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Agricoltura, i sindacati: ''Servono tamponi per tutti i lavoratori che arrivano dall’estero, non accettiamo scorciatoie: la Pat guardi a Bolzano''

La soluzione, per i sindacati, è quella che in adozione a Bolzano. Tutti i raccoglitori provieniti da oltre confine verranno sottoposti a tampone a spese delle imprese che li assumono e poi verrà organizzata una quarantena attiva con gruppi di quattro lavoratori. Cgil, Cisl e Uil: "La Lega propone la quarantena attiva: significa far lavorare tra loro gli stranieri, senza controllare se abbiano contratto il coronavirus"

Di L.A. - 06 agosto 2020 - 12:45

TRENTO. Tamponi a tutti. Questa la richiesta dei sindacati per quanto riguarda il settore dell'agricoltura. "L'emergenza sanitaria - commentano Maurizio Zabbeni (Flai Cgil), Fulvio Bastiani (Fai Cisl) e Fulvio Giaimo (Uila Uil) - non può diventare un pretesto per spostare l'attenzione, derogare sulla cautela o introdurre formule che riducono i diritti dei lavoratori. Non sono i voucher a risolvere il problema di manodopera".

 

Nelle ultime settimane in diverse Nazioni c'è stata una crescita dei contagi, come in Romania. Il ministro Roberto Speranza ha inserito questo Paese nella lista di quelli a rischio con tutte le criticità del caso per quanto riguarda il settore agricolo con il periodo di raccolta ormai alle porte (Qui articolo).

 

"L'unica strada - aggiungono Zabbeni, Bastiani e Giaimo - per far arrivare i lavoratori stranieri in sicurezza è quella di sottoporli a tamponeNon siamo disposti ad accettare scorciatoie o leggerezze. E' grave che l’assessora Giulia Zanotelli si pieghi alle richieste delle associazioni datoriali sconfessando di fatto i protocolli firmati insieme sull’incontro tra domanda e offerta, sulla legalità o quelli sulla salute e sicurezza".

 

La soluzione, per i sindacati, è quella in adozione a Bolzano. Tutti i raccoglitori provenienti da oltre confine verranno sottoposti a tampone a spese delle imprese che li assumono e poi verrà organizzata una quarantena attiva con gruppi di quattro lavoratori.

 

“L’Alto Adige - evidenziano i sindacati - costruisce soluzioni a vantaggio di chi lavora e delle imprese, in Trentino l’assessora cerca di compiacere le associazioni datoriali e sollecita la ministra Teresa Bellanova per reintrodurre i voucher. La questione però è diversa: sembra che qui si stiano cercando solo delle scorciatoie per avere subito i lavoratori stranieri e far lavorare gli italiani, per lo più disoccupati, cassintegrati e giovani studenti, solo con uno strumento iniquo. In questo modo non si può risolvere il problema della carenza di manodopera".

 

L'iniziativa di attendere un intervento da Roma è stata duramente criticata nei giorni scorsi, soprattutto dal Patt: "La Giunta leghista perde per l'ennesima volta l'occasione per dimostrarsi almeno un minimo autonomista. L'assessora una scelta politica l'ha fatta e anche chiara: scaricare le responsabilità sulla ministra Bellanova, affermando che si è in attesa che il governo faccia qualcosa. Probabilmente questa mossa servirà al capitano Salvini per racimolare qualche consenso, ma se questo è il concetto di autonomia della Lega, proprio non ci siamo" (Qui articolo). A Bolzano si è scelto diversamente: il presidente Kompatscher nei giorni scorsi, infatti, ha firmato una ordinanza, dopo il confronto con le categorie, per regolamentare queste particolari situazioni (Qui articolo).

 

"E' grave - dicono Zabbeni, Bastiani e Giaimo - che la Provincia abbia rinunciato a trovare insieme una soluzione e si schieri a favore di forme contrattuali meno tutelanti per i lavoratori. Ancora più grave è la leggerezza con cui si tratta il tema sanitario: per superare la quarantena imposta dal Ministero della Salute per chi arriva dai paesi a rischio Covid-19, la Lega propone la quarantena attiva: significa far lavorare tra loro gli stranieri, senza controllare se abbiano contratto il coronavirus. L’unica strada per garantire la sicurezza è quella di eseguire i tamponi per tutti".

 

Le parti sociali puntano il dito anche contro le imprese. "Il lavoro in agricoltura va reso appetibile - continuano - si deve investire in formazione, qualificazione e salari adeguati. Invece le nostre aziende preferiscono fare scelte al ribasso e il prezzo viene pagato dai lavoratori. Quello della flessibilità è solo un falso problema: il contratto agricolo già oggi riconosce massima flessibilità a chi assume. Vanno, invece, incentivati contratti innovativi come quello di rete che favoriscono anche l’emersione del lavoro grigio e sono un utile strumento di contrasto alla sfruttamento. Tutto questo è previsto nei protocolli che abbiamo firmato: provvedimento e che a questo punto assessora e imprese sconfessano. E' inaccettabile".

 

In questo senso le organizzazioni sindacali ricordano di aver già predisposto la lettera formale per l’avvio all’Inps provinciale della sezione territoriale della rete del lavoro agricolo di qualità prevista dalla legge contro il caporalato. "Ci attendiamo una risposta coerente delle associazioni datoriali per dare avvio concreto e immediato alla sezione. E’ quello, infatti, l’ambito in cui si possono affrontare in modo costruttivo temi quali l’incontro tra domanda e offerta e il fabbisogno di manodopera straniera, anche risolvendo nodi cruciali quali trasporto e alloggi", concludono Zabbeni, Bastiani e Giaimo.

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