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Per combattere il caporalato c’è FARm, il progetto targato UniVr “Per una Filiera dell’agricoltura responsabile”

L’obiettivo è quello di progettare un modello di collaborazione virtuoso fra pubblico e privato, nelle  regioni di Veneto, Trentino-Alto Adige e Lombardia, finalizzato alla prevenzione dello sfruttamento lavorativo in agricoltura

Di Tiziano Grottolo - 30 luglio 2019 - 18:12

VERONA. Un progetto per combattere l’odioso fenomeno del caporalato, tema di cui ci siamo più volte occupati QUI, QUI e QUIche affligge anche la nostra provincia.

 

L’idea viene dall’università di Verona, che si è fatta capofila del progetto Farm che si pone l’obiettivo di creare un modello di collaborazione a rete pubblico-privato finalizzato alla prevenzione dello sfruttamento lavorativo in agricoltura.

 

Il progetto è finanziato con fondi europei, circa 3 milioni di euro provenienti dal programma Fami, Asilo migrazione e integrazione, gestito a sua volta dai Ministeri dell’Interno e del Lavoro.

Come dicevamo con questo sistema si punta a valorizzare un modello di rete pubblico e privato nelle tre regioni del Veneto, Trentino-Alto Adige e Lombardia, regioni che in agricoltura hanno sistemi produttivi avanzati e con simili condizioni di sviluppo economico-sociale.

 

“Farm – spiega Laura Calafà Coordinatrice del progetto e docente di Diritto del lavoro – nasce dopo la pubblicazione di articoli sulla stampa locale dedicati allo sfruttamento dei migranti in agricoltura attraverso le cooperative senza terra”.

 

Per due anni, il gruppo di lavoro dell’università di Verona, cercherà di conseguire una serie di obiettivi molto ambiziosi, “Certamente complessi ma socialmente davvero importanti”.

 

Tra questi, si punta a far emergere le diverse situazioni di vulnerabilità attuali e potenziali nei contesti territoriali coinvolti nel progetto, per fare questo si formeranno dei veri e propri presidi mobili chiamati a intercettare la popolazione a rischio di sfruttamento e caporalato fuori e dentro i luoghi di lavoro.

 

Si punterà inoltre al miglioramento dell’efficienza del sistema di intermediazione pubblico e privato del lavoro agricolo e alla valorizzazione di un supporto mirato per le vittime di sfruttamento lavorativo. Mentre la popolazione considerata a rischio sarà agevolata

nell'accesso al mercato del lavoro agricolo in condizioni di legalità. In questa fase sarà determinante il supporto, mediante soluzioni giuridico-organizzative e informatico-tecnologiche, delle Università coinvolte nel progetto, tra queste ci sono anche quelle di Trento e Bolzano.

 

Infine, si spingerà sulla promozione dell’autoregolazione responsabile delle aziende agricole e di una filiera dell’agricoltura responsabile mediante la valorizzazione della Rete del lavoro agricolo di qualità con il supporto di modelli giuridici specifici di commercializzazione incentivata dei prodotti agricoli dei territori coinvolti dal progetto.

 

“L’idea di base del progetto – riprende Calafà – è di portare a sistema diverse linee di intervento mediante la valorizzazione degli strumenti della Responsabilità sociale dell’impresa sui cui è fondato il Piano di azione nazionale impresa e diritti umani 2016-2021, trasformandone gli obiettivi in interventi concreti ed efficaci non solo per l’agricoltura nei territori considerati, ma per l’intero territorio nazionale e in settori produttivi diversi e ulteriori rispetto a quello dell’agricoltura grazie al supporto di una solida rete di supporto al progetto”.

 

I soggetti coinvolti nel progetto sono davvero molti per il Veneto ci sono la Regione, Veneto lavoro, il Comune di Venezia, Cia, Confragicoltura, Coldiretti e Confederazione agricola e agroalimentare del Veneto, la cooperativa Nuovo villaggio di Padova.

 

Mentre per il Trentino-Alto Adige, la provincia autonoma di Trento con l’Agenzia del lavoro e l’associazione La strada-der weg onlus di Bolzano.

 

Per la Lombardia, l’Azienda socio-sanitaria territoriale di Cremona, l’Agenzia metropolitana per la formazione l’orientamento e il lavoro di Milano, l’associazione Lule onlus, il Centro di addestramento professionale agricolo, Capa, di Cremona, la Cassa integrazione malattia e infortuni, Cimi, di Mantova.

 

Ultimo ma non meno importante va citato che per il supporto specialistico si avvale delle collaborazioni delle Università di Trento, Bolzano e la Statale di Milano.

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