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Pienone a Roma per la manifestazione dei sindacati. In tanti partiti dal Trentino: ''Un segnale contro i populisti, ma anche all'Europa''

Anche una folta pattuglia trentina è partita alla volta della Capitale. Le sigle confederali unite a sei anni dall'ultimo appuntamento in piazza San Giovanni. Pallanch: "Rilanciare le contrattazioni degli accordi contrattuali". Alotti: "Fondamentale contrasto alla povertà, ma servono azioni vere". Ianeselli: "In Trentino meritiamo di più di diventare la copia degli errori romani"

Di Luca Andreazza - 09 febbraio 2019 - 12:41

TRENTO. Strade piene, pienissime, in tantissimi hanno risposto presente alla manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil a Roma. Una mobilitazione con lo slogan "Futuro al lavoro" per sostenere e promuovere proposte di crescita, sviluppo, lavoro, pensioni e fisco. La richiesta al governo gialloverde è quello di aprire un confronto.

 

Le parti sociali bocciano le manovre di Lega e Movimento 5 stelle, considerate poco lungimiranti e recessive. Azioni che non affrontano i nodi della crisi, ma semplicemente agiscono sul momento per semplice tornaconto elettorale. Intanto la recessione economica è alle porte, la produzione industriale fatica, le infrastrutture sono bloccate e lo spread sale. 

A sei anni dall'ultimo appuntamento unitario in piazza San Giovanni, i sindacati confederali si ricompattano. Anche una folta delegazione di trentini è scesa nella Capitale per riportare al centro della discussione il tema del lavoro: la legge di bilancio lascia molte, troppe, questioni irrisolte e serve un piano di sviluppo.

 

"Serve un confronto - commenta Giuseppe Pallanch della Cisl Fp - la legge finanziaria è passata con la fiducia all'ultimo minuto disponibile, senza nessun approfondimento e discussione di deputati e senatori. Ovvio che siamo delusi, ma soprattutto preoccupati per i provvedimenti economici e sociali a livello nazionale. Questa situazione si riflette però anche in Provincia: la nostra autonomia rischia di perdere senso, siamo sempre più centralizzati, come si è visto nel caso del Reddito di cittadinanza. Siamo qui per chiedere dignità del lavoro, rilanciare i piani per i giovani e far ripartire le contrattazioni degli accordi".

Provvedimenti che non entusiasmano la Cgil. "Ci sono manifestazioni fatte perché si deve ma con stanchezza - spiega Franco Ianeselli - ci sono poi quelle dove si respira energia, come questa. Un corteo di responsabilità per il Paese. Siamo nuovamente in recessione, anche a causa dell'incapacità di chi governa: puntano a restare in sella e diffondono paure e alimentano odio, partono dai diversi e dagli stranieri".

 

Lavoro e investimenti, queste le richieste dei sindacati. "Chiediamo investimenti per creare sviluppo e lavoro. La rivoluzione tecnologica e il cambiamento climatico - continua Ianeselli - sono il contesto in cui ci muoviamo. Ai lavoratori e alle imprese servono investimenti in sapere e conoscenza. Serve più Europa e non certo nuovi muri e nuove chiusure. Alla giunta Fugatti chiediamo di non limitarsi a replicare gli errori del governo nazionale. Il Trentino non deve diventare una copia carbone di quanto deciso a Roma. Non è la nostra storia. Meritiamo di più". 

Più lavoro, più giustizia sociale, più diritti per tutti. Queste le richieste dei sindacati scesi a Roma. "E' fondamentale il contrasto alla povertà - afferma Walter Alotti della Uil - ma per sconfiggerla non bastano le risorse 'virtuali' a deficit, pagate poi con tasse dirette come l'aumento dell'Iva. Servono investimenti, perché il lavoro non si crea con un decreto legge. Qui una grande partecipazione di lavoratori, pensionati e cittadini, un grande successo contro i populismi e un segnale anche all'Europa e per l'Europa, che deve diventare regista di un nuovo modello di sviluppo, che valga per tutti".

 

I sindacati usciti delusi dall'approvazione dell'emendamento sui dieci anni di residenza in Italia per accedere alla quota A dell'Assegno unico, considerato un atto grave e discriminatorio, che va oltre la legislazione europea e la Costituzione, che sceglie deliberatamente di dividere tra poveri. "Evidentemente - concludono i sindacati - per riduzione della povertà si intende questo: non vedere da un giorno all'altro una fetta di persone povere a cui dare sostegno".

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