale. E' tutto immobile, nonostante i proclami dell'assessore Spinelli''

I sindacati Fiom, Fim e Uilm all'attacco: "Assunzioni bloccate, così come sono fermi gli avanzamenti di carriera e il riconoscimento di merito. Il presidente Soj ha annunciato che un Piano industriale sarà elaborato da un 'soggetto terzo', ma per ora non si è ancora visto nulla, mentre è certo l’ulteriore costo a carico dei contribuenti trentini"

Di Luca Andreazza - 05 dicembre 2019 - 19:38

TRENTO. E' tutto fermo in Trentino Digitale, l'assemblea dei lavoratori si è espressa in maniera praticamente unanime, solo due voti contrari e un astenuto, per l'apertura dello stato di agitazione a causa del silenzio di piazza Dante sulle sorti della società. 

 

Dopo che la società è stata condannata dal giudice del lavoro per il mancato pagamento dei premi di produzione nel biennio 2015/2016 (QUI ARTICOLO), l'aria ritorna tesa in Trentino Digitale. Il governo provinciale a trazione Lega aveva deciso di accelerare il cambio al vertice, una decisione presa dall'assessore Achille Spinelli in accordo con il presidente Maurizio Fugatti: via Mancuso e altri tre consiglieri in carica, Sonia Rossi, Michele Sartori e Alessia Buratti. 

 

Tra la società di via Gilli, scaturita dalla fusione tra Informatica Trentina e Trentino Network, e la Provincia (primo azionista con l’88,52% del capitale sociale della in-house) in giugno scorso era stato approvato il bilancio del 2018, quindi l'assessore aveva preso carta e penna per integrare l'ordine del giorno: revoca degli amministratori e nomine.

 

La Provincia non aveva accettato la proposta di mediazione dell'allora presidente, il cui mandato triennale sarebbe scaduto a primavera 2020. L'amministrazione aveva cercato un blitz, fallito, per far sottoscrivere ai consiglieri una lettera di dimissioni. Una vicenda che era diventata anche un caso politico, in quanto i consiglieri del Partito democratico avevano interrogato delle mosse dell'assessore: "Un cda capace di traghettare la società fuori dalle paludi nelle quali sembrava affondare, portando la stessa nel 2018 ad essere, ad esempio, il primo ente in Italia per l’efficienza e la tempestività nei pagamenti delle contribuzioni per il settore agricolo, quando solo nel 2017 era l’ultimo". 

 

Una scelta, giudicata delicata, in quanto in ballo ci sono il contenzioso con Deloitte da 1,8 milioni e i guai giudiziari che hanno coinvolto tre ex dirigenti di Trentino Network, Alessandro Zorer, Mario Groff e Alessandro Masera, quest’ultimo dimessosi. "Dopo la presa di distanza di Spinelli dai piani di sviluppo dell'azienda promossi dall'ex presidente - commentano Aura Caraba (Fiom), Luciano Remorini (Fim) e Willy Moser (Uilm) - l'assessore aveva lasciato intendere di avere un piano industriale alternativo".

 

Piani, però, che non ci sarebbero. "Affossata l'esperienza del precedente Cda - proseguono i sindacati - oggi Trentino Digitale si trova nel totale immobilismo e abbandono da parte della Provincia: diversi dipendenti, i quali vantano importanti competenze, hanno iniziato a cercare altre opportunità di impiego. L’effetto è quello di un evidente depauperamento delle professionalità nell’azienda controllata da piazza Dante".

 

Non solo. "Le assunzioni già programmate di dodici giovani laureati, che avevano superato una dura selezione, sono state bloccate - aggiungono Fiom, Fim e Uilm - così come sono fermi gli avanzamenti di carriera e il riconoscimento di merito. Il presidente Soj ha annunciato che un Piano industriale sarà elaborato da un 'soggetto terzo', ma per ora non si è ancora visto nulla, mentre è certo l’ulteriore costo a carico dei contribuenti trentini".

 

Sono troppe le incertezze sulla società. "I lavoratori si domandano - concludono Caraba, Remorini e Moser - quale fine abbiano fatto gli altri Piani di sviluppo dell’azienda, come la relazione Collini oppure le linee guida indicate da Deloitte: nonostante le ripetute richieste, a quanto pare quelle consulenze sono riservate alla lettura di pochi. I dipendenti non accettano più che Trentino Digitale continui a essere strumentalizzata per fini politici e chiedono risposte chiare e concrete alla Provincia per dare una prospettiva di sviluppo all’azienda. Inevitabili le mobilitazioni".

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