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La start up si insedia in Trentino e prende i contributi. Ma al controllo è stata trovata solo una scrivania

La procura della Corte dei conti chiede ora 123.262 euro alla società che si sarebbe rivelata totalmente fantasma. Nei guai una 46enne, legale rappresentante della Mobirev. Tra i requisiti fondamentali per accedere ai finanziamenti trentini c'era proprio quello di stabilire la sede operativa in Trentino 

Di Luca Andreazza - 16 novembre 2019 - 05:01

TRENTO. Una stanza vuota, questo si sono trovati davanti i funzionari del servizio europeo, così come i finanzieri quando hanno fatto visita a una start up lombarda che si era insediata in Trentino. La procura della Corte dei conti chiede ora 123.262 euro alla società che si sarebbe rivelata totalmente fantasma. 

 

Nei guai una 46enne, legale rappresentante della Mobirev. L'iniziativa imprenditoriale sarebbe anche buona, l'idea è quella di realizzare un progetto di sviluppo e commercializzazione di un sistema in grado di consentire i pagamenti elettronici da utilizzare per viaggi turistici e attività connesse, quali prenotazioni alberghiere, acquisto di skipass e altri servizi.

 

Tutto sembra in regola e così la società lombarda sbarca in provincia. La Mobirev apre i battenti in via delle Scuole 24, incassa i soldi. Ma a quanto pare l'iniziativa non è mai decollata. Il castello crolla quando il servizio Europa svolge un primo controllo alla sede aziendale e trovano una scatola vuota all'interno di un contenitore di piccole e medie imprese. Il panorama è desolante: una scrivania e basta. Niente documenti, niente segni di attività lavorativa.

 

Alla richiesta di spiegazioni dei funzionari europei, la risposta è quella di recarsi alla sede di Cernobbio. Da lì partono le indagini e quindi entrano in azione anche le fiamme gialle. Il reale piano dell'azienda era quello di incassare i fondi messi a disposizione dalla Provincia, che da anni investe sulle nuove imprese.

 

La delibera di riferimento è, infatti, quella del novembre 2011, in quel caso veniva lanciato il "Programma Fesr 2007/2013" che sostiene nuove iniziative imprenditoriali attraverso "Seed money", ma tra i requisiti fondamentali per accedere ai finanziamenti c'era proprio quello di stabilire la sede operativa in Trentino. 

 

Detto, fatto e finanziamenti incassati. Poi è arrivato il controllo europeo e quindi la guardia di finanza. La 46enne viene iscritta nel registro degli indagati per truffa e il caso spostato poi a Como per competenza. Ma il dolo non è stato dimostrato e così la sentenza del tribunale a marzo 2018 ha dichiarato di non doversi procedere. Avviso diverso in sede civile per il tribunale di Trento. 

 

E' entrata in gioco anche la Corte dei conti per ipotizzare "plurime false attestazioni", la procura contabile evidenzia, poi, la totale assenza di un'unità operativa in Trentino. Nel frattempo l'azienda è finita in liquidazione, mentre l'ipotesi contestata è quella di danno erariale da 123.262 euro.   

 

Le start up sono sempre attenzionate, in particolare da un nucleo specifico della guardia di finanza, proprio per la capacità attrattiva del nostro territorio da parte di realtà extra-provinciali, proprio per la presenza di fondi e agevolazioni, soprattutto di provenienza europea. 

 

Un caso era stato sollevato a metà maggio da Report che aveva parlato del Progetto Manifattura e delle tante aziende che arrivano qui solamente per usufruire di benefici fiscali (QUI L'ARTICOLO). La trasmissione, in onda su Rai Tre, aveva indagato sulle imprese che decidono di mettere il proprio domicilio fiscale in Trentino per riuscire a usufruire di alcuni benefici, come l'esenzione Irap. Tutto questo distogliendo risorse al territorio ma senza, poi, dare nulla.

 

La giornalista di Report aveva intervistato il presidente di Trentino Sviluppo il 20 marzo e l'inchiesta aveva immediatamente portato l'ente a verificare quante erano effettivamente le aziende presenti in Manifattura. Un controllo che ha tenuto occupati per quasi due giorni i responsabili che hanno nuovamente incontrato la giornalista il 22 marzo per fornire dati esatti.

 

All'interno di Progetto Manifattura sono domiciliate 140 aziende. Di queste 39 hanno un regolare contratto autorizzato per loro e per le loro controllanti; 88 hanno trasferito la sede nell’incubatore nell’ambito di processi di organizzazione accentrata delle attività di Gruppo, in gran parte tra fine 2018 e inizio 2019, dandone comunicazione solo a posteriori. Accanto a questo, però, altre 13 aziende sono praticamente prive di comunicazione e autorizzazione.

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